SE NON DIVENTERETE COME I BAMBINI (presenti nel presente, qui ed ora), NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI (la consapevolezza) - Gesù di Nazareth -

LA BELLA E LA BESTIA


LA BELLA E\O LA BESTIA

Non sono belli i tuoi occhi
perchè chiari verdi o blù,
ma perchè sanno vedere belle
le cose vere dietro le apparenze... 
Quanto brutta potrebbe essere
quella tua bellezza superficiale
se a fior di pelle non hai un anima
che sappia con tenerezza addomesticare
l'istinto grezzo dell'anima umana.








IL PADRE, UN RICCO MERCANTE
In moltissime fiabe ricorre sempre questo archetipo del Padre vedovo con delle figlie e così inizia la nostra fiaba della Bella e la Bestia: "Un ricco mercante viveva in una città insieme alle sue tre figlie". Questo uomo che è l'ombra del passato di ognuno di noi si può decodificare su tre livelli:
1. IL PADRE, colui che ci dà la ragione di vivere, il sostentamento quindi la forza e la sicurezza, questa sarebbe la sua vera ricchezza e non soltanto quella materiale di cui tutti vorrebbero il patrimonio.
2. LA LEGGE ETICA SOCIALE, la forza governante che dirige manipola istruisce o distrugge, è basata tutta sul potere economico purtroppo, non dà altro ai suoi figli cittadini, soltanto illusioni di potere e sogni di benessere materiale fugare e futile.
3. LA PATERNITÀ PSICOLOGICA, questa capacità innata che sia uomini che donne abbiamo nella nostra anima spirito e psiche, quella capace di ragionare decidere risolvere intraprendere seminare agire.


LE TRE FIGLIE DEL MERCANTE
Sono molte le fiabe che riportano questa triade: le 3 grazie, le tre figlie dove cenerentola è l'ultima e adottiva, mentre in questa fiaba il ricco mercante aveva 3 figlie: "Due erano presuntuose e vanitose, mentre la più giovane, che per la sua avvenenza avevano chiamato Bella, era umile e pura di cuore".
Il più delle volte rappresentano le potenzialità della nostra vita interiore, le qualità psichiche (mente cuore e spirito). Quasi sempre le prime due sono sciocche: si lasciano sedurre dalle apparenze, sono spesso vanitose, come disse la fiaba: "Tutte e tre le fanciulle potevano vantare un gran numero di pretendenti, ma mentre le prime due, che desideravano sposarsi con un nobile, rifiutavano tutti i giovani indistintamente, Bella si intratteneva con loro in amabile conversazione, prima di rifiutarli con gentilezza". Inizialmente mente e cuore si lasciano tentare dalla superficialità, le ricchezze quindi i falsi pretendenti, solo Bella, cioè l'anima lo spirito conserva in sè il dono della saggezza innata.

SOLO L'ANIMA SELVAGGIA, LA BELLA, SA VIVERE NELLA RICCA POVERTÀ DELLA SUA NATURA 
Prosegue la fiaba: " Un giorno il mercante perse improvvisamente tutte le sue ricchezze e da quel momento più nessun pretendente fu visto avvicinarsi alle fanciulle, se non talvolta a Bella, la quale comunque continuò a rifiutarli dolcemente". I pretendenti della bellezza esteriore, delle ricchezze, dei soldi, delle apparenze, tutti scompaiono quando tu sei nudo povero misero, quando di te non rimane altro che quello che sei: un ANIMA BELLA.



 BELLA PERCHÉ NATURALE 


"Il mercante chiese alle figlie se desideravano qualcosa in dono. Pensando che la fortuna stesse tornando a sorridergli, le due figlie maggiori domandarono gioielli e vestiti sfarzosi. Bella, invece, si accontentò di chiedere una rosa". Ecco l'anima Bella è in armonia con la natura, non chiede altro che essere se stessa donde il simbolo della rosa: il frutto, archetipo di maturità, di fertilità, di sessualità. Le persone sciocche come le altre due sorelle si rendono belle artificialmente, con le cose, i gioielli, i conti in banca, i titoli di studio... tutte cose contro la natura dell'essere e solo a favore dell'apparire (non essere).


