FIABE PER ADULTI DI CUORE

SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI (presenti nel presente, qui ed ora), NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI (la consapevolezza) - Gesù di Nazareth -

sabato 13 aprile 2019

LA PLACENTA DELL'EGO


INIZIO DEL PERCORSO ... POST # 6
LO STATO BEATIFICO DELLA PLACENTA DELL'EGO INTERIORE
Anche lo Spirito nasce come il corpo, nel post precedente abbiamo visto prima come la placenta è l'ego, ma questo come un uovo si deve rompere dal di dentro: se si rompe dal di fuori l'uovo muore, non c'è vita, ecco le critiche esterne, chi ci fa vedere i difetti mentre litighiamo, sono tutti colpi esterni all'uovo, la persona si chiude, si sente rotta, ma questa prassi non produce vita. Ma per rompersi dal di dentro si deve crescere, divenire quindi consapevoli di questo Ego. Attenzione: non deve morire ma venir fuori, partorire. E' un illusione uccidere l'ego perchè per farlo hai bisogno dello stesso Ego  senza il quale noi non facciamo mai nulla: tutte le nostre scelte, spinte, emozioni, desideri, paure, ecc... sono fatte subite o sentite con e da questo Ego. Il Io o Ego è una parte essenziale della nostra natura, va soltanto corretta, indirizzata nella giusta rotta, messa in moto con un vero movimento.

   Per crescere il feto deve riceve dalla madre, attraverso la placente, ogni nutrimento. Ma cosa nutre l'Ego e chi è la madre? La madre è tutto ciò che di divino ci circonda: Il cammino inizia da uno stato di fusione con la realtà in cui siamo appagati da ciò che ci circonda, in quanto veniamo nutriti dall'ambiente stesso (vissuto in maniera simbiotica, senza distinzione tra bimbo-individuo e madre-matrice: siamo nell'archetipo del Bambino). Fate attenzione al luogo dove vivete, questo vi forgia (una montagna alta vi può rendere lungimiranti oppure altezzosi... un isola vi potrebbe rendere chiusi oppure esclusivi... il mare vi potrebbe rendere di larghe vedute, con orizzonti basti, ma anche piatti ed imprevedibile, ecc...) poi fate anche caso alle persone che vi circondano (parenti, amici, compagni di lavoro e di scuola) di solito noi siamo la media delle 5 persone che frequentiamo di più (dimmi chi sono i tuoi amici e ti dirò chi sei, dice il proverbio). Musica, film, libri, giochi... sono tutte cose che ci plasmano, ci formano, ci portano ad identificarci ed imitare, siamo esseri in relazione con il mondo quindi tendiamo molto a ripetere (come quando da bambini abbiamo imparato la lingua, i gesti, il comportamento... sempre imitando). E' importante ricordare tutto questo ambiente che ha plasmato il bambino che eravamo, per rintracciare gli stampi che ci hanno forgiato, le forme culturali che ci hanno dato un impostazione. Ci dobbiamo in qualche modo sverniciare, levare di dosso tutto quello che abbiamo subito, per ripartire da zero, con la nostra consapevolezza. Persino il nome che abbiamo non è il nostro, è quello che i nostri genitori ci hanno dato, ma il nostro quale sarebbe? lo scoprirai quando saprai chi sei veramente, perchè il nome è una sintesi del tuo Io, della tua natura ed essenza.

giovedì 7 marzo 2019

SIMBOLOGIA DEL CASTELLO

IL SOGNO DI ABITARE UN CASTELLO
Il castello è un simbolo ricorrente nelle fiabe, in quanto struttura è riflesso della grandezza di un anima, ma in esso troviamo anche il senso di sicurezza, di indipendenza visto che al suo interno vi giace una piccola cittadella autonoma, queste sono proprio le caratteristiche di un anima matura: forte, sicura indipendente e legge e sovrana su se stessa. Occuparlo è piacevole, ma pulirlo? mantenerlo? governarlo? ristrutturarlo? è un aspetto di cui pochi parlano, è lo sforzo della crescita, la cura dell'anima, la dedizione ad una passione, l'approfondimento costante della verità. Un castello come una mente e un anima grande potrebbe essere anche dispersivo ed isolante per chi non sa starci ed esserci all'altezza di tale compito.

