SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI (presenti nel presente, qui ed ora), NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI (la consapevolezza) - Gesù di Nazareth -

IL SIGNORE DEGLI ANELLI

LA CONTEA
Tutto ebbe inizio in un luogo sperduto, il più insignificante della terra di mezzo, la Contea, un piccolo villaggio di Hobbit, la razza più sconosciuta della fiaba. Ma, come dicevano i dotti nella Bibbia, potrebbe un messia venire da Betlemme? No, impensabile, le umili origini, i paesi senza fama, i cognomi senza eredi non contano in una società fatta di parvenze ed apparenze, eppure il cuore della terra di mezzo è proprio la Contea. Anche nella essenza del nostro essere ognuno di noi ha una contea, un luogo selvaggio, incastonato con la natura, con i ricordi più belli dell'infanzia, con le emozioni più forti dell'anima, ma anche con le preoccupazioni più profonde dello spirito: un anello divino e anche diabolico come lo è la nostra psiche.


UNA FESTA DA LUNGO ATTESA ... LA CONSAPEVOLEZZA
Tutti noi non aspettiamo altro nella vita che quel passaggio, in termini paolini biblici, dall'uomo vecchio all'uomo nuovo, il rinnovamento interiore che avviene quando l'esperienza (Bilbo) dona alla sua infanzia interiore (Frodo) il frutto dei suoi successi e sbagli: l'esperienza consapevole; nella vita prima si fa la pratica con successi e frustrazioni e poi si capisce il senso del vivere (il contrario della scuola dove prima ti insegnano la teoria e poi ti dicono di andare a scoprire se è vero). La vita di ogni essere umano ha questo bivio; prima di Cristo e dopo Cristo, la consegna di Bilbo a Frodo di un compito fondante: il dominio del bene attraverso la rinuncia del male e viceversa. Il bimbo interiore che è in noi (Frodo) sarà pronto per la sua avventura soltanto quando la nostra ragionevolezza spirituale (Bilbo) si sia rassegnata a non lottare più con l'avidità del vivere. La vita è una malattia che si guarisce con la pace del saper morire ed ecco la decisione di Bilbo: ritirarsi nella pace interiore (Il Gran Burrone), la vita contemplativa degli elfi,dei saggi, degli umili di cuore.



IL SIMBOLO DIVINO DELL'ANELLO
Per la sua forma senza inizio né fine l’anello è, da sempre, simbolo di eternità. La forma del cerchio è il più importante e diffuso simbolo geometrico che viene riprodotto anche secondo l’immagine del Sole e della Luna. A Dio, nei sistemi mistici, si allude come a cerchio dal centro onnipresente, per rendere con concetti. Un simbolo di protezione usato come fortificazione attorno alle città, ai templi, alle tombe per impedire a nemici e demoni di entrare, mentre nelle pratiche magiche si usa tracciarlo intorno alla persona che deve essere difesa. La mano significa forza, averne un anello al dito è come averne la corona in testa, è simbolo di potere; averne l'anello di un altro è simbolo di fedeltà e donazione (come nel matrimonio). È un simbolo universale, riconduce alla forma del germe, dell'ovulo, dell'uovo, che contiene in potenza il principio di vita eterno, sempre ricominciato e mai estinto. Nell'Anello, Frodo eredita da Bilbo il senso della vita, la missione dell'esistenza: imparare a rinunciare al potere attraverso l'annullamento. Ecco perché, come diceva Tolkien, il suo libro è un libro che parla della morte e dell'immortalità.



ISENGAR ... LAVORARE PER DISTRUGGERE
Consumarci consumando, ecco lo scopo "vitale" o meglio mortale della società odierna del consumo capitalista e del materialismo delle persone senza vita interiore. Il male in questa fiaba di tolkien, ha un complesso metafisico da analizzare sotto diverse angolature. Il primo è il lavoro come fonte di distruzione, una contraddizione in termini: si lavora per creare, costruire, evolversi, invece se il lavoro non ha uno scopo benefico e spirituale, diventa distruttivo, basta vedere il mondo moderno: fabbriche che contaminano, industrie che distruggono le risorse della natura, l'uomo schiavo di impegni ed affari e non ha mai tempo per se stesso, ignaro della sua interiorità e smarrito nel mondo delle cose esteriori, questa è la terra di Mordor. Il d'affarsi del Signore del Male (Sauron) è un disfarsi in se stesso, costruisce armi, trincee, soldati... è simbolo della materia che sopraffa lo spirito, come oggi l'economia mondiale, mina alle fondamenta il senso della vita e della natura umana, espressione dell'espandersi incontrollato della società industriale e tecnologica avanzata. Le persone che di dedicano completamente a questo scopo materiale, hanno dentro una fornace (Isengar) dove nascono solo mostri (Uru hai, orchi, Nazgul...), una società che serve solo il potere folle ed incontrollato del Male. Ma Isengar era governata da una falsa saggezza (Saruman) ed è questa la saggezza che oggi governa la nostra società e l'istinto delle persone che la abitano nella loro maggioranza.



RINUNCI AL POTERE SOLTANTO SE SEI POTENTE
Frodo come ognuno di noi eredita il potere di vivere, quella illusione di essere un Dio, unico per qualcuno, assoluto; ma bisogna rinunciarvi per essere divini. Lo stesso avvenne nell'Eden: non toccare dell'albero della conoscenza, fu il divieto dato ad Adamo ed Eva, dunque non infilarti l'anello. Noi siamo essere finiti, mentre il nostro desiderio di assoluto è velenoso nella misura che ci rende ciechi, il desiderio di potere ci rende distruttivi. Finchè nel cuore umano ci sia sete di potere sarà sempre preda della sua debolezza, il potere domina ogni passione, soltanto chi vi rinuncia è grande, potente, perchè domina se stesso, non si lega a nessuna anello, a nessuna fede, a nessun Dio. E' libero perchè neppure se ne accorgo di voler legarsi alla libertà come ideale. Gli Hobbit erano liberi e grandi senza saperlo. Il sapere corrompe l'istinto puro del sentire, donde il desiderio di questo maledetto anello.



 IL PECCATO DEGLI DEI E' L'ADORAZIONE UMANA
Un brano biblico è sconcertante nella sua profondità, riportato nel libro della genesi quando Adamo ed Eva peccarono, Dio disse che proprio a causa del peccato l'essere umano era diventato come Dio (Genesi 3,22), quindi Dio pecca senza però far del male (non abusa mai del potere) ecco la differenza tra lui e Satana. Il Signore degli Anelli è la rappresentazione perfetta di questo mistero: Lui, Sauron, è colui che domina il creato, fu lui il creatore dell'anello e non il Dio buono Eru. Perchè? Perchè ciò che mette in moto l'essere è il male, come nell'atomo è l'elettrone a muoversi, il polo negativo, non il protone che è fermo e passivo. La salute non si attacca mentre il raffreddore sì, perchè il male si trasmette il bene no, il male come l'erbaccia cresce senza fatica mentre il grano va duramente lavorato se si vuole un raccolto. Fu la caduta di Eva a mettere in moto la fuga dall'Eden, fu l'assassinio di Caino a mettere in moto le scoperte di altre terre, fu la malvagità degli abitanti a creare col diluvio un altra civiltà.... è il male in noi che ci spinge a cercare il bene, è l'imperfezione che ci sprona a trovare il perfetto e mai il contrario. E' questo anello del potere che domina tutti gli altri anelli: 


"Un Anello per domarli,
Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli
e nel buio incatenarli."


ESSERE INVISIBILI
I simboli della invisibilità sono tantissimi nelle fiabe, basta ricordare l'elmo di Perseo che lo rendeva invisibile, il mantello dell'invisibilità di Harry Potter e infine, per eccellenza, l'Anello del potere nel mondo immaginario di Tolkien. Chi almeno una volta nella vita non ha sognato di diventare invisibile? E' una prerogativa di Dio, un potere, essere ovunque senza che nessuno ti veda, quindi poter dominare la vita, la coscienza e l'intimità altrui senza nessun impegno, senza essere visti, un po come i voyeuristi o i guardoni. Ma questo potere ha il suo rovescio: possiamo rendere invisibili gli altri con l'indifferenza o con l'egoismo: se cerchiamo negli altri solo se stessi, gli altri diventano specchi e quindi spariscono, li ignoriamo, è l'anello del potere che ci isola cosciente o meno dagli altri, ma chi lo fa in modo consapevole, funge da specchio agli altri per scoprirli e non si fa notare, come fanno i saggi ma anche i delinquenti, dunque non solo Dio è invisibile ma anche Satana. Un atteggiamento comunque pericoloso, persino Gandalf stesso sa che anch'egli soccomberebbe al potere dell'anello, motivo per cui lo rifiuta a casa baggins resistendo alla tentazione di prenderlo. Con l'Unico anello possiamo dominare gli altri, gli anelli degli elfi (la scienza e la religione), gli anelli dei nani (la mano d'opera e la tecnologia), gli anelli degli uomini ( le forze militari), proprio come fanno oggi i potenti di questo mondo: hanno in mano tutte le forze e risorse umane per distruggerci. Gli unici a non avere un anello sono i poveri (Gli Hobbit) donde il loro compito di distruggere il potere senza farsi notare perchè disprezzati ed emarginati dalla società di Sauron.



