LE FIABE NON RACCONTANO FAVOLE
C'era una volta la fiaba in una mentalità lontana ... Se per favole si intende un inganno o una racconto immaginario per intrattenere i bambini, allora rischiamo di perdere di vista il vero origine delle fiabe che, come già detto altrove, era il linguaggio arcaico con cui si trasmettevano delle verità in maniera semplice, con immagini, come nel mondo onirico, attraverso il libro della natura e della vita. Dunque la fiaba non racconta una storia ma racconta esperienze, tratti di vita, emozioni e sentimenti, traumi e delusioni, la fiaba è un ricamo della psiche umana, è un puzzle di tutti i nostri comportamenti. Dobbiamo fare una piccola distinzione tra significato e senso. Il significato è razionale, lo si acquista con un percorso analitico, quindi la fiaba non è battuta su questo sentiero intellettuale, la fiaba invece è costruita sul senso che viene colto dal cuore non dalla testa, è immediato all'istinto ecco perchè il bambino, anche se razionalmente non ci arriva a cogliere il significato, capisce il senso, il cuore arriva prima della testa, non importa se il bambino non sa spiegare o spiegarsi, a lui basta il senso non il significato. L'adulto invece credendo di essere cresciuto intellettualmente rifiuta il significato della fiaba, lo ritiene puerile, insensato se non assurdo. Per un bambino non è assurdo che un serpenti parli e un drago voli. Finchè l'adulto non apre il suo cuore (diventare bambini come diceva quel mito di Gesù) non riuscirà a comprendere il senso della fiaba (entrare nel regno celeste).
SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI (presenti nel presente, qui ed ora), NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI (la consapevolezza) - Gesù di Nazareth -
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domenica 10 febbraio 2019
sabato 9 febbraio 2019
IL SIMBOLO DELLA MELA
LA MELA
Sfatiamo subito una falsa leggenda metropolitana: Il frutto proibito di cui Eva prese nel giardino dell'Eden non era una mela (la Bibbia non ne parla affatto, era l'albero della conoscenza del bene e del male) quindi tanto meno era simbolo del sesso proibito. La mela più famosa è quella del pomo della discordia attraverso cui Paride avrebbe scelto la dea più bella in cambio dell'amore. Paride scelse però come vincitrice Afrodite, che gli aveva promesso l'amore di Elena. La mela è un dono divino, simbolo della perfezione (ispirato dalla sua forma rotondeggiante) e della bellezza. Nella mitologia celtica, l'isola divina di Avalon prende il nome dalla mela. La mela, per gli slavi simboleggia la prosperità. In Cina, la mela è associata alla tranquillità. Le mele sono, anche, associate alla gioventù eterna e all'immortalità. Le mele d'oro delle Esperidi, davano l’eterna giovinezza; una capacità simile fu attribuita alle mele custodite dalla dea scandinava Iduna. Ringiovanire, è il significato della mela nel folklore russo. Essa è, anche, l'immagine del mondo (il nome del potere, un attributo della sovranità, "maestosa mela"). Ecco perché a New York è attribuito il nome: “La grande mela”. Non per caso però quando si vuole uccidere qualcuno col piacere vi si nasconde dentro del veleno, ecco la mela mortale per eccellenza: quella data a Biancaneve dalla Strega
Sfatiamo subito una falsa leggenda metropolitana: Il frutto proibito di cui Eva prese nel giardino dell'Eden non era una mela (la Bibbia non ne parla affatto, era l'albero della conoscenza del bene e del male) quindi tanto meno era simbolo del sesso proibito. La mela più famosa è quella del pomo della discordia attraverso cui Paride avrebbe scelto la dea più bella in cambio dell'amore. Paride scelse però come vincitrice Afrodite, che gli aveva promesso l'amore di Elena. La mela è un dono divino, simbolo della perfezione (ispirato dalla sua forma rotondeggiante) e della bellezza. Nella mitologia celtica, l'isola divina di Avalon prende il nome dalla mela. La mela, per gli slavi simboleggia la prosperità. In Cina, la mela è associata alla tranquillità. Le mele sono, anche, associate alla gioventù eterna e all'immortalità. Le mele d'oro delle Esperidi, davano l’eterna giovinezza; una capacità simile fu attribuita alle mele custodite dalla dea scandinava Iduna. Ringiovanire, è il significato della mela nel folklore russo. Essa è, anche, l'immagine del mondo (il nome del potere, un attributo della sovranità, "maestosa mela"). Ecco perché a New York è attribuito il nome: “La grande mela”. Non per caso però quando si vuole uccidere qualcuno col piacere vi si nasconde dentro del veleno, ecco la mela mortale per eccellenza: quella data a Biancaneve dalla Strega
