SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI (presenti nel presente, qui ed ora), NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI (la consapevolezza) - Gesù di Nazareth -

LA BELLA ADDORMENTATA (ROSASPINA)

LA BELLA ADDORMENTATA O LA BRUTTA RINCOGLIONITA ?
Prima di fare l'analisi di questa fiaba dobbiamo svegliarci e sapere che, sia le versioni originali, sia la fiaba finale, sono del tutto diverse da quello che ci è arrivato alla fine nei libri per bambini e nello schermo del cinema. Come molte fiabe tradizionali, La bella addormentata esiste in numerose varianti. Ma alcuni cambiamenti sono davvero significativi nonchè ingannevoli dal suo scopo originale:

- Il principe non fa altro che baciare per liberare la principessa, ma vi sembra che sia davvero un eroe? per l'uomo esiste solo il piacere per avere una donna?

- Mentre lei dormiva, lui invece di baciarla la stupra durante il sonno (questa è la versione originale)... quando il sesso viene vissuto come un sonnifero, come un arma di dominio.
- La fiaba diventa popolare attraverso "I racconti di Mamma Oca" di Charles Perrault, dove il titolo originale era "La belle au bois dormant" ma dormant, al maschile, è riferito a bois e non a belle, per cui la traduzione corretta sarebbe "La bella nel bosco addormentato". Lei in realtà non è addormentata ma prigioniera in un bosco (come la società , la casa, la famiglia, la mentalità) un bosco addormentato o morto, chiuso. Perrault prese il tema dalla versione Sole, Luna e Talia del Pentamerone di Giambattista Basile (1634), la prima che si possa definire una fiaba in senso stretto, contiene riferimenti diretti alla deflorazione, allo stupro, alla fedeltà coniugale ed altri temi adatti solo al pubblico di aristocratici adulti, per cui Charles Perrault, avendo dedicato le sue fiabe ad una dama ed avendole date alle stampe rivolto ad un pubblico dell'alta borghesia, cercò di rimuovere dalla fiaba ogni aspetto perturbante ed enfatizzare valori morali quali la pazienza e la passività della donna. Questo ovvio in una società maschilista non ha fatto altro che rendere la donna soggetta (addormentata) al volere o piacere del maschio.
- La versione dei Grimm corrisponde a quella di Perrault solo fino al risveglio della principessa; questa parte è anche quella più nota al pubblico moderno e corrisponde alla versione Disney.


TROYLUS E ZELLANDINE
Dentro una grande fiaba spesso convergono come in un grande fiume altre tradizioni o fiumi secondari. La bella addormentata ne è l'esempio classico perchè il suo percorso originale è complesso, intricato e persino tortuoso: Nel "Roman di Perceforest" del 1340 (tardo ciclo arturiano, la versione più antica in cui il tema dell'addormentata è attestato), ambientato all'epoca dei Greci e dei Troiani, ed incentrato sulla principessa Zellandine, innamorata di Troylus. Il padre della principessa mette il giovane alla prova per verificare se è degno di sua figlia, e, non appena egli è partito, Zellandine cade in un sonno incantato. Al suo ritorno, Troylus la trova addormentata e la mette incinta nel sonno. Quando il bambino nasce, è lui a risvegliare la madre, rimuovendo il filo di lino che causava il suo sonno. Alla fine Troylus sposa Zellandine.

In questa fiaba ci sono dei fortissimi risvolti psicanalitici a dir poco clamorosi:
- La donna cade in un incantesimo quando il padre sottomette il suo amore alla prova
- Il padre è geloso dell'amore della figlia e ne costruisce attorno una trincea di guerra o prove da superare (un amore incestuoso inconscio)
- Il Principe stupra l'amata, perchè la mette incinta addormentata, simbolo delle donne che hanno figli ancora senza essere sveglie, senza consapevolezza, sotto il torpore della legge del padre e padrone.
- Fu il figlio a svegliare l'addormentata non il bacio del principe e di fatto questo avviene in quasi tutte le donne: quando hanno un figlio la loro psiche si sveglia, scoprono la crudeltà della vita matrimoniale fatta come contratti sociali, il dominio del maschio, la schiavitù del sesso a cui sono stata sottomesse.
Vediamo analizzati uno ad uno questi traumi nei post seguenti....


LA STERILITA' PSICHICA
La bella addormentata inizia proprio con la causa del suo sonno psichico: " C'era una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli, ma tanto disperati, da non potersi dir quanto. Andavano tutti gli anni ai bagni, ora qui ora là: voti, pellegrinaggi; vollero provarle tutte: ma nulla giovava". L'archetipo della sterilità è ricorrente in molte fiabe, la disperazione di un regno senza eredi quindi di un potere destinato a svanire e scomparire. Per i semiti essere sterili era una maledizione: non avere discendenza era non avere futuro, morire nella storia, era come essere un albero che non dà frutto: inutile. Ovviamente a me interessa l'aspetto psicanalitico della fiaba, la sterilità quindi sta a significare l'impossibilità che ha una persona a creare dentro di sè il suo mondo, a rigenerarsi, a dare alla luce l'immagine di sè: la sua realizzazione personale. Oggi viviamo in una società sterile che fugge l'impegno e il donarsi,l'avere figli che richiedono disponibilità ed affettività continua sono una sfida paurosa; viviamo in una società edonistica che cerca egoisticamente solo ed esclusivamente la propria soddisfazione, questa influenza a lungo andare ha minato anche la cultura a livello psicologico e personale: se tutto è scadente la gente ovviamente fa fatica a credere in un amore eterno, se il perno delle azioni è l'egoismo di conseguenza l'anima non si apre, la mente si chiude e la via spirituale che si basa sulla gratuità e sull'amore sono sterili. Ecco la disperazione del Re (ragione) e della regina (cuore) della nostra anima, è un malessere esistenziale che pervade tutta la società o il regno odierno. Il potere spirituale senza eredi è diventato scadente come il commercio e il mercato che vi regna ovunque nelle cose materiali e il frutto che noi oggi respiriamo è giusto lo stesso dei governanti della bella addormentata: la disperazione!.