GRAN BURRONE, LA TRINCEA DI PACE
Conosciuto anche come Forraspaccata (Rivendell), è una città di Arda, avamposto degli Elfi (Eldar) nella Terra di Mezzo. Viene anche indicato, nei testi tolkieniani, come L'Ultima Dimora Accogliente o la Casa di Elrond. Simbolo di un posto paradisiaco dove possiamo ritrovare pace, ragionevolezza, protezione, vitto ed alloggio. A livello psicanalitico nella fiaba è il simbolo perfetto della pace dei sensi interiori (Bilbo rassegnato alla sua vecchiaia), è la coscienza nella sua autocritica (Frodo che guarisce dalla ferita mortale dei Nazgul), è la lucidità mentale (sede del consiglio dove si crea la compagnia dell'Anello). Ricordatevi: "Non è il luogo che rende felice ed in pace l'uomo, ma è l'uomo che rende pacifico e felice il luogo" quindi il Gran Burrone è dentro ognuno di noi, basta cercare dentro le profondità del cuore e della mente, attraverso il viaggio della meditazione per trovarvi asilo e prepararvi sempre nella pace alle più ardue e quotidiane prove della vita. E' una tappa d'obbligo quotidiana, una sosta o boccata d'aria dello spirito, per chi in questa vita va oltre le apparenza della Terra di Mezzo.



 I NAZGUL ... LE OMBRE PSICHICHE CHE CI INSEGUONO SINO ALLA LUCE DELLA RAGIONE.
Nessun potrebbe dire di essere libero dei propri Nazgul, tutti noi siamo inseguiti dalle nostre ombre, i Nazgul le proiezioni delle mostre più grandi debolezza, limiti, nevrosi e vizi, ecco perchè una volta erano uomini, anzi persino Re. Loro ti colpiscono col veleno mortale dei rimorsi, dei sensi di colpa e sopratutto con il pugnale della paura, la più grande delle psicosi mentali. Infilarsi l'Anello, cioè scendere nel profondo della propria coscienza e vedere il potere del male, quest'azione rende visibili proprio in noi i Nazgul, e pochi sono all'altezza di una tale introspezione mentale. I Nazgul governano in noi la nostra parte animale (infatti cavalcavo sia cavalli, la forza di volontà, che bestie alate, la forza del pensiero irrazionale). I Nazgûl non possiedono più un corpo visibile, come lo sono appunto le forze inconsce, per tale ragione per vederli dobbiamo metterli addosso un mantello, e cioè farci e darci una ragione altrimenti non potremmo mai vedere questi istinti inconsci in noi invisibili.



GANDALF ... ESPERIENZA VIVA
Per cogliere il senso simbolico di questo personaggio è indispensabile il modo in cui Tolkien lo definisce nella lingua originale.... non è uno stregone di due soldi (Sorcerer) e neanche un mago di professione (magician) e neppure un saggio intellettuale (wise)... Tolkien lo chiama WIZARD, una personificazione geniale tra sapienza nascosta umile e barbone errante insignificante. Dunque non è il professionista, il sapientone, il santone, bensì un uomo che non dà all'occhio (Sauron non lo riconosce), anzi si mischia e si confonde come un vagabondo eppure porta con sè la più alta luce e consapevolezza. Gandalf è della stessa natura di Sauron. Dagli Ainur o Valar, deità originarie, discendono i Maiar, deità minori, tra cui Gandalf, Sauron, Saruman. Gandalf è archetipo di quella sapienza incarnata quindi non teorica e neppure ideale, ma esperienza viva, incarnazione, quello che nel vangelo è un Cristo o Unto. Gandalf nasconde la più alta sapienza in parvenze di taumaturgo comune: i fuochi pirotecnici o la benedizione che fa nella locanda di Brea alla birra rendendola insuperabile per sette anni.... per Tolkien questa è superstizione, un modo per dominare l'ignoranza altrui, è il peccato per eccellenza dei furbi che, come dice Gandalf: "occorre dunque servirsene, quando se ne dispone, ma con moderazione". Dunque, tipico degli grandi dei che sanno fare del male senza però fare del male a nessuno che vuole il proprio bene.



GLI HOBBIT
Chi ha visto il film del Signore degli anelli e non ha letto il libro si accontenta solo con le briciole e perde di vista tantissimi punti spunti angolature e persino dei personaggi fondamentali mai trattati nei film (basta pensare a Tom Bombadil). Un esempio, nel film è tagliato tutto il dettagliato ritratto della vita nella Contea che era una satira della campagna e della piccola ed avara borghesia inglese (un po come oggi lo snobismo tipico del cittadino metropolitano nei confronti dei contadini che abitano nei campi). Gli hobbit erano un popolo insignificante eppure il più evoluto in umanità: pace gioia semplicità e libertà di vivere erano la loro conquista (altro che tecnologia), pur senza aver mai varcato frontiere altrui. Loro non conquistano terre altrui ma soltanto il loro quieto vivere, la gioia del mangiare, del ballare, del ridere e persino del fare una saggia pigrizia. nella mitologia tolkeniana la loro origine è sconosciuta (persino a loro stessi) perché sono sempre sfuggiti all'attenzione dei più grandi, o alla gente civilizzata con le sue registrazioni, e nemmeno loro ne tenevano, tranne vaghe tradizioni orali, finché non migrarono dai confini del Bosco Atro, fuggendo dall'Oscurità, per vagare verso occidente, entrarono in contatto con gli ultimi abitanti del Regno di Arnor. Lo hobbit per questa ragione è per eccellenza la razza dell'umiltà, la dote più essenziale della grandezza umana, il fondamento del mondo spirituale e introspettivo. Soltanto ad un Hobbit può essere affidato il compito di distruggere il male, il potere e le false divinità, finchè non scoprirete lo Hobbit che giace in voi non potrete mai progredire nelle vie dello spirito e della lotta col vostro male interiore.



SAMWISE GAMGEE... LE FONDAMENTA DELL'AMICIZIA
Il personaggio che mi affascina di più nel Signore degli Anelli è questo hobbit: Sam. L'unico portatore dell'anello a non essere tentato dall'anello, Perchè? perchè la sua essenza è la SEMPLICITÀ, questa non si attacca a nulla, non possiede nulla, non desidera nulla al di fuori del suo stesso ideale: la fedeltà. Per questo in Sam troviamo il pilastro dell'amicizia. In quanto giardiniere (Giardino simbolo del cuore) è la semplicità che cura nel nostro cuore ogni azione, virtù, istinto, pensiero, sentimento e non li lascia nè corrompere nè soccombere. La semplicità origlia alla finestra della coscienza, coglie sempre l'essenziale della saggezza (ecco il discorso rubato da Sam a Gandalf). La semplicità non è sedotta dal potere perchè non lo vuole; non cede alla disperazione, perchè la sua speranza sta anche nel morire fedele: "Ti seguirò finchè avrai speranza. Io non ne ho più" disse. Sam pur rifiutato da Frodo rimane fedele a se stesso e non abbandona l'amico, dimostrazione che quello che fa non lo fa nè per Frodo e neppure per se stesso, ma per un ideale assoluto, aldilà di se stesso: il bene invincibile. Per Sam morire nel bene è un Bene quindi il male non potrebbe sconfiggerlo anche se lo avessero ucciso. Questa amicizia è il vero tesoro di Frodo, invisibile agli occhi di chiunque. Non per caso l'amore di questo Giardiniere era una Hobbit chiamata Rosa: simbolo dell'amore, perchè senza semplicità non c'è fedeltà e senza fedeltà non esiste l'amore.



