SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI (presenti nel presente, qui ed ora), NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI (la consapevolezza) - Gesù di Nazareth -

BABA JAGA E VASSILISSA

                 BABA JAGA E VASSILISSA LA SAGGIA




BABA JAGA E VASSILISSA LA SAGGIA

Baba-Jaga è un personaggio della mitologia slava, in particolare di quella russa e la figura immaginaria di un personaggio fiabesco molto risentita in diversi paesi del est, fondamentale. Nelle lingue slave, baba significa "vecchia", "nonna" e, secondo la tradizione, nonna del diavolo. Le versioni sono diverse tenendo conto la basta cultura e diverse mentalità che forgia questa fiaba (Russia, Romania, Yugoslavia, Polonia, Paesi baltici). Perciò cercherò di fare un racconto unico prendendo il meglio di tutte le versioni che ho trovato.







LA MORTE DELLA MADRE E' LA NASCITA DEL DIVINO.

La fiaba di Vassilissa inizia come tante altre, con la morte della madre: muore la madre di Cenerentola, muore la madre di Biancaneve, muore la madre della Bella, muore la madre di Sirenetta e via dicendo. Questa morte è un archetipo: è la scomparsa della dimensione divina in noi, già dai primi momenti in cui iniziamo a ragionare ci sentiamo soli dentro il nostro universo interiore: Dio non c'è, è morto, non esiste, siamo spirito orfani in un mondo materiale. Dio è quella fonte originaria del nostro senso esistenziale, giace in ognuno di noi, è la potenzialità della nostra psiche; il primo contatto razionale che ne abbiamo è della sua assenza ed abbandono.



IL POTERE DELLE BAMBOLE
Vassilissa ricevette in eredita una bambola... Ben sappiamo che i bambini riescono a fare il passaggio dall'immaginario verso la realtà soltanto attraverso i loro giocatoli, quindi lo stesso faranno da grandi attraverso un feticcio, come lo fa una nonna con una statua della madonna (una bambola) un prete con un crocefisso (un feticcio), un giovane con un poster di un cantante (un idolo), un soldato con un fucile (un surrogato di potere) un materialista con i soldi (una proiezione di forza mancate) e via dicendo. La bambola quindi ha un significato profondissimo: è l'intuito dell'infanzia in cui si personifica una parte dell'anima del bambino, attraverso il quale incarna la sua grandezza: la bambina per esempio impara ad essere madre, protettiva, attenta, tenera, vigile (ahimè oggi imparano solo a restare bambole e poi si lamentano che gli uomini giochino con loro!!!). Musei, negozi, case sono pieni di bambole, orsacchiotti, soldatini di piombo ecc... sono dei veri e propri talismani o feticci su cui si trasferisce il potere in noi mancante dunque una compensazione psichica in germe di sviluppo. La bambola è un piccolo Io che se non sprigiona in noi la sua grandezza (l'intuizione reale) ci potrebbe rendere per sempre puerili e mai maturi, per ciò il passaggio di avere una bambola ad avere una donna oggetto o una macchina e giocarci immaturamente è assai breve e impercettibile. Per fortuna la Bambola di Vassilissa farà bene e maturo il suo gioco come vedremo.



E' UN BENE PER VOI CHE IO ME NE VADA
E' lapidaria la frase di Gesù nell'ultima cena, sapendo che avrebbe dovuto morire giustiziato: "E' un bene per voi che io me ne vada, altrimenti non verrà a voi lo Spirito Santo". Questo spirito non è nient'altro che la consapevolezza psichica dell'anima, lo stesso vale per le nostre fiabe quando inizialmente troviamo sempre la morte della madre: se la madre non è assente la bambina non cresce, non scopre il suo potenziale materno, non diventa donna. Rimanere troppo a lungo sotto la gonna materna è nocivo, asfissiante, anzi direi mortale per la psiche umana. Alcune cose, alcune emozioni, alcune persone le comprendiamo bene e intuiamo il loro valore soltanto quando ci vengono a mancare.... niente da fare: dobbiamo subire questo distacco psichico, come quello ombelicale, altrimenti non si nasce nello spirito. Dunque la morte della madre di Vassilissa è tutt'altro che una catastrofe, è l'archetipo dell'ingresso alla vita di Vassilissa stessa. Abbiate il coraggio di lasciare andare quello che non vi regge più (illusioni, ambizioni, ideali), di lasciare cadere quello che è ormai un peso ingombrante (orgoglio, fama, presunzione), di lasciare morire tante cose agonizzanti che vi rendono mortale la vita (amori, avere, affari, sentimenti ambigue). La morte non è sporca, anzi fa spesso delle pulizie più belle nell'anima.