LE NASCITE MIRACOLOSE
"Un giorno, mentre la regina faceva il bagno, ecco che un gambero saltò fuori dall'acqua e le disse: "Il tuo desiderio sarà esaudito: darai alla luce una bambina." La profezia del gambero si avverò e la regina partorì una bimba così bella che il re non stava più nella pelle".

In moltissimi racconti e fiabe il protagonista viene alla luce in modo miracoloso: da genitori vecchi senza speranza (come Sara nella Bibbia) come Pinocchio che nasce da un legno, come Gesù che nasce da una vergine e anche come Krishna che nasce perchè gli dei s'incarnano nell'utero della sua mamma. Anche la bella addormentata è nata secondo la profezia da una coppia sterile. Il gambero (in latino: cancer, gambero) è il simbolo della fine della crescita del giorno. Infatti nel mese di giugno (il sole entra nel tropico del cancro) il sole come il gambero ritorna sui suoi passi ed i giorni iniziano ad accorciarsi, ed è per questo che, nel mese di giugno il sole è paragonato ad un granchio che procede a ritroso. Nella fiaba è l'annuncio di un ritorno al grembo in cerca della propria luce, la nascita della Bella sarà il più grande viaggio a ritroso della nostra introspezione.

BATTESIMO... RITO D'INIZIAZIONE
Per celebrare il battesimo della tanto sospirata figlioletta, il Re e la Regina invitano tutte le fate del regno affinché le facciano da madrina (regali, ecco cosa vogliamo nelle feste, i regali) ed ognuna delle fate dona qualcosa alla neonata: chi la bellezza, chi la saggezza, chi il talento musicale. Noi desideriamo per i nostri figli le cose migliori, tutte le virtù e qualità, ma spesso dimentichiamo il dono più bello: conoscere il male!. Allora sopraggiunge una fata cattiva, che non era stata invitata e per vendicarsi dell'onta dona alla bambina una maledizione: "Prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morrà!". Questa non è una maledizione per la bambina ma per i genitori: tutti gli adolescenti devono incontrarsi e scontrarsi col male, ma noi adulti vorremmo impedirglielo ad ogni costo, come ci insegna la fiaba a continuazione. 


IL MALE E' IL RESIDUO DELLA BONTÀ DIVINA (senza il male il bene non avrebbe nessun merito, quindi questo è il merito del male: far sorgere il bene)

Intrecciare il mito di Malefica a quello della bella addormentata credo che sia imprescindibile per cogliere il senso profondo e quindi benevolo del male nel piano della creazione. Nella nostra mentalità divisa noi concepiamo il bene e il male divisi, ma nella concezione della natura bene e male sono le facce di una stessa moneta indivisibile. Malefica è una bellissima, giovane e BUONA creatura fatata dalle grandi e possenti ali (ali simbolo di spirito, che vola come la nostra trascendenza interiore), che vive in un regno boscoso e pacifico chiamato Brughiera (la nostra dimensione selvaggia o archetipo istintuale, pura, arcaica), in compagnia di creature fantastiche che vivono in simbiosi e in armonia con la natura. La Brughiera è il nostro regno interiore che viene minacciato dalla materialità, infatti il vecchio re (simbolo della nostra ragione senza spirito) annuncia che cederà il trono a colui che lo vendicherà uccidendo Malefica. E' questa la promessa del capitalismo, del consumismo, di chi vive alla conquista della materia. Maledica non è cattiva, diventa il male di chi la vuole uccidere, lo stesso che capita con le nostre passioni dimenticate, i nostri traumi irrisolti, le nostre fobie nascoste, la nostra spiritualità trascurata.


LA BRUGHIERA DELL'ANIMA
La brughiera è un tipo particolare di habitat che cresce grazie alla scarsa presenza di humus (Humus è quella terra decomposta come la nostra comprensione che si sviluppa in base alla capacita di riciclare il male, di trasformare in concime ciò che è morto, quindi di fare degli errori barlumi e baluardi di esperienza di forza e saggezza, questo è l'humus dell'anima). Nessuno può fingersi spirituale, così come nessuno può farsi una brughiera in giardino: la brughiera ha un potere magico per vendicarsi e che ho sempre ammirato: la pianta rende sordido qualsiasi giardino facendolo assomigliare ad un camposanto. Ecco perchè è simbolo di solitudine, introspezione e ricerca spirituale. Lasciate le brughiere in pace perché esse devono vivere tra i pini, le ginestre, i corbezzoli, i gallinacci, la salvia selvatica e le immortali delle dune. Solo sulle dune e nelle foreste la brughiera è un simbolo di vita.