POLITICI FARNETICANTI, PREDICATORI IDEALISTI, VICINI PETTEGOLI, GIORNALISTI CONVENZIONALI, AMICI CHIACCHIERONI... ECCO A VOI LA BOCCA DI SAURON.
Diversi sono i personaggi in questa storia che perdono la loro personalità, smarriscono la loro identità, fino a ridursi ad un ruolo o comparsa di facciata, come tanti oggi nella nostra società. Ecco a voi quelli che parlano per sentito dire, che non sanno più chi sono ma vogliono solo dire quello che dicono gli altri, sono dei ripetitori impersonali di bugie, notizie, dicerie, luoghi comuni, sono la Bocca di Sauron: dopo aver mostrato la cotta di mithril a Gandalf ed avergliela lanciata, la Bocca si mise a parlare dell'atroce morte di Frodo e della sua sofferenza (Bugie prefabbricate ad uso e consumo loro, come fanno proprio giornalisti, pettegoli, politici, ecc...) ; conosciuto anche come Luogotenente di Barad-dûr, aveva servito Sauron per lungo tempo, e aveva dimenticato il proprio nome: come tanti fans, fedeli, ultras, seguaci di partiti politici o sette religiose, giornalisti creatori di sospetti e falsi giudizi temerari... sono tutti comparse impersonali. Ognuno di noi ha questa bocca incosciente , mai collegata al cervello, superficiale, che spara parole senza senso o bugie sensate per ingannare gli altri, facciamo le veci di un padrone impersonale che ci domina (Ignoranza, male inconscio ed ideologie vari). Per non parlare o sparlare di coloro che non avendo una vita significativa (come Sauron senza corpo) si dedicano a pettegolare degli altri per distruggerli, sono tutte bocche di Sauron: servitori dell'inutilità assoluta. Viviamo nell'era delle comunicazioni ridotte a liti, urli, monologhi disperati... insomma, messaggeri di Sauron!!!





L'UNIONE NELLA DIVERSITÀ... LA COMPAGNIA DELL'ANELLO
Elrond è la figura della riconciliazione, colui che sa armonizzare gli opposti, l'avvocato del diavolo, il mediatore; il suo concilio è in noi quella capacità di discernimento e prudenza che trova l'equilibrio e la via di mezzo. In ognuno di noi ci sono forze opposte, passioni buone e cattive, pensieri deboli e forti, traumi profondi e manie superficiali: pregi e vizi albergano in tutti noi in maniera duale e vanno riconciliati e messi a fuoco insieme: l'indolenza e la stupidità degli hobbit va messa in confronto con la loro umiltà e delicatezza; l'orgoglio elfico di Legolas si scontra con l'amicizia di Gimli mentre il rancore di questo nano si ammorbidisce con la fedeltà amichevole dell'elfo; la perfidia di Borromir si scontra con la correttezza di Aragorn mentre i dubbi di questi si chiariscono con il sacrificio di Borromir, ecc. Tutti noi abbiamo una compagnia dell'anello nell'anima, spesso non sa essere unita, coerente, efficace, non ha uno scopo comune, vivono nel dualismo i nostri pensieri (elfici) contro le nostre passioni (dei nani), i nostri ideali (degli uomini) con le nostre incertezze (dei saggi). Ecco lo scopo della compagnia: ritrovare la forza nell'unità non solo nonostante la diversità ma sopratutto a causa e grazie al merito della diversità. Non fuggite dalle persone che considerate diverse, persino antipatiche, loro il più delle volte hanno il vostro anello mancante per raggiungere il vostro monte Fato o nocciolo del problema che vi condiziona la vita.



LA FATTORIA DI MAGGOT ... VIETATO VIETARE
Ecco un personaggio che serva un messaggio importante nonostante la sua apparenza secondaria: la fattoria di Maggot, luogo preferito degli hobbit per rubare ortaggi sopratutto dei funghi di primissima qualità. Non potete mai fare un viaggio interiore senza fare una scorciatoia verso i campi di Moggot. Perchè? Maggot rappresenta quella paura infantile che ognuno di noi porta con sè, tutti noi da bambini avevamo paura di un qualcosa, Frodo in questione temeva i tre terribili cani di Maggot. Dobbiamo tornare in quei campi dell'infanzia e conquistare la bontà di Maggot: lui dona i cesti di funghi, non più velenosi o traumatici, ma gustosi, ecco la ragionevolezza di comprendere le nostre paure infantili. In ognuno di noi alberga un territorio proibito dove sempre avremmo voluto oltrepassare il divieto, ecco Maggot: uno spauracchio infantile per Frodo, "il terrore di tutti coloro che oltrepassano i limiti della sua proprietà". I limiti nello spirito sono fatti per essere superati e sorpassati, altrimenti non si trascende e difatti, come vedremo nel post seguente, sarà Maggot a proteggere gli Hobbit dai primi Cavalieri Neri.



VIVERE SUI CONFINI DELLO SPIRITO
Maggot vive vicino ai "confini: "la gente di qui,
essendo vicina alle frontiere, deve stare molto in guardia e all'erta ... c'e' sempre stata gente strana a girovagare e curiosare da queste parti: troppo vicini al Fiume, siamo. Il fiume è segno di oltranza, anche noi nella nostra natura abbiamo dei confini tra spirito e materia, tra realtà e fantasia, tra bene e male. Chi abita in zone di frontiera conosce meglio di altri ciò che sta al di là di questo limite; Maggot è simbolo di perspicacia, è la visione più acuta, più ampia, perchè lo sguardo vaga da un lato all'altro del confine. E' lui a parlare con i cavalieri Neri e non dar loro indizi di paura (appunto perchè riconciliati noi con la nostra paura ancestrale, come detto nel post precedente). Chi sviluppa la perspicacia ha un alloggia nella casa di Maggot dove gli hobbit trovano ospitalità in un momento se non di pericolo immediato e concreto certo di inquietudine e incertezza. Maggot si offre di "scortare" gli hobbit all'attracco del traghetto. Sul suo carro, senza alcuna assistenza, in una notte che egli ha perfettamente capito non essere sicura. Senza la perspicacia non uscirete mai dai confini della vostra ristrettezza mentale e non raggiungerete il traghetto dell'intuizione psicologica.



L'ESSENZA DELL'INFANZIA... LE BIRICHINATE
Un bambino senza birichinate è un bambino patologico e diventerà un adulto che farà birichinate maggiori cioè traumatiche. La birichinata non è cattiveria nel bambino, non è strategia malefica pianificata a fine di male, bensì le sue monellerie fanno parte della scoperta che fa del mondo nella sua innocenza. Lui scopre mondi che sono fuori le norme, le regole, fuori strada, ecco Merry e Pippino, simboli di quelle avventure infantili di cui tutti noi abbiamo una profonda nostalgia. Impossibile crescere senza di loro, non possono mancare nella compagnia o bagaglio della nostra vita interiore. Senza la loro spensieratezza, senza i loro sbagli, senza la loro stupidità, la compagnia non avrebbe mai raggiunto il traguardo. Non potete diventare seri senza farvi una risata, non potere essere adulti se nascondete le avventure birichine che si muovono furtivamente dentro di voi. Non sono Merry e Pippino che infrangono le regole, ma sono loro che dispensano e fanno uno strappo alla regole in maniera regolare, sana e divertente e, alla fin fine, anche costruttiva.

TOM BOMBADIL... L'ANELLO MANCANTE
Tom Bombadil è, tra i personaggi del Signore degli Anelli, forse quello meno conosciuto e nello stesso tempo uno dei più affascinanti e misteriosi, che sfugge a tutti gli schemi predefiniti (imperdonabile la sua mancanza nei film di Peter Jackson). Tom Bombadil è il "Signore della Vecchia Foresta" dove il Male non può toccarlo (foresta vecchia, simbolo di esperienza, conosce ogni rischio, impenetrabile perchè consapevole). È in grado di vedere Frodo anche se porta l'Anello al dito (cioè vede oltre le apparenza, non si lascia ingannare dal potere) ed è l'unico a poterlo toccare senza subirne l'influenza malvagia (perchè lui non desidera il potere). Inoltre quando se lo infilò al mignolo stranamente non divenne invisibile (infatti non si lascia influenzare da nessun ideologia, potere, credenza, rimane se stesso, non scompare). Per questo motivo, durante il Consiglio di Elrond, viene discussa la possibilità di affidarglielo, affinché lo tenga al sicuro nella sua foresta per sempre. Bombadil però non avrebbe mai custodito l'Anello volentieri, ma, anche se avesse accettato, probabilmente dopo poco tempo se ne sarebbe dimenticato e forse l'avrebbe anche buttato via. Gandalf dice infatti che, fra tutte le creature della Terra di Mezzo, Tom è uno dei custodi più pericolosi per l'Unico Anello proprio perché simili cose non hanno presa nella sua vita. Tom è l'incarnazione della natura, per questo vive accanto a Baccador, la figlia del fiume.