mercoledì 30 gennaio 2019
L'ira degli Dei e l'Ira Umana
Nel nostro film, fate attenzione e badata bene, a smuovere le coscienze, a creare le alternative, a scuotere i torpori, ad incitare la rivolta collettiva per rimediare i guai e provvedere alle ingiustizie, non sarebbe nè il senso morale e tanto meno il senso del dovere, bensì la Rabbia. Quando siamo arrabbiati siamo più sensibili rispetto ai torti che ci vengono fatti, basterebbe non diventarne ciechi, far agire la rabbia insieme ad un altra emozione che la renda anche sensibile e non cieca alla ragione e questa Rabbia diventerebbe una fonte di energia e di cambiamento fantastico.
Nel film invece c'è un particolare preziosissimo: Intanto, nel Quartier Generale, Rabbia, in un tentativo di mettere fine all'infelicità di Riley, insinua nella sua mente l'Idea (rappresentata da una lampadina) di fuggire di casa in direzione del Minnesota. Ciò porta al crollo dell'ultima Isola della Personalità, la Famiglia, e la consolle si spegne, rendendo Riley del tutto priva di emotività.
Ricordate anche nel film come nella mente del padre di Riley a governare il suo controllo non sia la gioia e tanto meno la tristezza: l’emozione principale nel Quartier Generale del papà è invece Rabbia, nella sua versione più stemperata di borbottii paterni, che pur scomodo si accende per attimi come un fiammifero, ma non causa del male a nessuno, ma sono i suoi sfoghi che mettono in moto tutto l'andamento famigliare, facendolo diventare persino un brontolone impacciato quasi tenero. Senza Rabbia che spacca le barriere e fa rientrare Gioia e Tristezza, non sarebbe stato possibile per le protagoniste riprendere il controllo della console e della vita di Riley.
PERCHÉ ABBIAMO DEMONIZZATA LA RABBIA?
Una delle emozioni chiavi nello svolgimento del film a buon fine è proprio la rabbia. E' una delle più importanti valvole di sfogo che ha la nostra psiche, è il salvavita elettrico del nostro sistema nervoso, ma (ahimè ahimè) è stata demonizzata da una mentalità religiosa che tende a sottomettere le persone alla passività e l'obbedienza remissiva e cieca, nonchè da una prassi sociale politica che punisce la violenza mentre la rabbia viene elencata sotto questa dicitura come punibile e da controllare. Ma in realtà la rabbia dovrebbe essere educata sia dalla religione come una potenzialità di sfogo, ricordate il buon Gesù che in preda ad un attacco di Ira scaccia via dal tempio i mercanti che hanno fatto della casa di Dio un commercio spirituale, e sia dalla politica come un mezzo di protesta civile. Ciò che rende la Rabbia negativa è proprio il suo divieto, perchè questo la fa diventare davvero violenta ed incontrollabile (scoppia ormai il più delle volte quando non ce la fa più), il che non lo sarebbe se viene incanalata come una potenza, una forza, una grinta pacifica e regolare, allora non diventerebbe nè violenta nè negativa e tanto meno distruttiva, l'esempio di Gesù che non picchia le persone ma distrugge i loro banchi di merce illegale ne è l'emblema. Ci hanno solo insegnato a nascondere la rabbia, a trattenerla, a reprimerla ed è proprio questa prassi che la rende negativa, violenta e alla fine quando si manifesta distruttiva. Dunque, non voglio dare licenza di agire o permissivismo a chi ormai manifesta con la sua rabbia la cattiveria, questa ormai è una tendenza malata, ma ridare una dimensione lecita e persino salutare ad alcuni momenti in cui la rabbia potrebbe manifestarsi in maniera innocua e saggia.
domenica 20 gennaio 2019
e io ... Volo !!!