SIAMO ANGELI SCALZI CON ALI DI PIOMBO
Il simbolo delle Ali è ricorrente in moltissime fiabe e miti, archetipo di volare che indica nella nostra introspezione interiore una capacità nascosta a noi stessi che però riusciamo a sentire, come il vento pur non vedendolo. E' la trascendenza umana, la sua spiritualità, il desiderio dell'andare oltre. Si vola col cuore, col pensiero, con l'intuizione, insomma con tutta l'anima. Nella Bella addormentata come vedremo è questa la sua essenza a venir meno: il volo del sonno, sarà il taglio delle ali per Malefica. E' difficile volare (essere spirituali) in un mondo prettamente materiale, ecco le ali di piombo; siamo scalzi cioè vulnerabili, pur angeli il che vale a dire con ispirazioni di andare oltre in una dimensione a noi velata ma intuibile. La bella si addormenta, come ognuno di noi nel sonno, per comprendere solo che il sonno è una morte a rate, la soglia di una dimensione oltre la Brughiera di Maleficent.

LA PESANTE LEGGEREZZA DELLA NOSTRA GIOVINEZZA
Un proverbio dice: "Se vuoi dormire su un letto di Rose devi essere disposto a pungerti con le spine", non esistono rose senza spine, chi cerca le rose e odia le spine è un illuso, nella fiaba della bella addormentata la profezia del dolore è il rito d'iniziazione per la giovinezza, età in cui noi incontriamo la realtà nella sua crudeltà: "La Principessa (cioè l'anima) si bucherà la mano con un fuso (oppure con una spina mentre raccoglie rose), ma invece di morire, s'addormenterà soltanto in un profondo sonno, che durerà cento anni, in capo ai quali il figlio di un Re la verrà a svegliare". Le rose sono i nostri sogni, speranze, illusioni che però ci portano anche al dolore, alla delusione, ai fallimenti paragonabili al sonno cioè la morte. La rosa è anche l'organo sessuale della pianta come ogni fiore, quindi simbolo dell'incontro dei giovani con l'amore che porta dolore, torpore mentale, ecco il sonno, la spensieratezza, la leggerezza che confina con la stupidità, tipica delle anime immature. Il re e la regina nella fiaba sono paranoici: distruggono tutti gli aghi, i fusi, le rose... evitano che la figliola si punga... Evitare che i figli sbaglino e commettano errori, è l'errore più atroce di un genitore. Dovete insegnare ai figlioli ad affrontare il male piuttosto che fuggirlo o evitarlo, perchè esso verrà sempre al nostro incontro. Ma di quale principe veramente parla la fiaba che risveglierà la principessa? 


IL RISVEGLIO PASSA ATTRAVERSO IL TORPORE

Aurora si punge con l'ago, è l'incontro con la realtà, conosce il dolore, la delusione, la consapevolezza che pur giovane si deve morire... se noi osserviamo i giovani o le persone immature, sono addormentate (rincoglionite), vivono spesso in un torpore mentale e sentimentale, quanto tempo perdono? quanti anni dormono? spesso tantissimi, la fiaba ne parla di 100... La Bella Addormentata nel Bosco ha come tema centrale il periodo di passività che permette all'adolescente di non preoccuparsi durante la sua inattività, un lungo periodo di quiescenza, di riflessione e di introspezione può aiutare il bambino a crescere e ad affrontare il futuro in modo cosciente e giudizioso. Il pericolo sta quando questi giovani non trovano in questo stato chi li risvegli. Attenzione: non è il classico principe azzurro col bacio, come vedremo, cioè non è l'ennesima emozione, o amore platonico a risvegliarci, anzi questi sono ancora altri sonniferi ed illusioni mortali. Dunque c'è un sonno ristoratore, rigeneratore, introspettivo e c'è un sonno mortale, irrazionale, arrugginito, ma in quale dei due sonni piomberà la nostra anima tutto dipende dai sonniferi (idee, sogni, mete, amori, ecc) che ci somministriamo.

QUELLA FUTILE E STUPIDA SPENSIERATEZZA CHE RENDE BEATA LA TUA GIOVINEZZA
Avevamo già detto come il "sonno" in cui sprofonda la bella addormentata non è una semplice maledizione, è quel torpore ingenuo di chi deve far esperienza attraverso anche, o sopratutto, degli sbagli. Quante cose non avremmo fatto noi nella nostra giovinezza se non fossimo stati così spensierati, sciocchi, stolti e folli? ma proprio per quello, quelle esperienze sono poi alla fine diventate così preziose e fondamentali per la nostra crescita. Col senno di poi, da maturi, quelle cose non li rifaremo mai più, ma se non le avessimo fatte non saremo alla fine poi così maturi. E' questo l'incantesimo che la strega fa ulteriormente al mondo di Aurora, venendo addormentata: "Ella diede un'occhiata a quanto era stato fatto: e perché era molto prudente, pensò che quando la Principessa venisse a svegliarsi, si vedrebbe in un brutto impiccio, a trovarsi sola sola in quel vecchio castello; ed ecco quello che fece... Toccò colla sua bacchetta tutto ciò che era nel castello (meno il Re e la Regina) governanti, damigelle d'onore, cameriste, gentiluomini, ufficiali, maggiordomi, cuochi, sguatteri, lacchè, guardie, paggi e servitori; e così toccò ugualmente tutti i cavalli, che erano nella scuderia coi loro palafrenieri e i grossi mastini di guardia nei cortili e la piccola Puffe, la canina della Principessa, che era accanto a lei, sul suo letto. Appena li ebbe toccati, si addormentarono tutti, per risvegliarsi soltanto quando si sarebbe risvegliata la loro padrona". Dunque inutile dire ad un giovane che il suo mondo è sciocco, lui non lo vede perchè il suo mondo dorme insieme a lui, inutile dirgli che perde tempo, nel suo mondo il tempo non esiste, dorme.