BACCA D'OR, LA FIGLIA DEL FIUME
La regina dei fiori, la figlia del fiume, dove il nome è Goldberry, bacca dorata. Tom l'ha incontrata durante il suo peregrinare nella foresta. E' ovvio che un uomo che vive nella natura e della natura, sposa e s'innamora ciclicamente della bellezza naturale incarnata in questa fanciulla. “Così dolce era la danza di Baccador e cosi’ allegre le piroette di Tom. Eppur in qualche modo sembravano tessere un’unica danza, armonizzandosi e completandosi, dentro e fuori la stanza, e tutt'attorno al tavolo”. Lei è simbolo di armonia, di gioia, di pienezza, il suo canto e la sua danza sono l'espressione dell'arte nella natura; è l'amante che ogni anima spirituale sogna di avere accanto a sè. Come disse lo stesso Tolkien altrove: "Dovremmo guardare ancora il verde, ed essere nuovamente stupiti (ma non accecati) dall’azzurro, dal giallo e dal rosso... La Fantasia è una naturale attività umana, che non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà " (dal saggio "Albero e Foglia").


SALICE E TUMULI, TRAPPOLE PER CUORE E MENTE
Due sono le trappole che gli Hobbit devono superare prima di arrivare al Gran Burrone, come due sono le potenze dell'anima che dobbiamo imparare a tenere a bada prima di arrivare alla presa di coscienza. Ma senza Tom Bambadil (la semplicità naturale dell'Essere) sarebbe impossibile. La prima difficoltà è il cuore, il salice piangente che divora gli Hobbit, è un albero che ha un anima in quasi tutte le tradizioni, è carnivoro, come le passioni, così le foreste abbandonate e vecchie son sempre pericolose, ubbidiscono soltanto alla voce del canto di Tom Bombadil, all'arte, all'armonia, alla dolcezza, è l'unico modo per farsi liberare da questo salice, per non farci piangere. La seconda difficoltà è la mente, donde troviamo le colline del Tumulilande (i pensieri), dove giacciono le tombe dagli antenati degli Edain: qui sorgono gli spettri del nostro passando, vale a dire traumi, fobie, manie mentali come le stupide ideologie portate al fondamentalismo e al fanatismo, creano una fitta nebbia impossibile per gli hobbit attraversarla senza non smarrirsi. Tom Bombadil aiuta gli Hobbit rompendo l'incantesimo: dona loro i tesori che nascondono le tombe: le lame dei tumuli, pugnali di splendida fattura, queste sono le convinzioni taglienti che ci dobbiamo forgiare per conto proprio e mai per sentito dire, sono verità fatte con l'esperienza e non con i fantasmi delle chiacchiere o solo perchè lette e mai vissute.



VINCE CHI PERDE
Nel Signore degli Anelli lo scopo è come nell'anima, speculare, cioè il contrario di quello che appare: la loro ricerca sta nel perdere un Anello e non nel conquistarlo, sta nel perdere non nel vincere. Simile a quello che diceva l'incompreso di Gesù di Nazareth: "Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà per me la troverà". La grandezza nello spirito è il vuoto dove tutto poi può avere il suo spazio, il mondo materialista ci dice il contrario: possedere, avere potere, occupare tutto lo spazio. Gli Hobbit vincono perchè nella terra di mezzo per Sauron non sono nessuno. Sauron non ha la minima idea che uno possa rinunciare al potere per questo non pensa minimamente ad uno Hobbit che vuole distruggere l'Anello. La via spirituale che conduce allo spogliarsi di tutto, al nascondersi, al silenzio, alla solitudine è ben poco conosciuta e ancor meno frequentata. Soltanto in questa via il BENE CONOSCE IL MALE mentre il male non potrà mai comprendere il bene. Conoscendo il male il bene può servirsene, mentre il male non comprendendo il bene può solo distruggerlo.




LA NATURA E' RELIGIONE ?
Le grandi religioni hanno distrutto uno degli aspetti più fondamentali dell'essenza umana: Noi apparteniamo alla natura e la natura è divina. Nelle fiabe spesso gli animali parlano, gli alberi hanno coscienza e volontà, come gli Ent e Barbalbero nel Signore degli Anelli. Questa comunicazione dell'uomo con la natura è stata interrotta da un falso spiritualismo che rende l'uomo astratto, angelico, isolato nel cosmo, ignaro del profondo collegamento che abbiamo con ogni particella dell'universo. E' il fascino degli stregoni e degli elfi, sanno leggere nel vento e nelle foglie la follia umana, sanno dialogare con le piante e capire negli alberi il male che gli uomini infliggono al tempo e alla natura. Uno dei più grandi messaggi nel Signore degli anelli è proprio questo: se distruggiamo l'habitat naturale in cui viviamo per sostituirlo in un mondo meccanico e tecnologico, finiremo per essere schiavi come macchine delle stesse macchine che abbiamo creato e finiremo per morire psichicamente in un modo a noi non adatto.




 LA MORTE ... UN DONO VITALE
Gli elfi sono nel Signore degli Anelli la razza emblematica del nocciolo della questione del libro: la morte!. Gli elfi soffrono per la loro immortalità, hanno l'eternità quindi non conosco la speranza; per gli elfi la morte è un dono che gli dei hanno fatto agli uomini della terra di Mezzo, senza la morte la vita sarebbe un inferno, un eterno ritorno di noia, di scontatezza, di immobilità. Per questo gli elfi non concepiscono la religione, questa nasce dalla paura di morire. Gli elfi insegnano alla compagni dell'Anello che la paura non deve essere quella di morire ma quella di fallire restando in vita. Si muore solo se non sai vivere con dignità, per questo loro scelgono la morte o rinuncia nell'abbandono della Terra di Mezzo, andando oltre il mare (la morte, l'aldilà). Dunque non si teme la morte ma la paura di non saper morire, cioè di aver sprecato la vita dedicandosi a cose inutili e persone vane. Chi non trova nella morte il senso trascendentale della vita non è vissuto sino in fondo. Bilbo, Frodo e poi anche Sam, una volta sconfitta la noia del vivere, vanno con gli elfi oltre il mare, sanno morire, perchè non sono più attaccati alla malattia di vivere, una malattia che vive solo dalla paura della propria solitudine.




COLLE VENTO (Weatheratop) NON ESISTONO EROI SENZA CICATRICI MORTALI
I veri eroi sono davvero umani, quindi hanno il loro lato debole, come Superman diventa debole con la kriptonite, come Gesù ha le stigmate, come i vampiri non possono vedere la luce e come Frodo ha la ferita mortale dei Nazgul nello scontro di Collevento. Ognuno di noi ha nel profondo di quel colle, del cuore, dell'anima, un vento mortale, una pena, un fallimento; non esistono esseri umani realizzati che non portino un segreto o ferita mortale nella tomba. Chi ha assaggiato il male di vivere nella felicità sa quanto sia malinconico il ricordo di queste ferite. Frodo non si rassegnerà mai alla perdita dell'Anello, le sue crisi lo porteranno all'abbandono della Terra di Mezzo. Tutti i saggi sono in fondo malinconici, la felicità che hanno assaggiato è di un altro mondo e questo mondo sarà sempre in qualche modo stretto per la loro anima.



GOLLUM VS SMEAGOL
Questo è dei personaggi più emblematici della saga. Perchè tanto amato? perchè incarna qualcosa che giace in ognuno di noi: la schizofrenia, la voce della coscienza che lotta contro la nostra tendenza alla decadenza e il male. Sono i nostri due lati opposti: Smeagol lo hobbit buono, che dando spazio alla sete di potere diventa il Gollum cattivo ormai consumato dallo stesso potere. La psicanalisi (la sapienza di Gandalf) ci ha insegnato come mettere questa parte demoniaca al nostro servizio, non ucciderlo come vorrebbe la correttezza improntata dalla morale religiosa (l'ira di Sam), ma renderlo nostro amico, senza di lui non potremmo mai conoscere la strada del nostro male (la via verso Mordor), senza il male non puoi vincere lo stesso male, il bene è impotente alla fine fine (come dimostra Frodo alla fine della sua missione).