IL LUTTO MATERNO PSICHICO
Vassilissa si ritrova orfana di madre, sola nella natura del femmineo. Quando ad un bambino viene a mancare un genitore perde l'equilibrio psichico, un punto di riferimento, un lato della bilancia, zoppica sentimentalmente, dovrà sempre fare i conti con la insicurezza, l'abbandono, il risentimento esistenziale. A livello psicologico è lo stesso che proviamo nei confronto del divino: Dio ci crea e poi ci abbandona, non si fa vedere, sembra inesistente, proprio morto. E cosa ci lascia in eredita? una bambola, come a Vassilissa, un intuito da svegliare e far crescere, ma questa bambola spesso diventa una religione che ci fa rimanere infantili e si prende gioco di noi. Ma così come è nocivo restare nel nido genitoriale tutta la vita (si rimane impotenti, vulnerabili, puerili, immaturi) ugualmente chi resta nel nido psichico della materia (senza provare l'assenza dello Spirito) diventa una persona insignificante, grezza, superficiale, animalesca, spesso se non volgare ai limiti dell'inutilità umana. E' proprio quando comprendiamo questo vuoto interiore, questa noia esistenziale, questo assurdo mondo senza una madre o un padre eterno, che ci viene la nausea del vivere, la tristezza dell'esistere, la leggera pesantezza dell'essere. Ma è proprio questa nostalgia interiore il potenziale che ci potrebbe dare la forza di lottare per acquistare un senso.



IL MATERIALISMO, LA NOSTRA FAMIGLIA ACQUISITA
Credo che tutti noi prima o poi ci sentiamo creature non appartenenti a questo mondo, come se la materialità fosse la nostra famiglia acquisita che ci ha accolto, adottato, ma non del tutto accettato, capito nè, ahimè, voluto bene. E' proprio questa la condizione di Vassilissa, è l'archetipi che si nasconde in molte fiabe quando la protagonista viene catapultata in una famiglia che non è la sua e la fiaba prosegue (le parentesi sono le mie interpretazioni):  Il Padre (la ragione) vedovo (cioè senza senso) dona a Vassilissa (all'anima) una matrigna (la inconsapevolezza spirituale) e due sorellastre (spensieratezza ed insensatezza).
Per quanto affascinante il mondo materiale (come lo era la matrigna agli occhi del Padre) non saprà mai donarci il sangue dello spirito, Vassilissa si sentirà comunque orfana e prima o poi ci sentiremo colpiti dalle delusioni di questa dimensione puramente finita, proprio come Vassilissa si sentiva schiava, usata, disprezzata da matrigna e sorellastre. Disse la fiaba: "La cattiva matrigna e le sue due figliole sebbene esse avessero modi educati e sorridessero sempre come vere signore, dietro ai loro sorrisi c'era qualcosa del roditore che il padre di Vassillissa non notava". Lasciate che il mondo materialista vi sorrida e vi prometta grandezza ed educazione, se il vostro giudizio (padre) non se ne accorgere, sarete ridotti a servilismo e condannati ad un cammino mortale, proprio come lo sarà Vassilissa.





COLUI CHE VIEN DIMENTICATO 
HA IL POTERE DI RICORDARE 
E NEI RICORDI SI ALBERGANO 
I MIGLIORI DEI NOSTRI POTENZIALI SOGNI


Vassilissa come tutti i protagonisti centrali delle fiaba diventa schiava, sottomessa, disprezzata da matrigna e sorellastre. E' un archetipo il ruolo dell'umiliato, della pecora nera, del Brutto anatroccolo, ecc... nelle fiabe lo estraneo, il deriso, l'essere insignificante è di solito un ruolo legato a chi è più sulla strada della natura selvaggia, destinato al risveglio, pur sembrando a volte sciocco, inferiore, puerile è colui che si rivela saggio e vincente alla fine.







L'ARCHETIPO DELLE SORELLASTRE

Oltre quanto già detto nel post delle sorellastre di Cenerentola, vediamo qui un ulteriore approfondimento con le sorellastre di Vassilissa: Esiste nella psiche umana una forza che si impone dall'esterno (proprio come un parente acquisito) e ti fa agire all'interno in maniera condizionata: sono il trauma e la delusione inconscia. Come le sorellastre la prima dimensione che viene fuori è il confronto (chi è più figlia dei genitori, chi la più amata a prescindere dal sangue) il che genera gelosia o altruismo. Quando tra sorellastre si crea un rapporto positivo allora ci si apre, si vince il legame di sangue e si passa a quello dello spirito, nasce l'amore senza condizione, si ama anche senza interesse di sangue, quindi con gratuità; così si vincono anche i traumi, quando si comprende che siamo estranei alla colpa (al legame del sangue col trauma) e ci si accetta fraternamente così come si è (pur non essendo sorelle). Quando invece il legame si avvia negativamente la gelosia porta all'esclusione dell'altro (il sangue deve essere versato, buttato via, spesso simboleggiato con la morte del fratellastro o sorellastra). ugualmente il trauma psichico, non ci accoglie, ci spinge ad essere diversi (non parenti), sconosciuti a noi stessi (la morte del sè, della vera personalità).