L'ABISSO TRA L'EDUCAZIONE E L'ISTRUZIONE
La fiaba prosegue: "Il Re ordina che tutti gli arcolai del regno vengano sequestrati e bruciati, e dà il compito a tre fatine buone ma pasticcione, Giuggiola, Fiorina e Verdelia, di crescere la principessina in una casetta in un bosco per i successivi 16 anni e un giorno". Ecco il Re, simbolo dei genitori, che delegano assurdamente l'educazione dei figli a queste tre scellerate istituzioni sociali: la scuola, la religione e la politica. Educano solo i genitori (cioè chi ti ama), gli altri ti impartiscono soltanto istruzioni e conoscenze teoriche, informazioni. Ma come le fatine della fiaba, sono tre istituzioni ridicole, pasticcione, incoerenti, sempre in crisi d'identità. Il Re non educa la figlia Aurora, la tiene lontana dalla vera fonte della vita: l'amore. La nostra società è in balia di queste 3 fatine odiose, fastidiose, puerili e, alla fin fine, nocive.

INNAMORATI DELL'INFINITO, MA CON UN CUORE LIMITATO
L'amore tra Stefano (la materia, la carne, il corpo, l'umanità, la ragione) e Malefica (Lo spirito, la mente, l'anima, il divino, il cuore) è il nocciolo della fiaba della bella addormentata. Ricapitolando: il Re (la ragione) offre il suo regno (il Potere) a chi ucciderà Malefica (il potere materiale è sempre contro quello spirituale). Stefano è quella parte di noi che ama Malefica, è il bene insito in ogni essere umano che sa che la verità è altrove (nella Brughiera), nella trascendenza, ma è codardo, vuole quel potere immediato, qui , ora, nella materia, per questo siamo meschini... L'ambizioso Stefano, sapendo di poter facilmente portare a termine il compito in quanto amato da Malefica, decide di tentare l'impresa inoltrandosi nella Brughiera.

SENTIRSI MALEFICA, SENTIRSI TRADITI PUR INNOCENTI
Nella fiaba sia Aurora (la Bella addormentata) che Malefica, sono le due facce di una stessa moneta, come lo sono lo spirito e l'anima della nostra essenza. L'amore dell'infanzia... chi non l'ha avuto, ha perso non solo l'infanzia, ma il suo senso: la purezza!. Stefano è quell'amore che spunta povero innocente e strano in mezzo alla Brughiera. Ma Stefano un giorno guidato da una sfrenata ambizione, l'abbandona per cercare potere.... è quel che capita a tutti noi quando ci si apre davanti l'orizzonte del mondo materiale da conquistare: Stefano addormenta Malefica (ecco il sonno mortale della spiritualità) con un potente sonnifero per ucciderla ma, incapace di colpirla a morte con un pugnale, decide di indebolire Malefica tagliandole le ali (che sono archetipo del volo dell'anima, lo sguardo intuitivo, spirituale, trascendentale) e portandole al re Enrico (simbolo del regno materiale) come prova di aver ucciso la fata. Il Re Enrico, grato, concede a Stefano il dono di diventare re sposando la sua unica figlia, la Principessa Leila, che è la felicità effimera che tutti noi cerchiamo nelle cose, nelle passioni, nella dimensione temporale presente. Spesso noi tagliamo via le ali della nostra anima, la sconfiniamo debole nella brughiera della dimenticanza. Tutti amano Maledifca, perchè in lei noi ci riconosciamo traditi da un mondo effimero di potere che ci fa innamorare per poi deluderci.

LE ALI TAGLIATE ... LA MALINCONIA DELL'ETERNO
Scena straziante, quando Malefica perde le sue Ali, sono la forma della sua anima libera, il potere del suo essere divino. Non è la perdita delle ali di Icaro, che ali non ne aveva affatto lui (mito dell'adolescente inesperto che vuole farsi un Dio senza natura o esperienza vera), ma è la crisi di chi vive la fatale depressione della PESANTEZZA DELLA VITA LEGGERA E SUPERFICIALE, è quel richiamo dell'anima che tutti noi prima o poi abbiamo (ferita che si sente come depressione, nostalgia, noia, malinconia, tristezza) di sapere che pur essendo meravigliosa la vita è sempre in qualche modo deludente, frustrante, ingrata, futile e banale. Tutti noi sentiamo questa ferita dentro, è la ferita del trascendentale (volare appunto come archetipo di ali è il voler andare oltre la nostra natura), e sapere che proprio questo mondo materiale (il tradimento di Stefano) è la causa della delusione, un mondo che ci offre Tutto ma ci toglie nello stesso tempo e modo il senso del Tutto. Il cuore lo sa, è fatto per volare come aquile e, in mancanza di ali, non gli resta che strisciare come verme.