 
LA NOSTRA SETE DI ASSOLUTO DISSETATA CON LE COSE EFFIMERE


Prosegue la fiaba: "Arrivato in città, il mercante scoprì che il carico della nave era stato venduto per pagare i suoi debiti e, pertanto, non ebbe più nemmeno un soldo per comprare alle figlie ciò che aveva loro promesso. Triste e sconsolato, fece ritorno a casa, ma durante il cammino fu sorpreso da una bufera di neve nel mezzo di un bosco e così fu costretto a cercare rifugio in un enorme castello apparentemente abbandonato".
Quando la tua forza interiore cerca le sue risorse nel mondo esteriore (la nave di carico = il materialismo) non ti rimane che pagare i debiti: la noia , la depressione, la nausea di tutto e tutti ed ecco il simbolo della bufera di neve,il freddo del'esistenza che ti costringe a trovare riparo nel tuo castello (l'anima) apparentemente abbandonato.


IL CASTELLO DELL'ANIMA
Prosegue la fiaba: "Un enorme castello apparentemente abbandonato. Ma entrando si accorse che esso era pulito e ben arredato, ma stranamente non riuscì a trovarvi né servi né sentinelle. Uno dei terrazzi si affacciava su un meraviglioso giardino, in cui poté vedere un bel roseto in fiore. Così si ricordò della promessa che aveva fatto alla figlia minore e corse a cercare la rosa più bella".
Il padre smarrito è la nostra capacità di ragionare e discernere addormentata, trova questo castello abbandonato dell'anima, della vita interiore, della spiritualità che molti trascurano eppure dentro c'è tutto: ordine, mobili, arredamenti non ci sono servi o sentinelle perchè quelle sono le virtù addormentate di cui molti non sanno di avere e farne uso. Ma il giardino del cuore con la sensibilità di voler sempre l'assoluto, quel fiore amato della Bella, c'è sempre.
 

IL FIORE PROIBITO
Uno degli archetipi più famigliari nelle fiabe è il FIORE proibito, un oggetto prediletto spesso custodito in un giardino chiuso e pregiato. Lo sapevate che il fiore è l'organo sessuale delle piante? Donare un fiore ad una donna è simbolo di donarli il proprio organo sessuale, dirle che la vorresti nell'intimità. Il fiore è anche simbolo di maturità e fertilità per questo lo si dona anche ai morti in segno di rinascita. La Bella della nostra fiaba vuole un fiore dal padre: vuole l'indipendenza psicologica quindi si sente donna sessualmente e di conseguenza è il momento iniziatico per rendersi indipendente. Ma dovrà affrontare la Bestia, la spina della rosa.

IL PECCATO DI NON CONOSCERE L'ALBERO DELLA CONOSCENZA
Conosciamo assai bene l'albero proibito dell'Eden biblico, ma il frutto proibito ricorre in tantissime fiabe, come in questa della bella e la bestia: "Mentre il Padre di Bella stava per cogliere il fiore, fu sorpreso dal padrone del castello, che era un enorme e terribile bestia, il quale gli rimproverò di aver ricambiato la sua generosa ospitalità con un tentativo di furto e sentenziò che per questo ora meritava la morte. Il mercante tentò di giustificarsi raccontandogli del desiderio della sua bella figlia, ma la bestia non volle sentire ragioni e decise di risparmiargli temporaneamente la vita a patto che al suo posto egli portasse al castello la giovane Bella".
Il Padre di Bella è la bestia non sono altro che la stessa persona a livello psicologico: Il padre in noi che ci deve far crescere ma non riesce a distaccarsi e come una bestia ci ricatta con il suo amore "se mi ami dovresti fare questo o quello"; spesso genitori che da figli rimangono attaccati in maniera morbosa, quindi bestiale. E' anche a livello affettivo il ricatto della passione (il fiore) nel nome dell'amore (Bella), cioè " ti do sesso (il fiore) se mi ami (se mi dai la Bella)". Questo fa del nostro padre psichico una bestia. Le passioni umane inizialmente subisco tutte questo incantesimo: "si narra di un principe trasformato, attraverso una stregoneria, in un animale selvaggio o in un mostro, che viene liberato dall'incantesimo dal bacio e dall'amore di una fanciulla". La bestia non è nata bestia, come l'uomo nato divino deve riscoprire la sua divinità principesca.