mercoledì 13 febbraio 2019

E DIO CREO' L'ATEISMO

In principio Dio creò i cieli, la terra, i mari, le montagne e alla fine gli rimase un mucchio di fango e si disse:
- " Se fosse stata neve avrei fatto un pupazzo, ma lo faccio lo stesso di fango"
Così Dio creò l'uomo e per renderlo contento il suo pupazzo tutte le mattine faticava facendo alzare il sole, facendo piovere per le piante, facendo crescere gli alberi per i frutti... Alla fine Dio era stanco e vedeva che Adamo se la spazzava nel giardino a far nulla. Dio si disse:
- "E' pure contento, anzi più felice di me e neppure mi ringrazia, anzi mi ignora. Mi devo vendicare" Fu allora che Dio creò la donna e diceva compiaciuto:
- "Oh, con lei non farò gli sbagli che con lui: facciamole due belle cosce non quelli stecchini di lui; un culo sodo e tondo, non quel culo secco e piatto di lui; un paio di tette, non quel petto ossuto d lui; una bella chioma, non la testa pelata di lui...."
Fu così che la donna divenne la creatura rifinita, perfetta, il compendio della creazione, Adamo era solo l'abbozzo. Alla donna tutte le creature adoravano, seguivano, desideravano e allora Adamo cadde in depressione, lei non se lo filava per nulla. Dio disperato si disse:
- "Mi son cacciato in un altro pasticcio e non posso dire "Dio mio cosa faccio?" sono io Dio, lo devo risolvere da me il guaio. Devo fare nell'uomo qualcosa di forte, di potente, di desiderabile, qualcosa che la donna non possa resistere, qualcosa che lei appena lo veda nell'uomo caschi ai suoi piedi innamorata folle".... E fu allora che Dio creò i soldi.
La donna fu schiava di questo uomo, o meglio del suo potere economico per lunghissimi secoli, capì che lei era adorabile come Dio, ma Dio meschino come l'uomo, sicché la donna decise di lavorare, fare carriera, avere i soldi per conto proprio e d'allora il mondo divenne Ateo.

domenica 10 febbraio 2019

C'ERA UNA VOLTA LA FIABA IN UNA MENTALITÀ LONTANA

LE FIABE NON RACCONTANO FAVOLE
C'era una volta la fiaba in una mentalità lontana ... Se per favole si intende un inganno o una racconto immaginario per intrattenere i bambini, allora rischiamo di perdere di vista il vero origine delle fiabe che, come già detto altrove, era il linguaggio arcaico con cui si trasmettevano delle verità in maniera semplice, con immagini, come nel mondo onirico, attraverso il libro della natura e della vita. Dunque la fiaba non racconta una storia ma racconta esperienze, tratti di vita, emozioni e sentimenti, traumi e delusioni, la fiaba è un ricamo della psiche umana, è un puzzle di tutti i nostri comportamenti. Dobbiamo fare una piccola distinzione tra significato e senso. Il significato è razionale, lo si acquista con un percorso analitico, quindi la fiaba non è battuta su questo sentiero intellettuale, la fiaba invece è costruita sul senso che viene colto dal cuore non dalla testa, è immediato all'istinto ecco perchè il bambino, anche se razionalmente non ci arriva a cogliere il significato, capisce il senso, il cuore arriva prima della testa, non importa se il bambino non sa spiegare o spiegarsi, a lui basta il senso non il significato. L'adulto invece credendo di essere cresciuto intellettualmente rifiuta il significato della fiaba, lo ritiene puerile, insensato se non assurdo. Per un bambino non è assurdo che un serpenti parli e un drago voli. Finchè l'adulto non apre il suo cuore (diventare bambini come diceva quel mito di Gesù) non riuscirà a comprendere il senso della fiaba (entrare nel regno celeste).