ADDOMESTICARE UN ANIMA 
Ho sempre dubitato del senso della parola "addomesticare", penso personalmente che sia orribile. Noi addomestichiamo animali selvaggi, piante e anche istinti. Ma se addomesticare significa "Rendere domestico" mentre "domus" significa "casa" quindi dovrebbe significare dare un valore familiare, un focolare, un posto di onore a casa, invece significa togliere da uno stato selvatico quindi privare la natura e l'essenza di un animale o di una persona. Questo ci porta a credere, anzi sentire nel più profondo dell'inconscio che la casa è una castrazione, una prigione, un luogo dove vieni privato della tua essenza libera e della tua natura selvaggia. In alcune fiabe dove la chiave è il femmineo, la protagonista spesso viene resa schiava, ridotta a serva domestica, il cui compito è solo la dedizione alle faccende domestiche in modo esclusivo e sfruttato, proprio come la nostra fiaba in questione: Vassilissa viene resa schiava da matrigna e sorellastre: "Quando le tre donne erano sole con Vassillissa la tormentavano, la costringevano a servirle, la mandavano a tagliare la legna". A livello psicologico quando vien meno il nostro istinto selvaggio, la ragione diventa schiava, addomesticata: segue la moda, parla per sentito dire, ideali solo materiali quindi spazza pavimenti: superficialità. Anche religione e politica non fanno altro che addomesticare le masse, assoggettandole al loro potere e servizio, sono delle tipiche perfide matrigne e sorellastre.


RUOLO DELLA GRANDEZZA SOCIALE: ESSERE ALL'ALTEZZA DEI NANI ( photo by Katerina Plotnikova Photography )
Vassilissa cade nel tranello della matrigna e delle sorellastre: per farsi accettare da loro compie le loro pretese mortali, deve andare nel bosco e cercare il fuoco, custodito dalla terribile Baba Jaga. Il fuoco è il senso vitale che la società (matrigna e sorellastre) ci nasconde intenzionalmente e per essere all'altezza della loro malignità ci riduciamo ad un viaggio mortale: l'ignoto!. Ecco il ruolo di chi oggi cerca sempre di compiacere le apparenze di uno status quo fatto di grandezza: sono dei nani in spirito, dei piccoli di cuore e valori, credono di vivere in un mondo fatto da giganti e non se ne accorgono di essere loro per primi ridotti al minimo della loro umanità. Viviamo in un mondo che semina ovunque il nostro complesso d'inferiorità, di inadeguatezza e, per di più, ci fa credere che la grandezza con cui ci umilia sia vera, da lodare, da desiderare, da perseguire... quindi andate come Vassilissa verso l'incontro mortale con Baba Jaga.



L'INTUITO, UNA STRADA DRITTA ATTRAVERSO UN BOSCO TORTUOSO ( photo by Katerina Plotnikova Photography )
Nel bosco dell'inconscio una sola forza può guidare l'anima: l'intuizione, che nella fiaba viene rappresentata dalla bambola, quella vocina interiore che la guiderà nei meandri bui della coscienza umana. La bambola dell'intuito va alimentata e curata, come lo farà Vassilissa che persino dona alla bambola il suo pane... è il pane della riflessione, del silenzio, della meditazione, dell'autocritica di coscienza. Senza questa bambola e senza questo cibo non c'è via di scampo nelle discese del bosco del nostro inconscio.




IL FUOCO MANCANTE ... LA RICERCA DELLA LUCE DELL'AMORE

Ciò che spegne in noi la fiamma dell'amore è il male ben rappresentato dall'invidia, la perfidia, l'egoismo e la cattiveria della matrigna e le sorellastre di Vassilissa, il loro complotto di far spegnere il fuoco sicché Vassilissa debba inoltrarsi nel bosco tetro cupo e micidiale della strega, non è altro che il simbolo perfetto dell'amore che in noi si spegne. Ben si sa che la ricerca dell'amore è sempre pericolosa, alcune volte mortale, ma senza fuoco non si vive, non c'è scelta: meglio la delusione che vivere nell'inganno, quindi non resta che scendere nei meandri oscuri della coscienza, del bosco di Baba Jaga.







LA TERRIBILE BABA JAGA, IL NOSTRO ALTER EGO 

Ecco qui il personaggio principale della nostra fiaba, pur essendo Vassilissa la protagonista, credo che Baba jaga sia il midollo delle ossa di questa fiaba, come lo è anche il suo archetipo: il midollo delle ossa della nostra psiche traumatizzata, lei rappresenta la PAURA, quel mostro inspiegabile che tutti noi alberghiamo nelle profondità del nostro inconscio. Lei incarna il volto di tutti i torti subiti senza ragione, di tutte le delusioni sofferte senza un perchè, di tutti i dolori fuggiti, di tutte le colpe mai commesse, di tutti le vergogna mai scoperte, di tutte le lacune dei nostri genitori mai guardate in faccia... Ecco perchè sia così difficile incontrarla eppure è solo attraverso di lei che noi potremmo riavere il fuoco vitale della nostra anima: l'amore, il perdono e la consapevolezza. Merita davvero la descrizione che di lei fa la fiaba e la sua decodificazione psicanalitica. 