LA SACRALITÀ DELLA SESSUALITÀ ANIMALE
Una delle grande deformazioni sessuali è concepire l'amore dei genitori come PURO (la mamma è vergine quindi pura, in lei non c'è spazio per il sesso = la Madonna, che ha un bimbo senza fare sesso, finalmente una figura che non possiamo sporcare, una proiezione della nostra regressione infantile mancata, una falsa compensazione della nostra purezza spirituale mancante), ma prima o poi scopriamo che i genitori hanno una dimensione sessuale e ciò ci fa paura (donde la bestia), per esorcizzare la paura nasce il tabù: non vogliamo vedere in noi la bestia con i suoi istinti puri naturali e selvaggi: il sesso è anche bisogno biologico e non sempre frutto di un sentimento spirituale che semmai nasce dopo aver conosciuto la bestia, ma lo si è blindato dietro un giardino (una morale) rinchiuso dentro un castello (religioso) custodito da una bestia (il senso di colpa assurdo). La Bestia in noi ci ricatta: "Ti dò il fiore, la libertà, il sesso, il divertimento, ma lo devi pagare con la Bellezza, con l'onere religioso, con il senso di colpa, con la sublimazione dell'amore spirituale". La bestia deve essere redenta, amata, vista nel suo intimo e questo sarà il percorso della Bella in tutta la fiaba, come lo è della nostra anima durante tutta la vita.

UN PRINCIPE NERO BESTIALE ALTRO CHE AZZURRO 
Nella fiaba non appare il principe azzurro bensì una bestia, proprio come nella realtà interiore: il meglio si nasconde ed è sempre da scoprire. Ciò che noi chiamiamo bestiale o selvaggio è l'istinto da perfezionare, è il potenziale da scoprire, come il dubbio è il motore della ricerca. Questo incantesimo fa parte dell'essenza naturale: " Una fata travestita da vecchia mendicante offre a un giovane principe una rosa rossa in cambio di un riparo per la notte. Quando lui la allontana maleducatamente per il suo brutto aspetto estetico, lei lo punisce trasformandolo in un'orrenda bestia e tramutando i suoi servi in mobili e altri oggetti domestici". Noi disprezziamo questa vecchia della conoscenza e la sapienza il cui fiore è la maturità, non vediamo che il brutto aspetto perchè guardiamo l'estetica e la superficialità, per questo viviamo solo aggrappati agli oggetti di cui ci serviamo e ne diventiamo schiavi e non principi. Sarà il fiore della Bella (la spiritualità) se viene amato a rompere l'incantesimo.



EREDITIAMO GLI SBAGLI DI CHI CI HA MAL EDUCATI

Disse la fiaba: " Il mercante tornò a casa con una gran pena nel cuore, pensando però che almeno sarebbe riuscito a salutare le sue figlie per l'ultima volta prima di morire. Giunto a destinazione, raccontò l'accaduto alle fanciulle e Bella, resasi conto che la colpa di tale disgrazia era solo sua, si offrì di andare al castello al posto del padre".
Quando il Padre della ragionevolezza vien meno a pagare gli scompensi è la nostra Bella cioè il nostro carattere il nostro temperamento la nostra psiche, è la nostra interiorità a subire l'incomprensione.









L'ANIMA SMARRITA NEL PROPRIO CORPO
Bella si recò al castello insieme al padre, al quale la bestia concesse la libertà, intimandogli di non tornare mai più. Con la giovane, invece, si dimostrò cortese e gentile e le offrì di vivere per sempre nel suo castello, circondata di tutte le ricchezze in suo possesso.
Inizialmente quando entriamo nel castello della nostra anima ci sentiamo persi, smarriti, la meditazione, la preghiera, l'introspezioni sono ardue, aride, difficili, dunque bestiali, siamo sempre tentati di darci come il padre alla libertà del mondo esteriore. Pur sapendo che questa dimensione interiore è sublime ci si sente inizialmente come espatriati, ospiti in casa propria, perchè il castello non è altro che il riflesso di Bella come lo è la nostra anima della nostra personalità più nascosta.