PS: esiste nella psiche un altro taglio di ali, la svogliatezza del divino, la notte oscura come la chiamavano i mistici medioevali, ma su questa ne parleremo in seguito.

LA NOIA UMANA DEGLI DEI (YIN) E LA TRISTEZZA DIVINA DEGLI UMANI (YANG)
Dio esiste? esiste il principe azzurro? esiste l'amore, il bene, la bontà umana?... il cuore ci dice di sì ma il più delle volte la mente e l'esperienza quotidiano ci dice di NO. Quel qualcuno non esiste. Esistono i compromessi, il chiudere gli occhi, il piangere in silenzio o urlando, l'avere fede nell'impossibile, il rassegnarsi ad una vita futile, il soffrire la nostalgia di un mondo migliore. Questa ferita esistenziale è la più vera (le ali tagliate dell'esistenza, Malefica che piange il tradimento). I grandi mistici la chiamano "la notte Oscura", la crisi di chi avendo una sapienza ed una consapevolezza dell'infinito, cade nella svogliatezza del vivere; per quest'anima tutto è insignificante, persino Dio e il suo firmamento sono sbiaditi, non importa loro se sono in cielo o in inferno, nulla cambia, tutto per loro ha perso valore e senso. Ma è proprio a causa di questo passaggio obbligatorio che loro potranno vedere poi tutto senza il loro ego... la morte dell'ego infatti deve avvenire senza che l'ego stesso la desideri, altrimenti morirebbe per orgoglio e si diventerebbe demoni e non angeli. Chi subisce questa ferita lo sa che tende a diventare Malefica nell'anima, ma come Malefica agirà per un bene.

IL CONTATTO COL DIVINO ATTRAVERSO L'ANIMALITÀ 
Chi ha rivelato ad Eva il divino nascosto? un serpente, un animale. Chi ha rivelato a Pinocchio la sua disavventura? un grillo, un animale. Chi ha aiutato Dorothy a ritrovare la strada nel paese del Mago di Oz? un cane, un animale. L'istinto animale in noi è un fiuto psichico, beati coloro che non perdono il contatto con questa dimensione. Malefica pur avendo perso le ali (il volo dello spirito) ha con se un amico, Fosco, il corvo che lei ha salvato da un cacciatore e trasformato in un essere umano, però trasformandolo in qualunque creatura in base alle sue esigenze. E' questo Corvo che la informa su ciò che avviene nel regno degli uomini. E' l'istinto animale che ci spinge a ritrovare nel male delle cose il sentiero perduto del divino. Ricordatevi che l'anima dimenticata è Malefica ferita, senza le ali, non può più volare, dentro di noi c'è questa bestia ferita, ansiosa di trascendenza, ma lei per istinto di sopravvivenza (altrimenti l'essere umano diventerebbe solo una bestia, senza anima) erige, come fece nella fiaba Malefica, una barriera di rovi (ecco le angosce depressione della psiche) con la sua potente magia per separare la Brughiera (l'inconscio) dal regno di Stefano (il mondo reale dove abitiamo) ed impedire qualsiasi contatto fra le creature fatate e gli umani. Il più delle persone nella società non sanno che esiste la brughiera, quando si avvicinano alla loro anima si pungono, sentono solo i rovi : noia, stress, ira, depressione. Soltanto attraverso i sogni (il corvo nero) intravvedono cosa c'è aldilà dell'anima. Ma le persone spirituali fanno la rotta contraria, spiano il mondo effimero attraverso la loro debolezza ed indifferenza, solitudine ed emarginazione, cioè dietro i rovi della loro Brughiera interiore.

NASCE L'AMORE SENZA AMORE ... AURORA
Intanto nasce la piccola Aurora, promessa sposa a Stefano, colui che ha tradito l'amore di Malefica, per questo Malefica maledice Aurora: il giorno del suo sedicesimo compleanno, si pungerà il dito col fuso di un arcolaio e cadrà in un sonno eterno simile alla morte. E' il sonno dell'amore, degli innamoramenti, della spensieratezza giovanile che porta gli essere umani al delirio della morte di vivere in un mondo di illusioni e fantasticherie. A nulla servono le suppliche di Re, che implora in ginocchio Malefica di ritirare la sua maledizione. Malefica decide però di concedere una possibilità all'innocente creatura: il bacio del vero amore potrà svegliarla, e questo perché sia Malefica che il Re credono fermamente che in realtà il vero amore non esista. Di fatto le persone spesso vivono morte tutta la vita, finchè non troveranno il vero amore, ma ahimè spesso quello che trovano non sono altro che ferite dopo ferite, tradimenti, delusioni, inganni... filano fusi di dolore senza sosta.

LA PROTEZIONE SOFFOCANTE E CASTRANTE 
Re Stefano ordina che tutti gli arcolai del regno vengano sequestrati e bruciati, in modo tale di impedire che la maledizione su Aurora si compia, dunque non si pungerà il dito col fuso di un arcolaio. Questa è la tentazione mortale di tantissimi genitori nei riguardi dei loro figli: evitare loro il dolore, le cadute, gli sbagli, proteggerli, spiare i loro amori, amicizie, impedire che si fidanzino, tenerli chiusi in casa. Questo divieto è la maledizione che porta giusto i figli alla ribellione, a cercare quel arcolaio, a pungersi se non per dispetto almeno per orgoglio di indipendenza. Tutto ciò che la psiche percepisce nella sua infanzia come divieto lo rende mito nella giovinezza, un mito da adorare, scoprire e persino servire. In questo caso Stefano sta tagliando ad Aurora le ali per la seconda volta.