IL MORTAIO DEI RIMORSI
La Baba Jaga era veramente una creatura spaventosa. Viaggiava su un mortaio che si spostava da solo... Abbiamo detto che Baba Jaga era la paura inconscia che muove ogni nostri istinto inconsapevole, dunque viaggia da solo, proprio come i tic, le manie, gli impulsi inconsci; il mortaio ben si sa è un utensile di cucina adatto per pestare, ridurre in polvere e mescolare sostanze solide, appunto come ci pesta dentro l'anima il timore, come ci riduce in polvere i nostri pensieri l'ansia, come si mescolano in noi le emozioni solide che non riusciamo a digerire. La fiaba prosegue: " Guidava questo veicolo con un remo a forma di pestello ", e di fatto in noi il pestello che colpisce di più la nostra psiche sono rimorsi, rimpianti, complessi, ci guidano alla deriva, anzi ci sviano... ma ben sappiamo che l'inconscio cancella apparentemente il passato, ecco perchè la fiaba prosegue: " e intanto cancellava le tracce alle sue spalle con una scopa fatta con i capelli di persone morte da gran tempo", di fatti, questo cancellare è la nostra nolente o volente dimenticanza verso i nostri traumi (la scopa è simbolo di spazzatura, come tutto quello che noi crediamo vi giace nell'inconscio e invece è solo concime), fatti con dei pensieri o degli ideali morti, appunti capelli in quanto sgorgano dalla testa, dalla ragione ma di persone morte, che sono i nostri esempi o punti di riferimento nel passato venuti meno (spesso da parte dei nostri genitori). Dunque descrizione perfetta dell'essere e dell'agire dell'inconscio, il tutto in questo muoversi danzante di Baba Jaga.



LA CASA DI BABA JAGA, L'INTIMO DELLA NOSTRA INTIMITÀ
La casa è archetipo di stabilità dell'Io, del calore della nostra intimità, del raccoglimento dove anima e corpo si uniscono in pace ed armonia. E' il luogo dove abita la nostra essenza. Intimor intimo meo .... cioè la parte più intima della nostra intimità. E' il cuore dell'anima, l'anima della nostra stessa anima, la casa di Baba Jaga, del nostro istinto più naturale, selvaggio, femmineo, stregato. I simboli nella Fiaba sono davvero speciali (tra parentesi le mie decodificazioni): "Ancora più strana era la casa della Baba Jaga. Posava su una zampa di gallina (è la zampa del dubbio che scava per terra, nella ragione, in cerca di cibo o certezze), camminava da sola (dentro di noi sempre è in movimento l'anima, si muove sempre, è trascendentale) e qualche volta volteggiava come una ballerina in estasi (simbolo perfetto della nostra ricerca costante di certezze assolute, cioè ultraterrene). Le maniglie delle porte e delle finestre erano fatte con dita umane di mani e di piedi (le dita sono simbolo delle nostre azioni, la chiave dove aggrapparci al mondo reale) e il chiavistello era un grugno di denti appuntiti (i denti sono la presa di coscienza, l'unico ingresso verso l'intuizione)". Architettura quindi più che perfetta per un inconscio che alberga la nostra più profonda imperfezione, appunto perchè da essa sorge il potenziale e il moto della nostra continua realizzazione nel progredire.



ALLE SOGLIE DELL'ANIMA
E' davvero affascinante la descrizione che la bambola dà a Vassilissa delle prove a cui dovrà sottoporsi, almeno le più importante per fuggire: "Vassillissa consultò la bambola e lei le rispose che quella era la casa che cercava ed aggiunse: "là dove andrai ci sarà una betulla che vorrà graffiarti sugli occhi: tu legala con un nastrino; ci sarà un portone che cigolerà e vorrà sbatterti in faccia: tu versagli un pò d'olio sui cardini, ci saranno dei cani che vorranno morderti: tu getta loro del pane; e un gatto vorrà cavarti gli occhi: tu dagli un pò di prosciutto"... Spesso nel periodo in cui ci addentriamo nel nostro inconscio tutte le persone hanno più o meno questi stessi sogni ricorrenti: non riuscire ad aprire gli occhi, non riuscire a correre con le gambe pesanti, essere rincorsi e perseguitati da un animali che ti azzanna... ecco proprio la betulla sugli occhi, il cane che ti morde, la porta che non si apre... giusto gli avvertimenti della bambola. Sono tutti sogni che rivelano lo stato psichico di chi cerca di entrare nell'inconscio e si sente bloccato dal suo lato misterioso, impenetrabile, contrastante. Sono i sogni dello scontro tra il nostro lato selvaggio e quello razionale che vuole comprenderlo.

L'AMORE UN FUOCO CHE BRUCIA SE ESAGERATO, CONGELA SE ASSENTE. 
E d'improvviso la Baba Jaga nel suo mortaio calò su Vassillissa urlandole: "Cosa vuoi?". La fanciulla tremava: "Nonna, sono venuta per il fuoco…ho bisogno di fuoco". Baba Jaga la minacciò: "Non potrò darti il fuoco finchè non avrai fatto del lavoro per me. Se adempirai questi compiti per me, avrai il fuoco. Se no…". E Vassillissa vide gli occhi della Baba Jaga trasformarsi in braci ardenti. "Se no, cara bambina, morirai". Il fuoco come abbiamo visto è quello dell'amore, una fiamma con e senza la quale è difficile vivere, anzi a volte impossibile. Vassilissa la chiama "nonna" per esorcizzare con la familiarità il pericolo: questo è l'incontro con la nostra morte interiore; per istinto noi tutti evitiamo questo incontro con la strega dei nostri inferi, per questo Baba Jaga si dimostra ostile, dura, minacciosa, crudele, prepotente, superba... lei è il riflesso del male che ognuno di noi porta con sè, male in quanto non affrontato e sconosciuto, ma è la fonte potenziale del nostro più grande bene.