QUANDO L'AMORE DIVORA L'AMANTE


La bestia sta cercando la propria anima, l'amore che lo faccia risorgere ed essere se stesso, Soltanto il coraggio di Bella è la sua salvezza, ma deve imparare a relazionarsi con lei senza divorarla. Spesso quando amiamo l'altro come un bisogno e una fame assoluta lo riduciamo ad oggetto, l'altro vive in funzione nostra e il castello diventa prigionia. Spesso priviamo l'altro della sua libertà nel nome dell'amore, lo rinchiudiamo nei nostri desideri, passioni, potere di dominio attraverso il sesso, l'affetto e persino la devozione. Ma la tristezza della Bella sarà la sconfitta per la bestia che conserva i tratti del Padre Padrone maschilista.





NON ESISTE AMORE SENZA LIBERTÀ
Il grande dilemma dell'amore è l'equilibrio tra il donarsi o darsi a chi si ama e restare liberi, quindi donarsi a chi non ti rende oggetto e prigioniero, il vero amante è lo spazio infinito per sentirsi liberi. Tutti noi siamo alla ricerca di questo PADRE vero, colui che sa crearti spazi infiniti senza condizioni (altrimenti si trasforma in PADRONE quindi in Bestia). Spesso siamo tentati di legare a sè l'altro mediante il dominio economico oppure emotivo, Bella era "circondata di tutte le ricchezze in suo possesso, pensando che così non avrebbe mai potuto desiderare di tornare nella casa paterna", per questo la Bestia vive nella continua paura che l'altro lo lasci appena si renda indipendente o trovi un altro amore.
Lo stesso avviene con Dio: non ci deve comprare la fede con il cielo, con miracoli, altrimenti la sua religione è un castello dorato che ci rende prigionieri di una morale assurda, qui non nascerà mai l'amore ma solo la paura dell'inferno della Bestia .





LO SPECCHIO DELLA COSCIENZA
La bestia regalò alla Bella uno specchio magico, in cui avrebbe potuto in ogni momento vedere la sua famiglia. Dopo qualche mese Bella vide nello specchio magico che suo padre si era ammalato e pregò la bestia di lasciarla andare a casa perché potesse tenergli un po' compagnia.
Nello specchio della Bestia (i nostri difetti, le nostre mancanze, i nostri sogni falliti, le nostre potenzialità nascoste) potremmo contemplare il "padre malato" la nostra forza creatrice. Chi si inoltra nel mondo dell spirito si ammala di nostalgia e malinconia, scopre anche i propri limiti, la parte vulnerabile di sè: la Bestia che deve abbandonare ogni pretesa di autorità.
In amore avviene lo stesso: se non lasci l'altro libero, sarai condannato ad avere nel tuo castello solo un prigioniero senza cuore.


LA BESTIA SI RISPECCHIA
 NELL'INFELICITÀ DI BELLA

Non si può essere felici avendo accanto una persona triste, l'egoismo distrugge l'altro, lo rende oggetto, per quanto abbellito di lusso comodità e ricchezze... La bestia si rivede e si rispecchia nell'infelicità di Bella, si rivede nella malattia del Padre assente: "La bestia alla fine acconsentì, ma la pregò di tornare dopo una settimana, altrimenti sarebbe morto di dolore". Quel che veramente è in gioco per l'uomo è la connessione con la propria anima. Come nel racconto, la Bestia deve lasciare che Bella se ne vada per sapere se ritornerà di sua scelta. Questo comporta rinunciare all'autorità, permettere che venga evidenziata la propria vulnerabilità, anche a rischio di morire come accade alla Bestia.