QUEL MALEDETTO VIZIO DI TAGLIARE LE ALI ALLE STREGHE

Non ascoltare, vietare, ignorare, impartire sempre regole, non dedicar del tempo alle persone che amiamo... sono tutti tagli netti alle ali. Stefano nella fiaba è il Re dispotico mai politico, autoritario e cinico, padre che priva la figlia di libertà, religione che priva i fedeli di autocoscienza e ricerca nel dubbio, politici che privano il popolo di potere... sono tutte azioni di ali tagliate. L’immagine delle ali è, mi sembra, una chiara citazione del Fedro di Platone: l’amore come armonia nella relazione, l’amore come reciprocità in cui non c’è padrone e schiavo, quell'amore, dice Platone, mette le ali, cioè ci fa sperimentare qualcosa di divino. Quell'armonia che contempliamo nell'amore vero, cioè un amore senza dominio sull'altro, ci permette di contemplare il divino. Quell'amore, dice Platone, è la salvezza che ci si dona reciprocamente nella relazione. Amiamo veramente quando i nostri sentimenti più profondi (il cuore) sono in armonia con le nostre emozioni più immediate (l’anima, la psyché che risponde agli stimoli esterni) e con i nostri pensieri (la mente, come luogo dell’interpretazione del reale). Amare l’altro come se stesso vuol dire fare l’esperienza dell’empatia, sentire come l’altro sente nella sua situazione, ma non vuol dire confondersi con l’altro: Dio non ci chiede di annullarci, ma di sentire. A volte annullarsi per amore è, paradossalmente, la soluzione più semplice, perché ci esime dal prenderci le nostre responsabilità e passare all'azione. L’amore vero si chiede invece “cosa posso fare io per te?”: io, nella mia realtà, a partire dal punto in cui mi trovo. L’amore è sempre una grazia, perché ci costringe ad uscire da noi stessi e, a volte, ci permette di spiccare il volo. E' qui dove Malefica si prende cura di Aurora, la nostra parte oscura cerca la luce... figlia di quel Stefano che tanto amava nella sua giovinezza, come noi nella giovinezza tanto abbiamo amato le utopie. 

LA LUCE NASCE NELL'OMBRA E QUESTA LA AVVOLGE FINTANTOCHÉ .... 
Malefica segue Aurora durante i sedici anni e  corregge tutti gli sbagli fatti dalle fatine (è la tipica ribellione giovanile che si oppone ad ogni regola e dogma, che dubita degli insegnamenti degli adulti), rimanendo però nell'ombra e svelandosi occasionalmente solo alla piccola. Col tempo Malefica inizia a ricambiare sempre di più l'affetto di Aurora, al punto da tentare di cancellare la maledizione che aveva lanciato (il pentimento, e chi non ce l'ha? solo i perfetti che non sanno cosa sia la meraviglia dello sbaglio, un abisso che apre gli occhi in maniera infinita). Se Malefica sta al buio inconscio che tutto prevede, come Aurora sta alla luce della nostra anima, allora il loro rapporto ambiguo (amore-odio, luce-ombre, consapevolezza-incertezze) è la consueta nostalgia della maledizione del vivere, la sua pesantezza, la sua grandezza nascosta. Malefica sa che quella bimba è il frutto di un suo amore mancato (Stefano) ma non è sua (è l'ombra di ogni matrigna che può diventare anche maligna). Difatti quando Aurora saprà chi è Malefica (quando scopriamo la nostra ombra, la parte ferita, il nostro lato debole) sconvolta, Aurora ripudia Malefica la quale si sentirà nuovamente abbandonata da qualcuno che amava. Malefica ama la nostra infanzia, perchè l'inconscio non fa altro che immagazzinare tutte le ferite del bambino che siamo stati, ma una volta cresciuti la nostra anima tende a dimenticare questo regno della brughiera ed abbandona l'ombra spirituale di Malefica, non ne vuole sapere di Dio, oltre tomba, divinità e roba del genere. Si torna nel castello Paterno: il materialismo, la vita comoda, ma Stefano senza concedersi nemmeno un istante per l'affetto paterno, ordina di rinchiudere la principessa in una stanza poiché manca solo un giorno all'avverarsi della maledizione, ma è qui che avviene il compimento della maledizione: ci pungiamo con il fuso del vivere nella materia accumulata, cadiamo nel torpore mortale della sopravvivenza vegetale ed animale, senza spiritualità.