LA FAME SPIRITUALE E' INFINITA
Il nostro cuore è fatto di assoluto, lo dimostra la nostra noia continua quando siamo sempre sazi delle cose materiali che una volta avute diventano TUTTE scontate... è un richiamo trascendentale di infinito. Questa fame è la prima cosa che scopriamo nella via spirituale, la prima richiesta infatti di Baba Jaga a Vassilissa: "La Baba Jaga ordinò a Vassillissa diportarle quello che stava cuocendo nel forno. Nel forno c'era cibo per dieci persone e la Baba Jaga lo mangiò tutto, lasciando una piccola crosta e un cucchiaio di minestra per Vassillissa". Infatti, l'anima ci ciba di infinito, dieci volte di più della quantità materiale che aspetta a Vassilissa, perchè le cose materiali sono tutte finite, passano, finiscono, non colmano l'animo umano. Siamo mendicanti di assoluto e non saremo mai sazi se non troviamo un essenza infinita che ci possa mitigare questa fame di eterno. La materia per quanto abbondante non ne ha questa qualità, soltanto le cose spirituali possono darci questi tocchi di sazietà continua.

L'ARCHETIPO DELLA DOMESTICA DI CASA
Tenere in ordine una casa è lodevole eppure per tanti vien visto se imposto come qualcosa di umiliante. Perchè? Se la casa raffigura l'anima è ovvio che tenere in ordine l'anima è da pochi, per cui dover dire a qualcuno di ordinare casa o persino la stanza è indirettamente un modo di dire psicologicamente alla persona di non avere la coscienza se non a posto, almeno non cosciente di chi sei. Ecco perchè tanti o si arrabbiano quando gli vien chiesto questa faccenda oppure non la gradiscono. Ma è un compito imprescindibile per chi vuole entrare nel proprio intimo, nella casa di Baba Jaga: "Lavami i vestiti, scopa il cortile e la casa, e separa il grano buono da quello cattivo e vedi che tutto sia in ordine. Se quando torno non avrai finito sarai tu il mio banchetto". Fate caso quando una persona è maniaca della pulizia e dell'rodine, spesso è una compensazione psichica, perchè non riescono a mettere a posto (accettazione) o in ordine (consapevolezza) pensieri, passioni, brutti ricordi, fallimenti. I più maniaci della pulizia (attenzione non parlo del buon gusto di chi vuole la sana pulizia, ma gli eccessi psicotici) hanno sempre qualche macchia interiore con cui non hanno fatto ancora i conti puliti!


LA VOCE DEL BAMBINO CHE GIOCA DENTRO DI NOI

I meandri bui e tortuosi della psiche umana sono terribile come lo è la sembianza di Baba Jaga, inoltrarsi nelle sue profondità richiede un lavoro atroce, enorme, esaustivo che superano le forze di Vassilissa, lei sa che da sola non ce la farebbe a compiere tutte le faccende domestiche che la Strega le impone: cioè la ragione da sola non riuscirebbe a trovare un senso da sola ai suoi traumi, delusioni, colpe, paure, perciò viene in aiuto la bambola: l'intuito materno, l'eredità dell'istinto selvaggio: "La bambola rassicurò Vassillissa che ce l'avrebbe fatta, le disse di mangiare qualcosa e di andare a dormire. Al mattino la bambola aveva fatto tutto, e non restava che preparare il pasto". Ecco la pace del saggio: mangia e dorme, poi ci pensa nel sonno il potere della bambola, nei sogni coglie il senso, il significato, lavora con l'inconscio e porta a termine le faccende dell'anima domestica.




LA FORTUNA DI AVERE UN ANIMA SVEGLIA

"Sei una ragazza molto fortunata. In quel mucchio di sporcizia ci sono molti semi di papavero. Per domattina voglio una pila di semi di papavero e una pila di sporcizia, ben separati". La prova del discernimento è tipica soltanto dei saggi, di coloro che possiedono la consapevolezza, che sanno distinguere il bene del papavero al male della sporcizia. Vassilissa compie queste prove sempre con l'aiuto della bambola, l'eredita dell'intuito femmineo lasciatole dalla madre. Ecco l'importanza di donare ai nostri figli la sapienza, la capacità di scrutare, valutare, discernere, confrontare ogni situazione, emozione, idea.



L'INNOCENZA NON SI PERDE, SI SMARRISCE
L'innocenza dell'anima è la sua trasparenza assoluta a cogliere l'infinito, non è essere creduloni, il bambino crede a tutto per mancanza di conoscenza, quindi lui perde l'ignoranza man mano che cresce, la l'innocenza è ben diversa, è la purezza dell'intenzione con cui si fanno le cose, senza secondi fini, solo per il piacere di farli e viverli. Per la Bambola di Vassilissa fare le faccende domestiche è un gioco, per Vassilissa sarebbe stato un lavoro oneroso e pesante. Vassilissa per questo dorme: è la pace del sonno, dell'anima. La bambola pulisce, cioè scopri che lo sporco in te non è una colpa, ma sono le tracce che lasciano le esperienze, il crescere, i contrasti, vissuti mali, in questo modo la bambola (innocenza) ti libera dal peso mortale della coscienza stregata dalla colpa.