SE VUOI QUALCUNO ACCANTO A TE, LASCIALO LIBERO

"La Bella esce dal castello, torna a casa e si ritrova in camera sua nella casa del padre, che la accolse con gran gioia, meravigliandosi che fosse ancora viva. Le due sorelle, sposate ma tutt'altro che felici, invidiarono non poco la fortuna della giovane, vedendola in carne ed ossa e per di più agghindata come una regina". Dobbiamo lasciare uscire anche l'anima, che goda del suo corpo, che conosca il mondo e le sue delizie, anche se questo sono malattie per il padre. Un anima spirituale non lo sarà mai tale se non ama anche fino infondo la sua natura fisica materiale, il disprezzo non giova. La persona veramente alluminata sembra non esserlo, è così superiore che sa nascondersi e non far rumore, non è snob nè moralista, anzi a volte potrebbe sembrarci insignificante. Lasciare bella libera vuol dire assumere un ruolo ricettivo, attento, umile, delicato, consentendo al femminile interiore di esistere. Internamente Bella, in quanto anima della Bestia, simbolizza il non-possessivo, la libertà interiore. Per questo la bella trova le sorelle effimere superflue sciocche, ma non le deride, ne prende le distanze e sa quanto allora vale la Bestia, l'istinto primordiale in noi.

IL MODO SBAGLIATO DI AMARE LE BESTIE DI CUORE
C'è chi ama per compassione e finisce per odiare con paura, l'amore di crocerossina che vuole solo guarire l'altro, spinta per solidarietà e filantropia. Sono persone che pensano che il proprio sacrifico possa cambiare il carattere rude spesso violento della Bestia che fingono d'amare... fingono perchè l'amore vero non accetta la distruzione dell'altro. Accettare un difetto non significa chiuderne un occhio e levarsi l'altro, l'accettazione nell'amore va accompagnata dal confronto e se vero l'altro senza bisogno di chiederglielo cambia da sè senza costrizione, se ciò non avviene l'amore è impantanato in remore paura traumi gelosie regressioni e ricatti infantili e ivi muore. L'amore se vero trasforma senza esigere, trascina l'altro senza spingerlo. La Bestia se ne accorge dei bisogni e dei dolori della Bella e sacrifica il suo piacere egoistico lasciandola andare. Il tuo amare redime l'amato solo se non muori definitivamente per lui.


SCOPRI IL TUO LATO OSCURO, VI DIMORA LA LUCE
Prosegue la fiaba: " Tutte le sere la Bestia domandava a Bella se voleva sposarlo, ma la giovane, per non mortificarlo, gli rispondeva che gli voleva bene e che sarebbe stata sempre sua amica ". Ricordiamo che la Bestia era tale perchè non aveva voluto vedere la bellezza di una strega, cioè l'anima libera. Ognuno di noi, come la luna, ha un lato oscuro, stregato, con i suoi limiti razionali, i suoi difetti caratteriali, con le sue mancate sensibilità. Soltanto l'accettazione di sè stessi attraverso l'amore di un altro può guarirci ed aprirci alla luce. Spesso cadiamo come la Bestia nel tranello meschino di ricattare l'altro: "se mi lasci muoio". Questo crea soltanto sensi di colpa nell'altro, ci rende sempre più bestie, quando in realtà a morire è l'anima, l'amore, per questo Bella scappa: l'amore se muore non è mai per cause naturali, bensì perchè non si accetta la sua parte contro natura, l'imperfezione dell'altro che una volta accettato ci marcia sopra e non cambia mai, anzi ti usa nel nome dell'amore come martiri die suoi difetti (non basta quindi l'accettazione, la Bestia deve morire vedendo la sua meschinità). Ma l'atto di rinuncia della Bestia è l'ultimo barlume di luce in questo caos, attraverso quella scintilla l'anima , cioè la Bella, potrà ritrovare la strada di casa e redimere la Bestia: soltanto la bontà fa nascere l'amore e soltanto l'umiltà dell'uno rende forte l'altro.

LA BELLA SCOPRE IL SUO LATO BESTIALE

Il padre senza Bella impazzisce, disse la fiaba che finisce in manicomio. Infatti senza la vita interiore la ragione (il Padre) diventa effimero, superfluo, materialista, pazzo di idiozia. Per salvare il padre lei lascia la Bestia e la Bestia lascia Bella: è un momento di abbandono di tutto e di tutti, spesso persino della vita, sono momenti di morte. Riconoscere che lei potrebbe non apprezzare quest'azione di bontà della Bestia l'avrebbe reso a lei interiormente brutta, proprio come fu stregato il principe per non saper riconoscere nella strega la bontà. Non è quindi la bellezza esteriore ciò che conta alla fine per instaurare un vero rapporto d'amore e di magia, ma è la bellezza interiore quella che spezza l'incantesimo del tempo. Bella capisce quanti sono i suoi nemici: la vecchiaia fisica, le sorelle cioè l'invidia, i suoi antichi pretendenti che vogliono uccidere la bestia: le apparenze sociali e mondane che appena perdi i soldi la bellezza fisica o la fama ti abbandonano. Bella scopre cosa conta nella vita: i valori, i sacrifici, le virtù. Sa che se non si dedica a queste cose per quanto bella fuori, sarà una bestia che muore dentro il castello della sua anima.
 