IL NOSTRO DOLORE, LA FERITA GENITORIALE

Prosegue la fiaba: "La ragazza si punge il dito con il fuso di un arcolaio sorto magicamente dai resti di quelli bruciati anni prima da Stefano, sprofondando subito in un sonno profondo". Per quanto i genitori nascondano gli errori noi troviamo sempre nel nostro comportamento le loro colpe, nei resti bruciati dei loro peccati siamo sempre noi figli a pungerci con le ceneri delle loro rovine. Una frase tipicamente biblica è quella che dice: " e saranno puniti i tuoi figlio di generazione in generazione". A semplice vista potrebbe sembrare una frase che ci rivela un Dio rancoroso e vendicativo, ma in realtà la frase dimostra altro: le colpe dei genitori non spiate, non rivelate, lì dove loro non hanno chiesto scusa, sono dei traumi che passano caratterialmente e psichicamente nei figli e a sua volta nei nipoti, come una catena, di generazione in generazione: padri violenti che generano figli timi coatti che rigenerano di nuovo figli violenti e così via. Un padre che nasconde al figlio i suoi errori lo condanna a cercare nel proprio nascondiglio l'errore nel modo più sbagliato: nascondersi a sua volta da se stessi, in questo modo i rapporti diventano ermetici, si fingono fiducia, amore, sincerità e tante belle cose, ma dietro sono tutti sconosciuti, feriti, ipocriti, impauriti. 


IL SONNO, FRATELLO DELLA MORTE
Il sonno interiore è una morte interiore, ne abbiamo parlato all'inizio, è uno stato interiore di inattività, di non creatività che però col tempo diventa anche distruttivo, mortale per la vita spirituale e psichica. Se questa morte è causata dalla misconoscenza di se stessi, nel non sentirsi amata, nel non aver trovato una ragione del perchè siamo stati creati, si presume che la cura sia lo stesso amore che però viene malinteso come l'altro di un altro, donde il bacio del principe azzurro che risveglia, ma il merito profondo nonchè alchemico della rilettura della bella addormentata con il film di Malefica sta nel fatto di farci capire che l'amore non basta: "Malefica vuole rimediare al suo errore e decide di salvarla dalla prigionia e dal sortilegio, quindi su consiglio di Fosco conduce Filippo, un giovane principe che ha conosciuto Aurora nella foresta qualche giorno prima, al castello di Stefano per baciare Aurora, nella speranza che sia lui il vero amore.  Filippo la raggiunge e la bacia sulle labbra, ma lei non si sveglia in quanto tra loro non vi è il vero amore". Quante volte l'amore umano non ha fatto altro che sprofondarci ancor di più nel dolore, nella disperazione, nella morte interiore? Qui si parla di un sonno esistenziale ancor più profondo, il sonno di se stessi quindi per ritrovarsi non basta incontrare un altro bensì è necessario ritrovare se stessi conoscendo ed incontrando la parte più essenziale e profonda di se stessi. Non è quindi il bacio del principe azzurro bensì il bacio della strega nera, quella parte di noi che riteniamo oscura, è lei Malefica, l'unica col potere di ridarci il ragione di vita: La strega, al contempo madre, ritorna a essere trasformatrice e iniziatrice; lei è il dolore che porta alla trasformazione. Il male e il bene cessano di rinchiudersi nelle loro fazioni idealizzate e contrapposte, e l’antica dicotomia viene risolta in un personaggio che è magnifico, nella sua naturale complessità. Malefica accetta il dolore di quella creatura, frutto di un suo amore mancato, la bacia quindi la accetta, perdona il suo stesso fallimento. In poche parole finchè quella parte dolorosa di noi stessi non ci bacia, non verremo mai risvegliati, è il bacio del riconoscimento dei nostri limiti. Malefica, straziata dal dolore per l'incantesimo da lei stessa evocato, esprime il suo pentimento ad Aurora sapendo di essere in realtà imperdonabile e, dopo averle promesso di ricordarla per sempre, la bacia sulla fronte. Aurora miracolosamente si risveglia provando che quel bacio sulla fronte era segno di vero amore.

IL PRINCIPE AZZURRO IN REALTÀ E' L'UOMO NERO

“Non tutto ciò che è Nero è buio,
non tutto ciò che è Oscuro è Male,
non tutto ciò che è Morte è Fine,
ma è, misteriosamente, Luce, Vita e Principio
di un anelito divino che brama al suo manifestarsi,
rinchiuso nel ventre di sua Madre.”

La rilettura in Malefica del bacio miracoloso che porta alla consapevolezza dell'anima, al risveglio interiore dello spirito,  alla conoscenza di se stessa, è a dir poco geniale: non è il solito bacio esteriore che viene da un altra persona, l'innamorato di turno, anzi ben si sa che quei bacio a volte addormentano spesso l'anima nel torpore delle passioni e la cecità mentale ed irrazionale che non ha presa sul sentimento profondo. Malefica va oltre: "Malefica, straziata dal dolore per l'incantesimo da lei stessa evocato, esprime il suo pentimento ad Aurora sapendo di essere in realtà imperdonabile e, dopo averle promesso di ricordarla per sempre, la bacia sulla fronte. Aurora miracolosamente si risveglia provando che quel bacio sulla fronte era segno di vero amore". Dunque riconoscimento del proprio sbaglio, pentimento come azione di riconciliazione ed azione vera con un bacio, la prassi perfetta della coerenza con se stessi, se ben ricordiamo che aurora e Malefica non sono altro che le due dimensioni o facce della nostra stessa anima. Il risveglio avviene quando la nostra parte oscura si rivela, si pente e ci vuol bene per quel limite in cui siamo stati da soli rinchiusi, il principe azzurro non è altro che quella parte scuro di noi stessi con la quale dobbiamo far pace e riconciliazione, la nostra anima gemella non è altro che quella parte di noi stessi che non conosciamo ma una volta libera ci risveglia e ci porta alla luce, apriamo gli occhi, ci svegliamo dal torpore dell'ignoranza. 