CHI CAPISCE PATISCE

- Vassilissa: "Posso farti qualche domanda, nonna?". - - Baba Jaga: "Domanda pure, ma ricordati che troppo saprai, presto invecchierai".
Poco se ne parla della sindrome del saggio, perchè lui in quanto saggio, appunto, sa reggere il suo peso e non lo fa sentire agli altri: è la tristezza della coscienza, del capire fino in fondo tante crudeltà, di sapere come andranno a finire tante cose persino brutte e non poterci fare null'altro che lasciare che la natura faccia il suo corso. Più si capisce la realtà, è ovvio che più questa in qualche modo ti si rivela assurda e ti delude, ti senti vecchio anche se tu dovessi avere 40 anni, una parte dentro di te ormai si sente il peso dell'esistenza, ne provi anche 80 di anni. Ma se sei in pace con te stesso, la morte è ormai un ombra che non ti spaventa anzi ti protegge dal calore scottante delle assurdità quotidiane dei fallimenti esistenziali. Per questo le persone mature sono pacate e gli anziani saggi sono pacifici e dolci. Solo alla fine della Fiaba Vassilissa scopre questo lato sereno e delicato di Baba Jaga, della nonna confidenziale.

 I TRE CAVALIERI (© Arianna Papini)

Vassillissa chiese dell'uomo bianco sul cavallo bianco. "Quello è il mio giorno", rispose la Baba Jaga intenerita. "E l'uomo in rosso sul cavallo rosso?". "Oh, quello è il mio sole nascente". "E l'uomo sul cavallo nero?". "Quello è il terzo, ed è la mia notte. Il simbolo del cavaliere è più spiritualizzato e connesso al mondo delle idee (idee di sé, idee del mondo) all'osservanza di valori che divengono norme con cui confrontarsi fino all'esaurimento. In quanto al servizio di Baba Jaga, ben possono rappresentare le potenzialità dell'anima: il bianco della ragione, la chiarezza, il rosso del cuore, il sentimento, e il nero della consapevolezza, il buio del'inconscio dove tutto si rivela, perchè solo nelle tenebre splende la luce. Questo trio di cavalli sono anche un simbolo alchimista sul ciclo della vita interiore : alba-giorno e tramonto-notte, sono espressioni della nascita, crescita e morte della vita.
In alchimia le fasi di NIGREDO (la fase di disgregazione dell'ego, detta anche "dissociazione dei misti" i misti sarebbero i vari io del piccolo ego, i vari componenti in questa fase si distrugge l'ego attraverso la osservazione), ALBEDO (si arriva ad un punto dove controlli in qualche modo la personalità ma è un controllo ancora di natura inferiore, c'è l'osservatore che prende potenza e mette in ordine la casa ma se non fai gli esercizi di ricordo di sè se al posto delle sostanze disgregate non aggreghi un qualcosa di nuovo ti trovi in qualche modo in una "terra di mezzo" e qui si rischia di abbandonarsi alla follia, nei meandri del subconscio e quindi spesso il sopraggiungere della schizofrenia. C'è anche un altro rischio, quello di proseguire il lavoro interiore per fini egoistici e quindi il sentiero della mano sinistra verso le forze del male e non quello della mano destra verso l'uno) e infine RUBEDO (dove finalmente dopo che le prime due fasi procedono parallelamente si arriva all'identificazione con l'anima).

NON PUOI COGLIERE IL MISTERO INFINITO FINCHÉ TU NON SIA INFINITO
Noi abbiamo una conoscenza limitata della realtà, sapere che esiste l'infinito è già oltre la nostra portata, ma molti sciocchi si ostinano anzi persino si vantano di sapere tutto, di avere una risposta per tutto, di conoscere i misteri del creato nei minimi particolari, in quel modo vanno verso la chiusura e chiarezza della verità. Provate a voler sapere tutto su di una persona, la potresti ridurre alla frustrazione; pensate a quelli che si ostinano a voler sapete tutto dell'amato, lo prosciugano perchè quando non sanno altro non resta che inventarsene ne di cose false... Il saggio sa di non sapere tutto, sa che è più quello che ignora. Ecco l'ultima domanda che la strega Baba Jaga fa a Vassilissa: "Vieni qui, vuoi farmi altre domande?", le disse con tono suadente. Vassillissa stava per chiederle di quelle strane mani, ma la bambola cominciò ad agitarsi nella tasca e allora disse: "No nonna. Come tu stessa hai detto, troppo saprai, presto invecchierai".


LE PROVE INTERIORI SONO LA CERTEZZA CHE HAI LE CAPACITA PSICHICHE PER SUPERARLE.
A livello psichico tu non dovresti avere mai una prova superiore alle tue forze razionali, per questo l'inconscio spesso fa di ammortizzatore e stai a soffrire finchè non comprendi la ragione; ovvio altrimenti si andrebbe fuori testa, come capita a tanti che non reggono il peso di un emozione, di una colpa, di un trauma, di un dolore. Vassilissa è stata forgiata quindi è l'ora della prova. La prova per il saggio è il momento di dimostrare quello che si è, non è una disgrazia come si pensa comunemente, ma l'opportunità di dimostrare a se stessi che si è pronti. La fiaba per ciò prosegue così: "Domani puoi andartene, ma prima un ultima missione, fare il filato, prendi il tuo fuoco e portatelo a casa", dicendo così le dette un teschio dagli occhi ardenti e lo infilò su un bastone. Il filato è il reso conto, la ragione, il perchè del tutto.