QUANDO AMI I TUOI LIMITI SCOPRI I CONFINI IN TE ILLIMITATI 
La Bella scopre nella lontananza la bontà della Bestia, quando ci distacchiamo da noi stessi scopriamo che i nostri difetti "bestiali" non sono altro che ingenuità malintese e non comprese . Di fatto gli antichi pretendenti di Bella non credono che lei possa amare la Bestia, per questo capitanati da Gaston si recano al castello per uccidere la Bestia: questo è il momento in cui la società ti disprezza perchè sei diverso, in cui dicono che tu non capisci niente solo perchè non dai più retta a loro, in cui dicono che sei cambiato perchè non fai come a loro piace, ti isolano, ti discriminato, ecco Gaston che colpisce col coltello la Bestia.


QUANDO IL MASCHILE DEVE ESSERE LIBERATO 
Maschile e femminile nelle fiabe sono archetipi delle nostre dimensioni psicologiche. Di solito nelle fiabe le donne sono subordinate e dipendono dalla liberazione del cavaliere, senza il principe azzurro loro sono morte o sempre addormentate. Ciò avviene quando è la parte femminile psichica ad essere prigioniera (la creatività, l'intuizione, la trascendentalità, la sensibilità, la spiritualità). Qui invece è il maschile, la Bestia, che aspetta il bacio di lei, è la parte attiva, la riconoscenza, la ragionevolezza ad essere imprigionata dall'incantesimo. Anche la donna salva, anche la donna spezza incantesimi, anche lei compie un ruolo fondamentale per diventare adulti e realizzati.

L'ARCHETIPO DEL BACIO

In moltissime fiabe il climax o punto massimo arriva con il bacio magico: il bacio di Shrek per Fiona, dei principi della bella addormentata, di Bianca Neve, della Bestia che si trasforma con il bacio della Bella... ecc. Il bacio è vita, si soffia aria spirito nella bocca del'altro, è una parola di verità sigillata con il silenzio di un bacio, è quando corpo ed anima si sposano, è quando cuore e testa vanno d'accordo e rompono incantesimi come traumi, paure, fobie, complessi d'inferiorità, rancori, ignoranza e via dicendo.