IL MONDO CI SI RIVOLGE CONTRO
La fiaba prosegue: "Nel frattempo, re Stefano viene informato del fatto che Malefica si è infiltrata nel castello e si avventa subito su di lei con i suoi soldati per ucciderla. Malefica trasforma Fosco in un drago che, sputando fuoco, getta lo scompiglio nella schiera dei soldati. Mentre questi se la vedono con l'enorme mostro, Malefica combatte con il crudele Stefano il quale si avvale di armi di ferro, unico materiale in grado di arrecar danno ad una fata". Il ferro, la durezza del mondo materiale (Stefano), Malefica è la sottigliezza dello spirito, il drago è la scontrosità delle persone isolate nella propria via d'introspezione, sono momenti in cui sappiamo che tutto ci si rivolge contro, nulla ci sta bene, nessuno ci capisce. L'unica salvezza è se la persona ha fatto pace con se stessa (ecco il bacio tra Malefica ed Aurora), la persona acquista autostima, autocritica, autodisciplina, non è più succube del parere altrui, infatti vola da sola, riacquista le ali: "Malefica, indebolita dal ferro, sta per soccombere ma Aurora trova e libera le ali che subito tornano ad unirsi alla loro fata". Null'altro va volare un anima in alto come la riconciliazione con le sue profondità scure e la sua bassezza. 

IL NEMICO INTERIORE MUORE DA SOLO, NON UCCIDETELO 
Ama il tuo nemico, diceva il buon Gesù, una frase enigmatica, esoterica, introspettiva, la cui profondità non ha confini. Se volete uccidere il IO lo dovete fare mettendoci il IO stesso, quindi non fate che rinforzarlo, il che sarebbe contraddittorio, spesso nella vita interiore e psichica si fa questo sbaglio. Un altro esempio: volete essere semplici ma fate un mucchio di cose complicate per riuscirci, oppure parlate male di una persona pettegola ma in quel momento state pure voi spettegolando, oppure odiate i razzisti ma siete in quel momento persone che create nei razzisti un gruppo diverso da eliminare come fanno ugualmente i razzisti; ultimo esempio: vi sforzate di non pensarci ad una cosa e proprio in quel modo state pensando indirettamente a quella cosa. Il nemico interiore se lo uccidete non fate altro che fargli forza, perchè essendo negativo vive dalla forza negativa che voi li date. Malefica capisce questo tranello, infatti la fiaba prosegue: " Malefica può così di nuovo volare trascinando Stefano fuori da una finestra. I due finiscono su una torre del castello dove Malefica si accinge a strozzare il re, ma poi decide di risparmiarlo dicendogli che è finita". Risparmiarlo, ecco la sua vendetta mortale, lasciare stare, il perdono a se stessi è la chiave. Ovvio il male non si fermerà: "Lui però l'attacca a tradimento alle spalle e la fata per liberarsi si lascia cadere in volo dalla torre con Stefano che, però, perde la presa e precipita schiantandosi al suolo e morendo sul colpo". L'anima adesso può volare le sue bassezze non faranno altro che finire per terra, le anime che si innalzano al di sopra iniziano a vedere come nel loro abisso cadono tutte le loro vecchie convinzioni, amori, tradimenti, sbagli, errori, difetti, sciocchezze... "Malefica si ferma accanto a lui guardandolo con tristezza" ... Ogni persona saggia ha questo sguardo di malinconia e tristezza per il suo passato, sono amori mancati, sogni delusi, promesse infrante. Non esistono eroi senza cicatrici, ma nel cielo del nostro cuore non può mancare il campo santo dei nostri decessi. 

LA PACE INTERIORE, SAPER STARE IN GUERRA CON SE STESSI.
Dopo aver aspettato l'alba Malefica lascia il castello e abbatte la barriera che divideva i regni.... La conquista interiore sta nell'unione tra corpo ed anima, tra materia e spirito, tra i due regni della fiaba in questione: castello e brughiera. La dualità è la nostra essenza, il dualismo è contro natura, quindi l'equilibrio tra la saggezza e la follia, imparare a vivere insieme nella diversità, teneva in ordine perfetto le nostre imperfezioni, la via di mezzo, questa è maturità ed equilibrio, sempre in cambiamento, in evoluzione, dinamismo costante. La pace assoluta non esiste diventerebbe una noia statica insopportabile, ma anche la guerra assoluta non esiste perchè annienterebbe alla fine se stessa distruggendosi da sola. Ogni cosa portata al suo estremo assoluto scompare, è la legge della natura che vive nell'equilibrio degli opposti: Malefica ed Aurora, Buio e Luce, sono diventate complici e solidali l'un dal'altra: "In un giorno successivo Malefica, ritrovata la felicità giovanile, fa rifiorire la brughiera e dichiara di fronte alle creature del bosco che Aurora è la loro nuova regina incoronandola. La voce narrante di Aurora chiude il racconto dicendo che il suo regno era stato riunito non da un eroe o da un cattivo ma da una creatura che era Malefica, insieme eroina e cattiva". 

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