L'ISTINTO SELVAGGIO E/O MALVAGIO
Tutti gli estremi sono nocivi, Smeagol cambia natura e da hobbit diventa bestia, un animale degradato, preda di se stesso, vittima della sua stessa fame di potere. Come Sauron nel bene, volendo essere un Dio divenne un demone, quindi in noi, la ricerca assoluta e quindi maniacale, sia del bene che del male, ci porta a distruggere la nostra natura: non siamo angeli e neppure bestie, chi dà spazio assoluto solo al bene diventa perfezionista moralista fariseo e alla fine crudele; chi dà spazio assoluto al male diventa lassista, crudele, tiranno e alla fine demoniaco.



IL PRINCIPIO DUALE... SMEAGOL E DEAGOL ... CAINO ED ABELE
Se Adamo ed Eva sono archetipi simbolici dei due aspetti psicologici e cerebrali, cioè il maschile e il femminile, ossia la dualità nella manifestazione, i loro figli, Caino ed Abele, sono la modalità con cui agiscono questi principi in noi, per cui Caino è il maschile, solare, l'azione, creatività, esteriorità, materialismo, il daffarsi mentre Abele è la riflessione, femminile, lunare, introspettiva, spirituale, l'attendersi. Smeagol come Caino sono l'archetipo di quella parte che in noi uccide lo spirito, abbandona la riflessione, nega la trascendenza. In ogni essere umano c'è questo istinto assassino: Semplicemente significa che quando lo stato attivo si concentra nel materialismo prende il sopravvento sul proprio stato passivo, lo “uccide”, cioè lo annulla, Dio scompare, il divino non esiste, la spiritualità muore. Smeagol si prende le cose da sè, non chiede permesso, è arrogante, presuntuoso, non collabora con la natura, se non piove prende un secchio e cerca un pozzo, è l'istinto faidate, mentre Abele è l'opposto se non piove si mette in ginocchio e prega Dio, se non piove muore di sete, è passivo, dipendente, infantile. Due opposti che si annullano, si distruggono, come ogni estremismo è malato e deforme.



L'ANTICRISTO E' IN OGNUNO DI NOI
Un frase biblica recita così: "Chiunque pensi di stare bene in piedi badi a non cadere", cioè non essere troppo sicuro di te stesso, il più grande saggio potrebbe sempre commettere la più enorme stupidaggine. Saruman ne è l'esempio: il più grande tra i maghi, il maestro degli Istar, Capo del Bianco consiglio, cede al male. Ma, attenzione, questa inclinazione è in ognuno di noi.... Chi pratica la rigenerazioni mentale senza subire la morte dell'io, si crea due centri gravitazionali: uno in se stesso e l’altro nei suoi “io”. Senza la morte abbinata alla Scienza alchemica della Rigenerazione non nasce l’uomo Interiore, non nasce il Cristo Cosmico, non nasce il Cristo Intimo; nasce solo un ibrido “bestiale”, donde i saggi e i potenti che oggi in maggioranza ci governano: laureati, dottori, scienziati, avidi solo di potere e ricchezza materiale. Gli “io”, i difetti, gli ego vivono in noi non fuori, senza la loro distruzione sublimata essi controlleranno ed utilizzeranno i nostri istinti interni; Gandalf a differenza di Saruman subisce la sconfitta, la morte contro il Balrog, la desolazione, ecco perchè diventa un vero saggio, Saruman no, segue il potere, l'appariscenza, il dominio, la celebrità, giusto i potere di cui oggi la nostra società è incantata e stregata.



TESTA O CUORE ? 

Una volta trovato in noi l'anello del potere (la ragione del nostro male) dobbiamo intraprendere la strada verso la morte interiore (l'abbandono, la negazione, l'oblio, vale a dire la terra di Mordor). Due sono le strade da scegliere, come due sono le potenze dell'anima: testa o cuore, ragione o volontà, intelletto o sensibilità, dunque Caradhras o Moria. Aragorn voleva le montagne, simbolo della ragione, ecco i re, gli intellettuali, quelli che vogliono la luce della logica, la chiarezza, l'aria del giorno... Gandalf invece pur non volendo la strada di Moria (perchè la ragione ben sa cosa l'attende nelle vie strette dello spirito) sapeva che quella era l'unica via di fuga possibile, l'inconscio, le tenebre dei sensi, gli abissi del cuore, la notte dei sentimenti. Gandalf dimostra l'ennesima volta la sua saggezza non contraddicendo Aragorn e segue la scelta del passo di Caradhras, pur sapendo che sarà vano: non contraddite mai la ragione, lasciatela che si schianti contro il muro delle sue ideologie.



CARADHRAS... LA SCONFITTA DELLA RAGIONE UMANA
La montagna è simbolo di altezza, a livello psicologico è l'archetipo della mente, del pensiero, scalarla è raggiungere il senso dell'intelletto, la ragione di ogni cosa, è l'essere sopra ogni cosa. Ma è una potenza fredda, analitica, ecco la neve, gli uccelli rapaci, chi affronta la vita solo col pensiero diventa altezzoso, arrogante, si dà le arie divine (il classico montarsi la testa). Gandalf lo sapeva che era la via sbagliata anche se umanamente la più sicura. Infatti il fuoco del sentimento non brucia in questo luogo, Gandalf dice alla compagnia che non è possible accendere il fuoco. Quanto è impossibile accendere il fuoco del fervore nella volontà quando l'intendimento si erge prepotentemente come uccello rapace su ogni ragione e la ragione è chiusa nella sua fredda nevicata di ideologie e preconcetti . L'uomo che vuole capire tutto è fallito, il valico di Caradhras ne è la prova . Resta solo una via d'uscita: il cuore.... Moria, la via più temibile.



LE PORTE DI MORIA ... MAGIA DELL'INCONSCIO
Moria, una perfetta descrizione simbolica della via introspettiva psichica dell'inconscio umano. Vediamo gli archetipi uno ad uno: 


- Moria significa Khazad-dûm e cioè la casa dei Nani, quelle piccolezze che si albergano nel nostro inconscio (non dimenticate i nani di Bianca neve nel sottobosco, coloro che faranno crescere questa potenza femminile). Ma è solo in quelle piccolezze che si trova la nostra grandezza.
- Miniera: è il sottoterra quindi la parte nascosta sotto montagne (la ragione) donde l'inconscio umano. Un luogo da penetrare, scoprire, lavorare sodamente.
- Il mithril era l'argento elfico: potente e leggero, è il tesoro che si trova nascosto nel cuore di Moria (a differenza dell'oro che è nella testa), resistente come la convinzione di cuore, leggero come la semplicità di chi conquista il suo interiore. Beati coloro che hanno una cotta di maglia forgiata in mithril, sono semplici, sicuri di sè, perseveranti, senza sensi di colpa, a prova di pugnali dello Scuro Signore.
- La porta di moria è, come disse Gandalf, "Governate di parole (se non dici le cose giuste il cuore non si apre)... si aprono solo in determinati momenti (nell'intimità del dialogo e la meditazione)... o per date persone (coloro che non ci giudicano e ci amano)...queste porte non hanno chiavi (non sono meccaniche, se non sei naturale l'inconscio non si apre)... queste porte si aprono verso l'esterno (devi quindi aspettare che sia la persona ad aprirti il suo cuore, mai spingerla, costringerla perchè...)... Da dentro le puoi spalancare ma da fuori nulla le sposterà, è impossibile forzarle verso l'interno (non si violenta l'intimità dell'inconscio, non si aprirà mai). Da fuori solo il magico commando può aprirle (ecco la parola saggia, la verità, l'amore richiesto per entrarvi).
- Mellon .... l'amicizia è la base dell'amore (non l'amore carnale tra uomo e donna impregnato sempre d'egoismo ma) l'amore alla pari dell'amico. Questa è la magia unica con cui poter avviarsi negli abissi dell'interiorità psichica di una persona.