LA BELLA E/O LA BESTIA
Un ricco mercante viveva in una città insieme alle sue tre figlie. Due erano presuntuose e vanitose, mentre la più giovane, che per la sua avvenenza avevano chiamato Bella, era umile e pura di cuore. Tutte e tre le fanciulle potevano vantare un gran numero di pretendenti, ma mentre le prime due, che desideravano sposarsi con un nobile, rifiutavano tutti i giovani indistintamente, Bella si intratteneva con loro in amabile conversazione, prima di rifiutarli con gentilezza. Un giorno il mercante perse improvvisamente tutte le sue ricchezze e da quel momento più nessun pretendente fu visto avvicinarsi alle fanciulle, se non talvolta a Bella, la quale comunque continuò a rifiutarli dolcemente. Il mercante, dunque, si trasferì con le sue figlie nelle campagne della provincia, dove vissero per alcuni anni.
Un giorno egli venne a sapere che una delle sue navi mercantili era riuscita ad arrivare in porto, dopo essere scampata alla distruzione dei suoi compatrioti. Così decise di tornare in città per cercare di scoprire se nella nave era rimasto qualcosa di valore. Prima di partire, chiese alle figlie se desideravano qualcosa in dono. Pensando che la fortuna stesse tornando a sorridergli, le due figlie maggiori domandarono gioielli e vestiti sfarzosi. Bella, invece, si accontentò di chiedere una rosa, di quelle che non crescevano nella parte del paese in cui vivevano. Arrivato in città, il mercante scoprì che il carico della nave era stato venduto per pagare i suoi debiti e, pertanto, non ebbe più nemmeno un soldo per comprare alle figlie ciò che aveva loro promesso.
Triste e sconsolato, fece ritorno a casa, ma durante il cammino fu sorpreso da una bufera di neve nel mezzo di un bosco e così fu costretto a cercare rifugio in un enorme castello apparentemente abbandonato. Perlustrando il maestoso maniero, si accorse che esso era pulito e ben arredato, ma stranamente non riuscì a trovarvi né servi né sentinelle. Uno dei terrazzi si affacciava su un meraviglioso giardino, in cui poté vedere un bel roseto in fiore. Così si ricordò della promessa che aveva fatto alla figlia minore e corse a cercare la rosa più bella. Ma mentre stava per coglierla, fu sorpreso dal padrone del castello, che era una enorme e terribile bestia, il quale gli rimproverò di aver ricambiato la sua generosa ospitalità con un tentativo di furto e sentenziò che per questo ora meritava la morte. Il mercante tentò di giustificarsi raccontandogli del desiderio della sua bella figlia, ma la bestia non volle sentire ragioni e decise di risparmiargli temporaneamente la vita a patto che al suo posto egli portasse al castello la giovane, altrimenti sarebbe dovuto ritornare a saldare il suo debito di lì a tre mesi.
Preso un baule colmo di ogni ricchezza che la bestia aveva voluto concedergli, il mercante tornò a casa con una gran pena nel cuore, pensando però che almeno sarebbe riuscito a salutare le sue figlie per l'ultima volta prima di morire. Giunto a destinazione, raccontò l'accaduto alle fanciulle e Bella, resasi conto che la colpa di tale disgrazia era solo sua, si offrì di andare al castello al posto del padre, per la gioia delle sorelle che in un colpo solo si liberarono dell'odiosa rivale e riconquistarono le ricchezze perdute.
Dopo lunghe discussioni, Bella si recò al castello insieme al padre, al quale la bestia concesse la libertà, intimandogli di non tornare mai più. Con la giovane, invece, si dimostrò cortese e gentile e le offrì di vivere per sempre nel suo castello, circondata di tutte le ricchezze in suo possesso, pensando che così non avrebbe mai potuto desiderare di tornare nella casa paterna. Le regalò anche uno specchio magico, in cui avrebbe potuto in ogni momento vedere la sua famiglia. Tutte le sere domandava a Bella se voleva sposarlo, ma la giovane, per non mortificarlo, gli rispondeva che gli voleva bene e che sarebbe stata sempre sua amica.
Dopo qualche mese Bella vide nello specchio magico che suo padre si era ammalato e pregò la bestia di lasciarla andare a casa perché potesse tenergli un po' compagnia. La bestia alla fine acconsentì, ma la pregò di tornare dopo una settimana, altrimenti sarebbe morto di dolore. Il giorno seguente, al risveglio, Bella si ritrovò in camera sua nella casa del padre, che la accolse con gran gioia, meravigliandosi che fosse ancora viva. Le due sorelle, sposate ma tutt'altro che felici, invidiarono non poco la fortuna della giovane, vedendola in carne e ossa e per di più agghindata come una regina. Così cominciarono a tramar vendetta: trascorsa una settimana, infatti, le chiesero di restare qualche giorno in più, fingendo di piangere disperate. Commossa, Bella acconsentì, ma cominciò ben presto a sentirsi in colpa per aver infranto la sua promessa con la bestia.
Così ritornò al castello, dove trovò la bestia agonizzante di dolore, e lo pregò di non morire perché voleva sposarlo. Appena pronunciate queste parole, la bestia sparì e al suo posto comparve un bellissimo principe, a cui una strega tempo prima aveva fatto un incantesimo, trasformandolo in quell'orribile mostro che Bella aveva conosciuto. La maledizione si sarebbe spezzata solo quando una donna avesse voluto sposarlo. Bella e il principe vissero felici per il resto della loro vita insieme al padre della giovane, mentre le due malvagie sorelle furono trasformate in statue, così che potessero assistere alla felicità altrui finché non si fossero pentite della loro cattiveria.

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