sabato 9 febbraio 2019

IL SIMBOLO DELLA MELA

LA MELA
Sfatiamo subito una falsa leggenda metropolitana: Il frutto proibito di cui Eva prese nel giardino dell'Eden non era una mela (la Bibbia non ne parla affatto, era l'albero della conoscenza del bene e del male) quindi tanto meno era simbolo del sesso proibito. La mela più famosa è quella del pomo della discordia attraverso cui Paride avrebbe scelto la dea più bella in cambio dell'amore. Paride scelse però come vincitrice Afrodite, che gli aveva promesso l'amore di Elena. La mela è un dono divino, simbolo della perfezione (ispirato dalla sua forma rotondeggiante) e della bellezza. Nella mitologia celtica, l'isola divina di Avalon prende il nome dalla mela. La mela, per gli slavi simboleggia la prosperità. In Cina, la mela è associata alla tranquillità. Le mele sono, anche, associate alla gioventù eterna e all'immortalità. Le mele d'oro delle Esperidi, davano l’eterna giovinezza; una capacità simile fu attribuita alle mele custodite dalla dea scandinava Iduna. Ringiovanire, è il significato della mela nel folklore russo. Essa è, anche, l'immagine del mondo (il nome del potere, un attributo della sovranità, "maestosa mela"). Ecco perché a New York è attribuito il nome: “La grande mela”. Non per caso però quando si vuole uccidere qualcuno col piacere vi si nasconde dentro del veleno, ecco la mela mortale per eccellenza: quella data a Biancaneve dalla Strega 

mercoledì 30 gennaio 2019

L'ira degli Dei e l'Ira Umana


LA RABBIA VISTA VISSUTA E SENTITA COME FORZA SCONVOLGENTE DI CAMBIAMENTO
Nel nostro film, fate attenzione e badata bene, a smuovere le coscienze, a creare le alternative, a scuotere i torpori, ad incitare la rivolta collettiva per rimediare i guai e provvedere alle ingiustizie, non sarebbe nè il senso morale e tanto meno il senso del dovere, bensì la Rabbia. Quando siamo arrabbiati siamo più sensibili rispetto ai torti che ci vengono fatti, basterebbe non diventarne ciechi, far agire la rabbia insieme ad un altra emozione che la renda anche sensibile e non cieca alla ragione e questa Rabbia diventerebbe una fonte di energia e di cambiamento fantastico.
Nel film invece c'è un particolare preziosissimo: Intanto, nel Quartier Generale, Rabbia, in un tentativo di mettere fine all'infelicità di Riley, insinua nella sua mente l'Idea (rappresentata da una lampadina) di fuggire di casa in direzione del Minnesota. Ciò porta al crollo dell'ultima Isola della Personalità, la Famiglia, e la consolle si spegne, rendendo Riley del tutto priva di emotività. 
Ricordate anche nel film come nella mente del padre di Riley a governare il suo controllo non sia la gioia e tanto meno la tristezza: l’emozione principale nel Quartier Generale del papà è invece Rabbia, nella sua versione più stemperata di borbottii paterni, che pur scomodo si accende per attimi come un fiammifero, ma non causa del male a nessuno, ma sono i suoi sfoghi che mettono in moto tutto l'andamento famigliare, facendolo diventare persino un brontolone impacciato quasi tenero. Senza Rabbia che spacca le barriere e fa rientrare Gioia e Tristezza, non sarebbe stato possibile per le protagoniste riprendere il controllo della console e della vita di Riley. 