IL TESCHIO, TROFEO SULLA MORTE
Dopo aver vinto la sua morte interiore, Vassilissa ottiene il teschio e il fuoco, simboli dell'amore che è più forte della morte. La prima cosa a cui istintivamente si pensa guardando un teschio è sicuramente la Morte e di questa, il teschio, ne è universalmente il simbolo. Ai giorni nostri viene utilizzato per segnalare ad esempio il pericolo di avvelenamento. Gli eserciti lo usano con uno scopo intimidatorio e molte bande gruppi slogan e persone lo usano associato al concetto di coraggio e segretezza.


L'AMORE CHE VA OLTRE LA MORTE

Secondo la saggezza occulta, quando contempliamo la morte guardiamo in profondità dentro di noi. “Riflettendo” in questa maniera è possibile trovare un tesoro nascosto dentro di noi, la vita eterna, che antiche civiltà rappresentavano con il teschio: occhi ormai spalancati di abisso, bocca aperta per non tacere nessuna verità, orecchie sfondate al silenzio eterno, se in più questo teschio diventa un faro, una lanterna, dentro cui vi giace il fuoco di Baba Jaga, allora è simbolo perfetto della risurrezione, del trionfo dell'amore sulla morte. Il fatto che sia incastonato su di una bastone è simbolo di regalità, uno scettro, il bastone è forza per la vecchiaia e nessun altra forza più potente di questa luce della consapevolezza e dell'amore per l'anima. Con questa potenza in mano Vassilissa può adesso attraversare il bosco della vita irto di insidie con massima sicurezza.


BABA JAGA NON PUÒ DARE TREGUA
La nostra Strega psichica non ci darà mai pace, nel senso che interiormente ci incalzerà sempre, ma una volta conosciuta questa dimensione si capisce che è un istinto alla crescita, ad andare oltre, non permette che ci annidiamo nelle comuni convinzioni, ci incita sempre alla ricerca. Vassilissa ha imparato i trucchi e ha il potere del fuoco, adesso deve scappare. Guai a cadere nella tentazione di voler rimanere nella casa di Baba Jaga (moltissimi lo fanno, sicuri di se stessi pensano che sono arriva, che sono perfetti, che sanno tutto, nel vangelo si dice che Pietro voleva fare delle tende e rimanere sul monte Tabor, il monte degli illuminati). Allora Baba Jaga parte all'attacco: Ecco che la bambina si siede al telaio, mentre la Baba jaga esce e dice alla sua aiutante: "Và, scalda il bagno e lava la mia nipotina, ma bada di farlo per benino: me la voglio mangiare per colazione".

NON C'E TREGUA NELLA PACE DELLO SPIRITO
La pace dell'anima non è uno stato assoluto, statico, finito, va mantenuto, nella dimensione spirituale in quanto infinita nessuno può dirsi arrivato, per questo nel racconto si precisa che non si deve mai smettere di filare (ragionare), mai bruciare più legna di quanta sia necessaria (cioè ogni cosa a suo tempo, non si matura accelerando le stagioni) e raccogliendo l'acqua col setaccio , vale a dire prendere con umiltà solo il necessario, tutto il superfluo è solo un peso aggravante nella vita. Questo è il significato del brano seguente: La bambina se ne resta seduta più morta che viva, tutta spaventata, e prega l'aiutante: "Non accendere più legna dell'acqua che versi, e l'acqua portala con un setaccio", e le regalò un fazzoletto. La baba jaga aspetta; poi va alla finestra e domanda: "Stai filando, nipotina, stai filando mia piccina?" "Sto filando, cara zia, sto filando". Dunque perseveranza, tranquillità ed umiltà ecco i tre grandi perni su cui dare inizio alla fuga dalla casa della Baba Jaga.

L'ISTINTO SELVAGGIO CONOSCE LA VIA
La persona che raggiunge davvero la consapevolezza , l'illuminazione interiore, la cosiddetta santità, la maturità umana, deve darne poi prova nel modo in cui riesce a liberarsi dal suo mondo interiore fatto di colpe, traumi, rimorsi, paure, insomma del suo istinto animale e selvaggio, senza distruggerlo. Di nuovo Vassilissa ci dimostra quanto sia opportuno metter in contatto con la nostra parte animale e perciò parla col gatto, pur domestico sa la via d'uscita dalla casa verso il mondo della giungla: La Baba jaga si allontanò e la bambina diede il prosciutto (cibo, ascolto, valore) al gatto (dimensione animale e selvaggia) e gli chiese: "Non si può fuggire di qui in qualche modo?" "Eccoti un pettinino e un asciugamano" dice il gatto, "prendili e scappa; la Baba jaga ti inseguirà (il male ci persegue sempre, questa volta non per catturarci ma per farci progredire, questo è un altro modo di corre oltre), ma tu poggia l'orecchio a terra (l'ascolto verso l'inconscio) e appena senti che s'avvicina, getta via prima l'asciugamano: nascerà un fiume, largo largo (l'acqua è segno di vita, solo nel perdono si annegano veramente i sensi di colpa, traumi, rimorsi, pene, delusioni); se la Baba jaga riuscirà ad attraversarlo e ricomincerà ad inseguirti, tu poggia di nuovo l'orecchio al suolo (mai abbandonare l'ascolto dell'intuito verso interiore) e, quando senti che s' avvicina, getta il pettinino: nascerà un bosco, fitto fitto (sono le ragioni del pensiero, si pettinano come peli sulla testa, è un immagine simbolica del buon senso tra i pensiero , come i veri sentieri tra il bosco); quello non potrà oltrepassarlo davvero!"