L'AMICIZIA ANTAGONISTA TRA TESTA E CUORE
Mentre l’elfo è la parte poetica e spirituale dell’uomo, il nano è la parte rustica, materiale, pratica, laboriosa dell’uomo. Per l’elfo la bellezza sta nei chiarori della luna e nello splendore del mare o delle montagne, per i nani la bellezza sta nel bagliore dei gioielli, delle arme ben forgiate e delle cotte ben confezionate, eppure fa tenerezza vedere Gimli ammirare un lago in cui si rispecchiano le stelle, o contemplare la bellezza di Galadriel. La forza dei nani dipende dal loro attaccamento alla terra, alla materia, donde la loro testardaggine ed avidità per tutto quello che sia ricchezza. Ecco quindi l’antagonismo tra nani ed elfi, mentre i nani si occupano della materia gli elfi mirano alla forma, i nani sono la parte inconscia, l’elfo la parte cosciente. Moria è il luogo sotto terra, appunto prefigurazione simbolica perfetta dell’inconscio umano: il cuore è una miniera, un continente sperduto, da scavare e scoprire, soltanto lo zelo di un nano vi farebbe meraviglie. Quando c’è unione tra corpo ed anima si crea l’amicizia profonda tra Legolas e Gimli.



CI SONO ELFI ED ELFI
Mentre gli elfi erano esseri divini in forma umana, gli hobbit erano essere umani in forma divina. Gli elfi rappresentano l’aspetto eroico, mistico, trascendentale, divino, mentre gli hobbit incarnano l’aspetto domestico, affettuoso, giocoso, della vita quotidiana e dell’umorismo, non privo di meschinità e debolezze (basta guardare Lobelia!). Senza l’hobbit l’elfo rimane troppo etereo, quasi freddo ed impersonale, sarebbe come il Cristo senza l’incarnazione. Gli uomini invece non sapevano nemmeno che esistessero gli hobbit, così come il mondo industrializzato ignora che esistono i poveri e i miserabili e la gente semplice. Gli uomini pensavano che gli hobbit fossero una leggenda, come per molti oggi i semplici e i poveri rimangono un ideale solo evangelico e teorico, materia prima di belle prediche. Leggenda sono anche i poeti, i mistici, gli artisti, gli eremiti, i contadini di vocazione, quella briciola di umanità nascosta e talvolta disprezzata che però è il fondamento della terra di Mezzo.



L'ANELLO SENZA DITO, L'UOMO SENZA DIO.
In tutte le fiabe ed i racconti comuni, ben si sa quasi per scontato che l'eroe è invincibile, che alla fine il male fallisce e trionfa il bene. Non così nel Signore degli anelli, anzi qui accade proprio il contrario: alla fine pur avendo successo con l'impresa, non la si raggiunge per meriti dei protagonisti, ma addirittura contro la loro volontà, Frodo alla fine cede e non voleva altro che l'anello, il potere e la Contea diventa una piccola mordor. Frodo come Gollum non si consolerà MAI della perdita dell'anello, avrà profonde crisi di tristezza per il resto dei suoi giorni, persino il dubbio negli elfi e nel mago Gandalf di aver potuto avere l'Anello, rimane nei loro sguardi fuggitivi. Bilbo rimpiange pure il suo tesoro. Solo chi ha assaggiato le profondità del potere sa quanto sia difficile non aver voluto provare a controllarlo. E' la cicatrice del male in noi, è il grido di aiuto del Gesù che chiede "non mi indurre in tentazione" scoprendo il lato oscuro di un Dio che ti tenta alla pari come se fosse anche lui uno Scuro Signore. Galadriel, Gandalf, Borromir, Frodo, ecc... tutti (tranne Sam) sono stati indotti nella tentazione di essere Dio. Frodo come Sauron avrà lo stesso marchio della bestia: perderà un dito, un dito invisibile, un dolore visibile per tutta la vita: è il dito della condanna nella coscienza che ci dice: sei un Dio mancato, un uomo senza Dio (senza Anello), uno spettro, un ombra che si muove nelle tenebre di questa esistenza. Quanti finti anelli oggi la gente porta nelle loro dita? (quanti falsi poteri ostentano nelle loro vicende quotidiane?). L'uomo ha perso il dito (la divinità) e Dio ha perso l'Anello (l'umanità invisibile), questa è la triste realtà del perchè regna solo il caos spirituale nell'ombra di Sauron e la meschinità umana nella partenza degli elfi e cioè la fuga spirituale dalla terra di mezzo.



TRA LA GRANDEZZA E L'ALTEZZA DEI NANI 

Il nano è una creatura molto più vicina all’elfo che all’uomo, ma proprio perché il nano fu la creazione di un elfo (Aule) che volle fare degli uomini, ecco il perché non crescono. Quando l’uomo si sente divino (un elfo) e vuole crearsi da sé (senza nessun riferimento al Divino) rimane nano spiritualmente, ecco il perché i nani non invidiano l’immortalità degli elfi. Il nano è un elfo in miniatura o un uomo infantile… il contrario ad essere bambino in senso evangelico. Aule vuole imitare il padre, come fa un figlio, non in competizione con Iluvatar, ma venne punito per tenere nascosto il suo progetto.
I nani disprezzavano gli hobbit, minuti come loro, ma i nani presumevano di essere giganti dentro. L’hobbit invece instaura la sua grandezza al di fuori di se, con il mondo che lo circonda. Il nano vuole fare grande il mondo (Moria è l’esempio… come lo sono le ville dei ricchi), vuole vivere dall'apparenza, dalla ricchezza, crede di avere un valore perché porta una catena d’oro addosso; lo hobbit invece è grande d’animo, nel modo di vedere le piccole cose come se fossero grandi. Molti di coloro che noi valutiamo come i grandi di questo mondo sono nani, perché vivono dell’apparenza e disprezzano i valori più nascosti dell’uomo comune. Direi che oggi viviamo nell'Era dei nani, dei commercianti, degli imprenditori, dei famosi… proprio come i nani hanno l’idea di felicità legata alla funzionalità consumistica e all'acquisto dell’oro. Anche la competizione è un punto forte: si pensi alla gara tra Gimli e Legolas… chi uccideva di più!. Nel mondo dei nani vi regna la forza, l’attivismo, per cui l’aspetto domestico, sedentario viene trascurato, è il mondo del maschio quello che predomina, le donne dei nani, come quelle del mondo arabo, sono segregate, nascoste persino sotto le barbe (il bulka!).
I nani consideravano gli hobbit dei semplici contadini, proprio come gli intellettuali oggi considerano ignoranti gli operai… gli hobbit invece cadevano in questa trappola, molto comune anche oggi: l’importanza di come si appare di fronte ai propri concittadini… il che diranno gli altri!. Per i nani è più importante la ricchezza dell’onore, dei patti, della vita stessa. I nani sono comunque molto vicini agli hobbit, Gimli ne è la prova: la sua voglia di vivere, l’amore per la musica, per l’arte, per il cibo, è la punta del loro iceberg umano su cui ci si può aggrappare la salvezza.



SOLTANTO I POTENTI RIESCONO A RINUNCIARE AL POTERE
L’anello è il simbolo del potere, ma chi pensa di avere il potere in mano e controllarlo si sbaglia, perché proprio come l’anello è il potere a dominare il suo possessore. Quanti uomini hanno voluto avere il potere per aiutare i deboli e finiscono per sopraffare con il loro potere proprio i deboli!. Come disse Gandalf: “E’ di gran lunga più potente di quanto non osasse immaginare da principio; tanto potente che finirebbe col sopraffare del tutto qualunque mortale ne avesse il possesso. Sarebbe l’anello ad essere padrone di lui”. Persino Galadriel ammise con il suo potere quanto avrebbe potuto e voluto fare di quell'Anello. L’anello può essere distrutto soltanto dove fu forgiato. Inutile lottare contro il potere, si rimane annientati. Difatti, se l’anello è la scelta del male presa nel cuore dell’uomo, soltanto la conversione di questo uomo, con la sua presa di coscienza del male, è la decisione che può distruggere la sua inclinazione al male. Ecco il perché l’anello diventa anche la catena di chi lo possiede, come le idee che identificano la persona che le pensa, o come diceva Gesù: “là dove è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). L’anello invece non ha alcun potere su Tom Bombadil ,perché egli non lo desidera ed egli è padrone di se stesso!. Tom Bombadil chiede l’anello a Frodo e questi non teme di darglielo, quando Tom s’infila l’anello al dito e non scompare, anzi è l’anello a scomparire, perché di fronte a Tom il desiderio del potere non esiste.  Chi cerca potere ad ogni costo potete esserne sicuri che costui è un interiormente un debole.