Quando ero bambino adoravo farmi degli aquiloni con i fogli dei quaderni di scuola... mi facevano volare più di quello che a scuola mi facevano scrive su quei fogli... poi il mito di Superman divento la mia ombra, adoravo l'umiltà di Clark Kent, il suo desiderio di normalità, di non apparire, di nascondersi, di fare del bene, di essere Uomo, era un eroe solitario, orfano, esiliato. Gli altri supereroi dovevano mettersi qualcosa addosso per rendersi forti, un atteggiamento studiato, un armatura extra aggiunta, Clark invece no, aveva tutto dentro, doveva solo scoprirsi, ma aveva sempre paura di farlo, paura di essere tradito, ferito, malinteso, disprezzato perchè diverso; poi se parliamo dell'amore lui era una frana... insomma era come me in tutta la sua umanità. Da adolescente iniziai a pensare di prendere la carriera di pilota, sempre il volo era nella mia anima, ma restò un volo di pura intenzione e desiderio... avevo la testa sempre tra le nuvole. Alla fine, come un aquilone, un vento impetuoso mi strappo dalla società, dal comune vivere, dal mondo... iniziai un volo interiore, a volare col pensiero, a volare col cuore davvero, un viaggio ad alte quote, introspettivo, fino a raggiunge uno sdoppiamento della personalità (chiamatela schizofrenia se volete); sì, sono uscito di quota, in un altra atmosfera non terrestre (quella della follia), ma con la differenza di riuscire a tenere a bada sia me che l'ombra, il volo e le cadute, la testa come al solito tra le nuvole ma con i piedi per terra. Un filo che collega a terra il mio aquilone, chiamatelo Spirito Santo, Prana, Nirvana, Estasi, intuizione, consapevolezza, chiaroveggenza, Dio... insomma io continuo a chiamarlo Superman, era quello il nome del mio aquilone che oggi ha preso le sembianze eteree della mia anima. Il mio sogno da bambino l'ho realizzato: so volare, senza fumare e senza bere. Mi sono liberato dalla forza di gravità chiamata dualismo, chiamata denaro, chiamata politica, religione, status quo, luoghi comuni, parere sociale, ignoranza e stupidità umana.... e il bello è che, come Clark, nessuno mi crede, sono scomparso nella folla, così insignificante che per molti non son nessuno ma... io volo!!!
sabato 19 gennaio 2019
LA MATRIGNA E LA VOCE DELL'INTUITO
Un altro personaggio chiave nelle fiabe è la matrigna (la madre terrificante) che ha due significati molto complessi ed intrecciati: la madre sostitutiva, quindi la strega o la fata cattiva, simbolo di una falsa origine e ciò significa quando noi siamo in preda a falsi principi, falsi ideali ed ideologie politiche, false religioni, falsi amori, questi non possono farci nascere nè crescere, ma a lungo andare ci distruggono nel nome stesso dell'amore (Pensate alla matrigna di Biancaneve o Cenerentola per esempio).
La matrigna però ha un senso positivo nella sua azione malvagia: è sì strega e spaventosa ma alla fine si rivela utile alla protagonista perchè sa cosa si deve fare e come si deve fare (la que sabe "colei che sa" come la chiama Clarissa Pinkola Estés). Non a caso spesso è lei a costringere la fanciulla a superare le prove. Di fronte alla strega (il male, le cadute della vita) la fanciulla (la coscienza) impara a discernere. Così la Matrigna Strega sia nel bene sia nel male insegna alla fanciulla ad affrontare la vita. La pone di fronte ai problemi davanti ai quali la fanciulla ha solo il suo buon senso, quello che qui è stato definito intuito. La matrigna ha il potere di dare una sapienza che la madre buona non riesce a trasmettere: il dolore, l'accettazione degli sbagli, il confronto col male (nella suocera ritroviamo la matrigna e la strega per eccellenza). Dunque la fanciulla (simbolo dell'anima) diventa saggia mettendo in confronto i ricordi dei consigli buoni della madre e superando le tentazioni ed insidie della matrigna. La matrigna in noi è indispensabile, è la voce del contrasto senza la quale non impareremo a valutare mancanze, scompensi, delusioni e fallimenti nella vita.