NELLA FUGA NATURALE LA NATURA TI PROTEGGE
Il racconto prosegue: "La bambina fuggì: i cani la volevano sbranare ( i sensi di colpa), ma essa gettò loro il pane (comprensione), e quelli la lasciarono passare; il portone (il ricordo del passato) voleva sbattere e chiudersi, ma essa gli versò un pò d'olio (ragionevolezza) sui cardini, e quello la lasciò passare; la betulla (chiaroveggenza) voleva strapparle gli occhi, ma la bambina la legò con un nastrino (umiltà), e quella la lasciò andare"... Come possiamo vedere i simboli sono meravigliosi, l'anima che esce libera da se stessa trova aiuto nella sua stessa natura: i rimorsi dei cani non la feriscono, il rumore dei ricordi arrugginiti nei cardini non bloccano le porte della sua via e le alte betulle, cioè la nuova visione di sapienza, non annebbiano la sua umiltà, ma resta calma e serena.


LEGATI ALLA SCIOLTEZZA DELL'ANIMA LIBERA


... Vassillissa corse a casa, seguendo il percorso che la bambola le indicava. Era notte, e Vassillissa attraversò la foresta ... I lati bui della nostra psiche sono terribili come lo è Baba jaga. E' la bambola che ci guida, immagine di quell'infanzia ormai ritrovata, i sensi di colpa non ci legano, ma ormai compresi legano il potere della strega che per quanto ci rincorre non potrà raggiungerci: l'anima che si scopre amata si libera dal peso dell'esistenza, può finalmente tornare a casa (cioè la propria anima, essere se stessa) e fare i conti con il male: sorellastre e matrigna che non si aspettano più il ritorno trionfante di Vassilissa.





SE TI CURI DEI TUOI MALI DIVENTERANNO I TUOI ALLEATI 


Il racconto descrive come la strega (la parte psichica ferita) non ha più potere su di noi soltanto qualora noi dedichiamo cura alle sue forze inconsce (riflessione, perdono, comprensione, accettazione... sono tutte le qualità con cui Vassilissa rende amici le forze crudeli di Baba Jaga)... La Baba Jaga si scagliò contro i cani, il portone la betulla e l'aiutante, e giù a picchiare e a sgridare tutti! I cani le dicono: "Ti serviamo da tanto tempo e non ci hai mai dato neppure una crosta bruciacchiata; lei invece ci ha dato il pane!". La betulla dice: "È tanto che ti servo, e non mi hai legata neppure con un filo; lei invece mi ha ornata con un nastrino". L'aiutante dice: "Ti ho servita per tanto tempo, e tu non mi hai regalato nemmeno uno straccio; lei, invece, mi ha regalato un fazzoletto".




LA SERENITÀ VITALE CHE DONA LA CONSAPEVOLEZZA DELLA MORTE

L'anima che ha vissuto con consapevolezza la sua morte interiore, che ha saputo risorgere dalle proprie ceneri, che ha quindi conquistato il teschio di fuoco (simbolo dell'amore che consuma la vita senza stingerla) diventa serena, pacifica, semplice e tenera, basterà uno sguardo a questo teschio per non avere più paura e riacquistare la calma, come dice il racconto: "Era notte, e Vassillissa attraversò la foresta con il teschio sul bastone, con il fuoco che usciva dall'orecchio, dall'occhio, dal naso e dalla bocca del teschio. D'improvviso provò paura di quella luce fantastica e pensò di gettarlo, ma il teschio le parlò e la invitò a calmarsi e proseguire".




QUANDO L'UNIVERSO DIVENTA IL TUO FOCOLARE PUOI TORNARE A CASA TUA 

Vi ricordate della matrigna e le sorellastre di Vassilissa? Erano l'ombra della famiglia mancata e mancante, rappresentava i falsi valori che spesso ci fanno crescere nella dimenticanza di se stessi. Loro si erano quasi dimenticate di Vassilissa, come molti dimenticano la loro anima, ma quando lo spirito trionfante ritorna spazza via questi condizionamenti e stati d'animo malevoli: La matrigna e le sorellastre si avvicinarono alla finestra e videro una strana luce danzante nei boschi. Sempre più si avvicinava. Vassillissa si avvicinava sempre di più e quando la matrigna e le sorellastre la riconobbero le corsero incontro e le dissero che non avevano avuto più fuoco da quando se n'era andata. Vassillissa entrò in casa con un senso di trionfo. Ma il teschio sul bastone osservava ogni mossa delle sorellastre e della matrigna, e la mattina dopo aveva bruciato e ridotto in cenere il malvagio terzetto.



Nessun commento:

Posta un commento