IL MALE SI COMBATTE CON LA SAPIENZA
Non si raggiunge mai la pace con la guerra. L'unico problema del male nell'essere, sopratutto l'essere umano, è l'ignoranza e questa va combattuta soltanto con la conoscenza. Il fatto che l’anello non possa essere utilizzato contro il Nemico è un chiaro rimando all'impossibilità di subordinare i mezzi ai fini quando essi sono contrari: mezzi malvagi non potranno portare che a fini malvagi, indipendentemente dalle intenzioni iniziali: “Se faccio un colpo di stato per detronizzare il re abusivo, s’instaura un nuovo re in maniera abusiva!”, non si estingue il fuoco col fuoco, non si combatte la guerra con la guerra. Avere il potere per imporre il bene sarebbe fare del bene un fine cattivo, perché il bene non si impone mai.  Gli anelli degli elfi sono da loro custoditi, non macchiati dal Signore Oscuro, perché sono virtù teologali (fede, speranza ed amore). I sette anelli dei nani sono in mano al nemico (i vizi capitali), i nove anelli degli uomini sono caduti al servizio del Signore Oscuro, divenendo Spettri, quindi è la prova di chi serve il potente che diventa tiranno.

IL PUNTO DI PARTENZA E' L'ARRIVO
Il bene e il male sono come le due facce di una stessa moneta, vicinissime eppure opposte e mai compenetrabili, come le due linee di una parallela, come una porta che serve per entrare ma anche per uscire, come il cielo e la terra, come la partenza di Bilbo e l’arrivo di Frodo. La partenza di Bilbo è un Addio, come lo è la morte, fine di una tappa ed inizio di un’altra. Ma Bilbo non può partire portando via con sé l’anello… arriverà anche per ognuno di noi il giorno in cui dovremmo rinunciare, nolente o volente, a questo potere di volere essere immortali, dobbiamo partire da questa vita senza la vita, senza l’anello del potere di vivere. Bilbo era attaccato all’Anello, come noi alla vita. Chi ci rinuncia diventa veramente immortale, ma chi non ci rinuncia passerà una vita lunghissima, come Gollum, credendo d’essere immortale ma senza accorgersene che vive sempre nella morte. Sotto questa angolatura possiamo comprendere le parole di Gesù quando dice: “chi vuole salvaguardare la sua vita la perderà, ma chi per me la perderà l’avrà salvata e guadagnata”. Questo linguaggio paradossale, apofatico, dialettico, è l’unico che ci permette di avvicinarci alla realtà del mistero.
Il viaggio a ritroso di Bilbo è simile al viaggio del Salmone, torna all'origine non tanto per morire quanto per dare alla luce la sua discendenza, immagine di eternità e di continuità. Il viaggio di Bilbo al Granburrone, alla città degli elfi, è un prototipo del viaggio della morte, verso la casa del Padre celeste. Anche la genesi, nella Bibbia, sembra essere il punto di partenza, eppure è la meta, perché noi lungo il cammino della vita ci rivolgiamo verso la riconquista dell’Eden. Il sogno di molti Hobbit era proprio quello di conoscere e vedere gli elfi, basta vedere Merry e Pipino e lo stesso Sam: quando videro il Granburrone e gli elfi furono soddisfatti del loro sogno.


SEI INVISIBILE SOLTANTO ALLA TUA IGNORANZA CHE TI UCCIDERÀ APPENA TI SCORGA
Dio ci si presenta invisibile, per questo anche onnipresente. Il potere essere tutto in tutto, essere ovunque, è una sensazione di grandezza, di dominio su tutto il creato. Questa sensazione era propria dell’anello. Sauron attraverso l’anello guardava ovunque, era dovunque. Noi spesso siamo tentati da questo fascino di potere sbirciare dentro la coscienza altrui, conoscere i pensieri di chiunque, le sue intenzioni, i suoi desideri… insomma, avere in mano la coscienza di una persona significa dominarla. La conoscenza assoluta è un potere che abbarca e soggioga gli altri anelli: quegli degli elfi (la scienza), quegli dei nani (la mano d’opera o tecnologia), quegli degli Uomini mortali (la forza militare) e persino la debolezza di chi non ha nemmeno un anello, gli hobbit, i poveri, i piccoli di Dio. Ma è proprio a questi poveri che l’Iddio dell’universo assegna il destino di tutta la terra di mezzo, l’umanità. Loro sono invisibili agli occhi dei potenti senza bisogno di usare nessuno degli inganni di cui si valse la società per apparire.



DUE VOCI NELLA COSCIENZA: IL BENE E IL MALE
Verso il monte Fato, due sono le voci che guidano la coscienza di Frodo: Sam e Gollum. In ognuno di noi ci sono queste due voci. Gollum è per Frodo un monito, ciò che potrebbe diventare a causa dell’anello. Gollum è quella parte dannata di ognuno di noi, quella parte di noi che ci mostra il cammino verso la giusta via in retrospettiva, cioè il grilloparlante in negativo, senza questa figura non potremmo andare a nessun luogo, come senza Smeagol Frodo non avrebbe mai raggiunto il Monta Fato. Dovrebbe farci riflettere non poco la figura di Gollum, come quella di Giuda, senza di lui il destino dell’impresa sarebbe fallito.  Ci vuole, oltre la guida spirituale, un compagno di viaggio, non solo il Gollum della coscienza che ti rivela il lato oscuro del cammino, ma anche il grillo parlante, l’amico, la tua coscienza alla luce della verità: ecco Sam Gamgee, colui che origlia dietro i tuoi pensieri, dietro la tua coscienza, colui che ti conosce e sa decifrare le mosse del cuore.  Sam diventerà l’ombra di Frodo, in tutti i sensi, persino quando attraverso Sam Frodo rivela la sua diffidenza verso l’amico e gli chiede di lasciare l’impresa ormai giunti al monte Fato. Sam è quella parte più razionale che scopre le trappole di Gollum, mentre Frodo è più sensibile perché guarda soltanto Smeagol.

IL PROBLEMA TRA ABELE E CAINO E' IL LORO PADRE
Ben nota l'inesistente rivalità tra Borromir e Faramir, una rivalità che esiste soltanto nel cuore e la mente del loro padre Denethor. Quando un genitore rende esplicita la sua preferenza e il suo amore per uno dei figli, fa nascere e crescere la gelosia e l'odio tra i fratelli. Non fu Caino ad odiare Abele, ma fu l'amore esplicito e rinfacciato di Dio che fece nascere l'odio per Abele. Caino non volle uccidere Abele bensì l'amore mancato di Dio per lui, Cain non fece altro che uccidere in Dio la sua sfacciata predilezione per Abele (I genitori superbi creano nei figli i sensi d'inferiorità). Boromir era la passione sfrenata del padre per lui, Famarir la semplicità nascosta della sottovalutazione di Denethor. Boromir nel momento di morte dimostrò la sua grandezza, riconoscendo di essere vile, senza questo traditore la compagnia sarebbe stata incompleta, non per caso anche Gesù scelse un Giuda tra i suoi discepoli. Questa rivalità e tradimento esiste in ognuno di noi, sono due passioni e tendenze psiche: un figlio arrogante, presuntuoso che desidera i primati ma muore tradito dalla sua bramosia e un figlio umile servile e fedele che rinasce dall'odio della dimenticanza e trova l'amore dimenticato (Eowin). Alla fine il vero Caino fu Denethor e la vittima del suo amore orgoglioso fu il figlio Boromir, erede della sua altezzosità.