PERCHÉ ABBIAMO DEMONIZZATA LA RABBIA?
Una delle emozioni chiavi nello svolgimento del film a buon fine è proprio la rabbia. E' una delle più importanti valvole di sfogo che ha la nostra psiche, è il salvavita elettrico del nostro sistema nervoso, ma (ahimè ahimè) è stata demonizzata da una mentalità religiosa che tende a sottomettere le persone alla passività e l'obbedienza remissiva e cieca, nonchè da una prassi sociale politica che punisce la violenza mentre la rabbia viene elencata sotto questa dicitura come punibile e da controllare. Ma in realtà la rabbia dovrebbe essere educata sia dalla religione come una potenzialità di sfogo, ricordate il buon Gesù che in preda ad un attacco di Ira scaccia via dal tempio i mercanti che hanno fatto della casa di Dio un commercio spirituale, e sia dalla politica come un mezzo di protesta civile. Ciò che rende la Rabbia negativa è proprio il suo divieto, perchè questo la fa diventare davvero violenta ed incontrollabile (scoppia ormai il più delle volte quando non ce la fa più), il che non lo sarebbe se viene incanalata come una potenza, una forza, una grinta pacifica e regolare, allora non diventerebbe nè violenta nè negativa e tanto meno distruttiva, l'esempio di Gesù che non picchia le persone ma distrugge i loro banchi di merce illegale ne è l'emblema. Ci hanno solo insegnato a nascondere la rabbia, a trattenerla, a reprimerla ed è proprio questa prassi che la rende negativa, violenta e alla fine quando si manifesta distruttiva. Dunque, non voglio dare licenza di agire o permissivismo a chi ormai manifesta con la sua rabbia la cattiveria, questa ormai è una tendenza malata, ma ridare una dimensione lecita e persino salutare ad alcuni momenti in cui la rabbia potrebbe manifestarsi in maniera innocua e saggia.

domenica 20 gennaio 2019

e io ... Volo !!!


Quando ero bambino adoravo farmi degli aquiloni con i fogli dei quaderni di scuola... mi facevano volare più di quello che a scuola mi facevano scrive su quei fogli... poi il mito di Superman divento la mia ombra, adoravo l'umiltà di Clark Kent, il suo desiderio di normalità, di non apparire, di nascondersi, di fare del bene, di essere Uomo, era un eroe solitario, orfano, esiliato. Gli altri supereroi dovevano mettersi qualcosa addosso per rendersi forti, un atteggiamento studiato, un armatura extra aggiunta, Clark invece no, aveva tutto dentro, doveva solo scoprirsi, ma aveva sempre paura di farlo, paura di essere tradito, ferito, malinteso, disprezzato perchè diverso; poi se parliamo dell'amore lui era una frana... insomma era come me in tutta la sua umanità. Da adolescente iniziai a pensare di prendere la carriera di pilota, sempre il volo era nella mia anima, ma restò un volo di pura intenzione e desiderio... avevo la testa sempre tra le nuvole. Alla fine, come un aquilone, un vento impetuoso mi strappo dalla società, dal comune vivere, dal mondo... iniziai un volo interiore, a volare col pensiero, a volare col cuore davvero, un viaggio ad alte quote, introspettivo, fino a raggiunge uno sdoppiamento della personalità (chiamatela schizofrenia se volete); sì, sono uscito di quota, in un altra atmosfera non terrestre (quella della follia), ma con la differenza di riuscire a tenere a bada sia me che l'ombra, il volo e le cadute, la testa come al solito tra le nuvole ma con i piedi per terra. Un filo che collega a terra il mio aquilone, chiamatelo Spirito Santo, Prana, Nirvana, Estasi, intuizione, consapevolezza, chiaroveggenza, Dio... insomma io continuo a chiamarlo Superman, era quello il nome del mio aquilone che oggi ha preso le sembianze eteree della mia anima. Il mio sogno da bambino l'ho realizzato: so volare, senza fumare e senza bere. Mi sono liberato dalla forza di gravità chiamata dualismo, chiamata denaro, chiamata politica, religione, status quo, luoghi comuni, parere sociale, ignoranza e stupidità umana.... e il bello è che, come Clark, nessuno mi crede, sono scomparso nella folla, così insignificante che per molti non son nessuno ma... io volo!!!