lunedì 31 dicembre 2018
LA MONTAGNA

LA MONTAGNA
Un altro tassello simbolico imprescindibile in molti racconti è la divina montagna. Per i popoli antichi era necessario che ci fosse un Monte che fosse il centro o ombelico del loro mondo sacro, il punto dove questo mondo si erge e cerca di raggiungere il cielo. Il Monte Fuji per il Giappone, l'Himalaya per l'India, ,l'Ebron in Persia, L'Olimpo dei greci, il Libano dei fenici, il Sinai per il popolo errante d'Israele, le Andes per i popoli indiani di America Latina, il Monte Tabor per la trasfigurazione di Gesù... La montagna ti dà l'impressione che il mondo sia ai tuoi piedi, che raggiungi le vette dello spirito (l'aria è molto più pura, fresca e vitale), ma viverci è davvero un utopia (Pietro voleva rimanere con Gesù sul Tabor ma poi fu scoraggiato:) vi si può accampare (fare un esperienza del divino) ma non farvi dimora: siamo umani, devi tornare sulla terra. I saggi spesso vivono secondo le fiabe proprio nelle montagne, perchè la verità è una scalata, la sapienza è una strada in salita molto difficile da raggiungere, perchè la saggezza si annida come le aquile nelle altezze e cresce nella solitudine. La simbologia della Montagna è profondamente radicata in molte tradizioni e riporta sempre ai concetti di stabilità, elevazione, centro. Nello Yoga, colui che ha raggiunto la cima del Monte realizzando, quindi, completamente la sua funzione regale è chiamato Yogaruda. Garuda è l'aquila, capace di elevarsi oltre la cime, ove dimora, e di fissare direttamente il sole (lo Spirito Divino). Essa occupa infatti quel luogo centrale in cui avviene una comunicazione diretta tra il mondo terrestre e quello divino. Le Piramidi non sono altro che montagne umane, donde la loro grande e forza misterica e divina: La forma grafica del triangolo iniziatico è pure una rappresentazione simbolica del Monte la cui base coincide con la terra, mondo della manifestazione corporea (Bhu), la cima tocca il Cielo, regno del non-manifesto (Swar) e lo spazio intermedio, l'atmosfera, raccoglie il mondo della manifestazione sottile (Bhuvar). Le ziqqurat dell’antica Mesopotamia, per esempio, erano montagne divine trasformate architettonicamente. Nell’ antica Cina le montagne coperte di nubi simboleggiavano la terra ferma in cui a turno dominavano lo yin e lo yang.
mercoledì 31 ottobre 2018
LO SPECCHIO MAGICO
Un archetipo di grande potere simbolico è lo specchio. Se pensate che riflette a perfezione ciò che vi si vede vi ingannate: lo specchio riflette l'immagine capovolta quindi la destra a sinistra e viceversa, in altre parole, a livello psicologico diremmo che riflette il nostro lato contrario e spesso nascosto sotto le parvenze di "so chi sono". Specchi come quello della strega cattiva che rivela la verità sulla più bella quindi non lei ma Bianca neve; lo specchio in cui Alice sa vedere il mistero; lo specchio in cui la Bella scopre che il padre è malato e chiede alla bestia di uscire... Lo specchio è simbolo della coscienza dove vedere la nostra bellezza nascosta quindi attraverso i difetti. Ci permette di non vedere in faccia il nemico, come lo fece Perseo con medusa e così tagliarle la testa: difficile vedere in faccia gli errori, ma con l'introspezione ne capiamo l'innocenza o l'ingenuità e possiamo rimediare più facilmente, senza essere pietrificati (da Medusa) cioè chiuderci nella negazione di ciò che di brutto in noi vediamo. Molti sono gli aspetti quindi dello specchio da non sottovalutare. Anche come difesa rimanda indietro senza infrangersi le forze negative o ridà quelle positive come corrispondenza.
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