SIAMO ESSERI DUALI
La dualità fa parte della normalità insita nella natura, mentre il dualismo è la deformazione portata agli estremi, una specie di schizofrenia mentale che giace in potenza in ognuno di noi. L’Anello imprime nel portatore una doppia identità, perché chi crede di essere quello che non è finisce per trovarsi dentro un'altra personalità in maniera inconsapevole. Di fatto Smeagol parlava con se stesso, con l’altro Io che lo possedeva, donde il nomignolo di Gollum. Questo comportamento schizofrenico è tipico di chi deve vivere nel proprio corpo un’altra vita, un’altra personalità senza scoprire mai la propria. Se ben ricordiamo, lungo il cammino verso il monte Fato, Smeagol era quella parte buona che si sottometteva a Frodo mentre Gollum era la parte cattiva che cercava di tradirlo; a volte lo stesso Smeagol dimostrava di essere vittima di se stesso. Attenti: anche le persone potenti, i famosi, corrono il rischio di vivere questo sdoppiamento, devono essere o presentarsi davanti al mondo con una maschera che finisce per inghiottire la loro vera personalità, vivono in funzione di un’apparenza, del cosa diranno gli altri, e in mancanza di personalità diventano personaggi popolari fatti e rifatti secondo un cliché sociale impersonale.
Gollum portò Smeagol alla solitudine, alla disperazione, ad una condizione di vita animalesca. La luce, cioè la verità, lo accecava, sicché decise di vivere sottoterra, luogo enigmatico e simbolico dell’inconscio, e così visse molti anni sotto le montagne nebbiose al buoi. Questo luogo della coscienza umano è molto occulto, lì abita l’uomo nella completa solitudine, solo con sé stesso. Smeagol è più che fautore del male una vittima, il malvagio è Gollum, ma Frodo, quando venne a conoscenza della sua esistenza avrebbe voluto vederlo morto, se ben osservate, non lo chiama mai più Gollum, bensì Smeagol, Frodo, come Dio, si rivolge alla parte nobile, alla parte migliore che c’è dentro ognuno di noi, a quella parte che mai sarà pienamente distrutta dal male in essere nobili come gli hobbit, e la parte del bambino che giace in ogni essere umano … è con quella dimensione hobbit che Frodo fa i patti, mentre i servitori di Sauron e lo stesso Oscuro Signore non possiedo questa dimensione, vi hanno rinunciato. Frodo con i suoi atti di fiducia risveglia in Gollum il potenziale Smeagol ed ecco il perché s’instaura una lotta interiore tra Gollum e Smeagol, tra l’uomo che ha scelto il male e la sua coscienza che non perde ogni traccia del bene. L’odio per Sam, la pietà per il padrone, la stanchezza per se stesso, l’amore per l’anello e, di nuovo, l’odio per gli hobbit… questo è il caos che sospira dentro Gollum e dentro Smeagol.


LA BATTAGLIA DELLA VITA
La vita di ogni uomo, quindi, è simile ad una battaglia, dove due forze si incontrano: il bene e il male. Il tema primario dell’opera è la lotta contro il male, ma non la sua distruzione!. Il problema non è che ci siano due principi assoluti, come nella mentalità manichea, ma il problema nella scoperta che nessuna delle due scelte può rendersi assoluta senza l’altra: Il male all’estrema potenza conoscerebbe una scintilla di luce in sé, perché il soggetto del male è il bene, mentre il Bene massimo ed assoluto non può annullare il male altrimenti non ci sarebbe il merito del bene stesso senza la libertà di scelta della possibilità del male. La visione Manichea del male non è fondata in Tolkien, perché le due forze schierate non sono uguali in tutto e per tutto… si deve dare al destino una dimensione di imprevedibilità che salvaguarda sempre il libero arbitrio, quindi la scelta del Male e l’esistenza della libertà umana. Quando gli hobbit torneranno alla Contea e ritrovano Saruman che vi ristabilisce una piccola Mordor, il realismo dell’opera viene salvato da una didascalia moralista e fantasiosa… “e vissero tutti felici e contenti!”. Il Male sarà sempre all’agguato, ma anche il bene sarà sempre all’erta.
Il mondo degli opposti è realistico finché non è prevedibile o predestinato: 

Frodo – Gollum,
Gandalf – Saruman,
Galadriel – Shelob,
Theoden – Denethor,
Faramir – Boromir,
Arwen – Eowyn,
Hama – Grima, ecc.  
... questi non sono dualismi irreali, ma intrecci di una sola realtà imprevedibile. Il male è una negazione della propria identità, per cui i personaggi che personifica il Male (Sauron, gli Spettri, il Balrog, i Cavalieri Neri, l’uomo senza Nome), sono tutte ombre, quindi entità senza valore, la negazione di quello che avrebbero potuto essere, la rinuncia alla propria potenzialità e personalità. La vittoria del male non è possibile, perché la sua essenza lo porterebbe alla propria auto distruzione, per cui la vittoria sul male da parte del bene è l’unica via logica da perseguire.

IL MALE E' L'IMPRONTA CHE CONDUCE AL BENE
"Uccidilo" ... molte volte durante il percorso del viaggio si sentì questo desiderio di uccidere Gollum. Ma senza di lui Frodo non avrebbe mai potuto trovare la strada della vittoria, perchè Gollum è come il male in noi: il sentiero che conduce al bene finale, soltanto lui lo conosce, senza questa luce buia dell'inconscio che conosce a perfezione la via del male, nessuno di noi avrà esito, nessuno di noi può farcela a raggiungere la cima del Monte Fato. Molti s'impegnano ad uccidere i loro difetti, i loro traumi, i loro demoni, a dimenticare il loro passato (solo Gollum l'ha percorso a ritroso la via verso Mordor) invece sbagliano. Devono come Frodo imparare ad usare verso se stessi misericordia, tenerezza, un pizzico di folle fiducia nella nostra cattiveria e quella (tenendola sempre a bada) ci porterà al nocciolo del nostro destino, il luogo infernale dove vincere la battaglia dell'IO contro il SE (Gollum contro Frodo). Per quanto siano i consigli saggi degli amici (Sam Gamgee) non dobbiamo dare retta che al nostro puro istinto di sopravvivenza nel male: Gollum va protetto ad ogni costo, persino al costo di non seguire alcune volte il bene comune, la morale sociale e il buon senso collettivo. Ovvio questo porterà ala follia di Frodo ma senza quella non si troverà la ragione ultima delle cose.

UN POPOLO DI LECCA PIEDI CHE APPENA GLI E' POSSIBILE TI TRONCA LE GAMBE
Un personaggio che rimane nascosto come un verme, è proprio Grima. In lui si nasconde un altra tendenza tipica della società: adula il potere ma lo odia e, appena si può, ti colpisce alle spalle. Dopo che i suoi intenti vengono smascherati da Gandalf, Grima si rifugia nella torre di Saruman, con il quale condivide la sorte fino alla fine dell'opera. Arrivato nella Contea con lo stregone è ormai totalmente asservito ai voleri di costui, quando nella Contea arrivano Frodo e i suoi amici e scoppia la rivolta, a Grima viene offerta la possibilità di lasciare Saruman, ma questi dice che Vermilinguo è un compagno adatto solo a lui, e dopo averlo apostrofato a male parole lo colpisce con un calcio in viso; Grima sembra sopportare anche questa ennesima prevaricazione, ma in un lampo di follia salta sulla schiena del mago e lo sgozza, cadendo poi a sua volta vittima delle frecce scagliate da tre Hobbit. Come i vermi; grima fa rinascere nella Contea una nuova Mordor, ingannevole, servitore del male pur non essendo nemmeno pericoloso, è soltanto stupido, meschino, viscido. Una parte della nostra psiche è sempre tentata da questa fatale tendenza: leccare i piedi al potere per poter poi troncargli le gambe appena ci sia l'occasione.


GOLLUM, L'ANELLO MANCANTE DEL DIVINO NELL'ESSERE UMANO
Potremmo dire che la saga di Tolkien, come i secoli che sono divisi in a.c avanti Cristo e d.c dopo Cristo, si possono divide in a.s avanti Smeagol e d.g dopo Gollum. E' Gollum l'anello mancante all'umanità delle razze della terra di Mezzo ed è Smeagol l'anello mancante alla divinità degli Elfi. Uno Hobbit non può morire, troppo piccolo per essere distrutto. E così come Bilbo disse nella sua festa di addio "E' un bene per voi che io me ne vada" lo disse anche Gesù nell'ultima cena: "E' meglio per voi che io me ne vada, altrimenti non verrà a voi lo Spirito". Lo stesso vale per Gollum, mai mi sono rassegnato alla sua morte, perchè il tramite, l'intersezione, il ponte di transizione non può venire a mancare, per me Gollum non è morto nel Monte Fato, nella mia immaginazione (a dispetto di tutto il finale che Tolkien dà al suo libro, io mi dissocio e) vedo Gollum infilarsi l'Anello prima di cadere nelle fiamme e diventare invisibile, or dunque le fiamme come al vento invisibile non lo posso estinguere nè distruggere, così Gollum non è morto, bensì è il vento che alimenta quelle fiamme. Gollum scopre che in quelle fiamme c'è una nuova dimensione di vita, un modo per rigenerarsi, non più nell'acqua amniotica degli umani, ma nel fuoco ignifugo degli Dei. Infatti, l'Anello si dice non sarebbe stato sciolto neppure dalle fiamme del vulcano, vi doveva giacere soltanto per evitare che qualcuno lo prendesse a costo di morire incenerito dal magma (come l'albero delLa vita custodito dalle fiamme dei cherubini nell'Eden). Così è lo spirito degli dei, immortale, ma nello stesso tempo invisibile e Gollum entra a far parte della più alta delle razze che neppure gli elfi raggiungono: un Dio nella Natura e in uno degli elementi della natura: il Fuoco.


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